Torture, Amnesty accusa Blair

È un attacco senza precedenti quello che lancerà oggi Amnesty international contro il premier inglese Tony Blair. L’organizzazione per i diritti umani ha infatti annunciato l’intenzione di avviare una campagna di denuncia contro il governo britannico, reo di dare la propria tacita approvazione alla pratica di torture su prigionieri sospettati di terrorismo. Anticipata dal quotidiano The Independent, l’azione prende avvio da alcune maldestre affermazioni di responsabili di governo, che hanno esplicitato quello che ormai non era più un segreto per nessuno: l’allineamento dell’esecutivo Blair all’amministrazione americana di George W. Bush anche rispetto al «trattamento dei detenuti».

Certo, da potenzia minore, il Regno unito non può permettersi di aprire una propria Guantanamo. Ma può certamente avallare prassi che fino a poco tempo fa si fregiava di condannare, come il trasferimento di sospetti terroristi in paesi in cui viene notoriamente e normalmente praticata la tortura.

Un’intenzione affermata esplicitamente da eminenti membri del governo: giovedì scorso, il sottosegretario agli esteri Ian Pearson, durante una seduta della commissione parlamentare per gli affari esteri, ha detto che «informazioni ottenute con la tortura non possono essere ignorate se sono utili a prevenire un attacco terroristico».

Negli ultimi tempi, il governo britannico ha firmato intese ad hoc con Giordania e Libia (e oggi sta negoziando un analogo accordo con l’Algeria) affinché accettino i detenuti che vengono rimpatriati. Una clausola dell’accordo prevede che i paesi firmatari devono impegnarsi a trattare equamente i detenuti che vengono rimandati indietro. Ma i gruppi di tutela dei diritti umani sostengono che gli accordi non valgono la carta su cui sono scritti e che mettono in discussione il bando mondiale sulla tortura. E le stesse affermazioni di Pearson sembrano confermare le preoccupazioni dei membri di questi gruppi.

Anche alcuni parlamentari si sono detti contrari a questi agreement. «Con questi accordi, alcuni paesi possono sentirsi autorizzati a praticare al tortura», ha detto il laburista Mike Gapes, presidente della Commissione esteri. Ma tutto lascia credere che, come è solito fare, Blair andrà dritto per la sua strada e non si curerà delle critiche dei recalcitranti.

E’ proprio per questo che l’organizzazione per la difesa dei diritti umani ha deciso di rompere gli indugi e di scagliarsi contro il governo del paese in cui essa è nata e dove ha il proprio quartier generale. L’escalation impressa dal governo laburista all’erosione dei diritti civili nel Regno unito – con varie misure, fra cui le controverse leggi anti-terrorismo – è una «delle principali minacce ai diritti umani in Occidente», ha detto Kate Allen, direttore della sezione britannica di Amnesty.

Per un’ironia della storia, contro Blair verranno usate le stesse tattiche praticate negli anni `70 e `80 contro le dittature: Amnesty chiederà ai suoi due milioni di iscritti di inviare lettere di protesta a Blair e di costruire una pressione internazionale per ostacolare i piani di deportare i sospetti in paesi che usano la tortura.

La campagna di Amnesty International comincerà oggi con una manifestazione davanti a Downing Street. «Quello che sta accadendo in Gran Bretagna – ha detto Kate Allen – è profondamente scioccante e di una tale portata che ha creato allarme e rabbia fra i militanti per i diritti umani in tutto il mondo».