Tra i sassi di Matera nasce il museo della scultura

Non capita di frequente che un museo sia inserito in un ambiente aspro e seducente come quello dei Sassi di Matera. Il Musma (Museo della scultura contemporanea di Matera) – ospitato presso Palazzo Pomarici ed inaugurato di recente – è un magnifico edificio armonicamente inserito entro le ruvide bellezze dei Sassi. E’ stato restaurato e trasformato in una moderna struttura museale che gode dell’inestimabile valore aggiunto di essere inserita in un ambiente unico al mondo. Questa zona infatti è considerata la sede di uno dei primissimi insediamenti umani permanenti, fonte inesauribile di reperti e di studi sul Neolitico e quindi sulle origini del cammino dell’uomo. Non esiste contesto più adatto per valorizzare la dimensione metastorica dell’arte, per attualizzare il rapporto fra “l’antichissimo” ed il “contemporaneo”.
E’ un merito che va riconosciuto a Giuseppe Appella, curatore del Musma, e presidente del comitato scientifico che presiede le scelte del Museo aver assolto il difficile compito di “gestire” collocare ed armonizzare le numerose opere raccolte dal Circolo “La Scaletta”, in occasione delle annuali mostre allestite nelle chiese rupestri della Madonna delle Virtù e di San Nicola dei Greci, dalla prima mostra di Pietro Consagra del 1978 all’ultima del 2006, dedicata ad Alberto Viani. Quest’ultima, che abbiamo avuto la fortuna di visitare poco prima della sua chiusura, ci è parsa particolarmente riuscita e prodiga di suggestioni.

Tornando al Musma, risultato di un’intelligente politica di alleanze portate avanti dal Comune di Matera, da “La Scaletta” e dalla Fondazione Zetema, va detto che le donazioni che hanno reso possibile la sua nascita provengono da famiglie di artisti italiani e stranieri, da privati collezionisti, da critici e da gallerie nazionali ed internazionali. La collezione comprende sculture in vari materiali ma anche disegni, incisioni, gioielli e libri d’arte. Il Museo è inoltre arricchito da una raccolta di monografie e cataloghi resa possibile dalla moglie, Alina Kalczaynska, del celebre editore e collezionista Vanni Sceiwiller (oltre 2.500 volumi donati).

Impossibile fornire per intero l’elenco degli artisti rappresentati. Da Duilio Cambellotti ad Arturo Martini, da Pericle Fazzini a Leoncillo, da Sebastian Matta a Fausto Melotti, da Giacomo Manzù a Piero Manzoni, da Nunzio a Giuseppe Uncini e altri. Spenderemo qualche parola in più per le cose che più ci hanno colpito. Fra queste: la magnifica sala con le opere di Leoncillo donata dalla famiglia Sargentini; l’ambiente fortemente intriso dalle suggestioni plastiche regalateci da un grande scultore prematuramente scomparso, Giacinto Cerone; la raccolta di piccole sculture di Fazzini e le magnifiche opere di Antonietta Raphael. Tra i singoli lavori esposti, quelli che più ci hanno convinto sono firmati dai Nicola Carrino, Tito, Claudio Palmieri, Carlo Lorenzetti, Eliseo Mattiacci, Roberto Almagno, Carl Andre.

Alla fine l’impressione che rimane è quella di un prezioso contenitore, importante come il contenuto. Un esempio raro di come storia, ambiente, spazio e opere plastiche possano integrarsi in una prospettiva unitaria irripetibile (un buon auspicio per la rinascita culturale del Mezzogiorno).