Tornano i «sans papiers» Governo di nuovo nel mirino

Le sedie di legno chiaro sono legate tra loro come quelle del cinema e i ragazzi, soprattutto africani, ascoltano la radio seduti così, in file regolari. Donne maghrebine, alcune velate, si sono organizzate con sgabelli e panche per potersi mettere una di fronte all’ altra e fare capannello. I passeggini sono vuoti e accostati dove capita. C’ è un gruppo di bambini che si rincorrono, appaiono e scompaiono dalle stanze laterali. Fino a sette mesi fa, questa era una sala d’ attesa con il bigliettino da prendere all’ ingresso e gli impiegati dietro le scrivanie, 13esimo arrondissement parigino, ufficio pubblico per l’ assistenza sociale agli immigrati. Oggi è l’ avamposto della nuova protesta che sfida il governo francese: la battaglia dei sans-papiers contro la legge sull’ immigrazione messa a punto dal ministro degli Interni Nicolas Sarkozy. Il progetto arriverà il 2 maggio all’ Assemblea Nazionale, al rientro dalle ferie pasquali. Ma se anche dovesse passare facilmente in Parlamento, già si preannunciano difficoltà con la piazza. «Appena uscito dalla crisi per il Contratto primo impiego – scriveva ieri Le Monde – il governo si impegna in un nuovo cantiere sensibile». Il principio da cui muove Sarkozy è che «la Francia non ha più i mezzi per accogliere chi la considera un eldorado». All’ idea di «immigrazione subita» va dunque sostituita quella di «immigrazione scelta»: entra solo la forza lavoro qualificata e utile all’ economia del Paese. Da gennaio, contro questa impostazione, si è creato un collettivo che raggruppa 350 associazioni, sindacati e partiti (socialisti compresi): «Uniti contro un’ immigrazione usa e getta». Con il sostegno di quegli stessi studenti che hanno portato in piazza 3 milioni di persone contro il Cpe. Dormono con i sans-papiers, contribuiscono alla colletta per i pasti, decidono insieme quale strategia adottare. Claudia studia sociologia a Jussieu e ieri era «di turno» nell’ ufficio del 13esimo. «E’ simbolico che l’ ingresso in queste stanze sia stato il 18 marzo – spiega – a 10 anni esatti dalle occupazioni delle chiese parigine (di Saint-Ambroise e Saint-Bernard, ndr)». Credete che si possa ripetere la stessa vasta protesta di allora? Djibril Diaby, senegalese, è uno dei portavoce. «E’ questo il nostro obiettivo – dice – e siamo convinti che il movimento stia crescendo perché riceviamo ogni giorno nuove adesioni. E aumentano i sans-papiers che partecipano all’ occupazione: sono ormai 650-700». Tutti preoccupati dalle nuove disposizioni che prevedono, tra l’ altro, regole più rigide per ricongiungimenti familiari e matrimoni misti. E l’ abrogazione del dispositivo che consente la regolarizzazione di chi è in Francia da dieci anni. A Nadia, algerina con due figli, ne mancherebbero solo tre per avere i documenti: «Sono qui da sette anni, ho tirato avanti lavorando in nero. Mi hanno fatto fare le pulizie nei bar di notte, o all’ alba, perché non mi vedessero». In una stanza laterale ci sono altri suoi connazionali, seduti in cerchio, i materassini che serviranno per la notte accostati alle pareti. «Molti di noi si sono ammalati a furia di fare questa vita», racconta un uomo. «Abbiamo sempre paura – aggiunge una ragazza -, è angosciante non avere i documenti in regola, non potersi muovere, non poter andare all’ ospedale. Se ci cacciassero di qui, continueremmo altrove. Non abbiamo più nulla da perdere».