Todorov, illuminismo prossimo venturo

Che senso ha dedicare oggi un’esposizione allo spirito dell’Illuminismo?
«In partenza c’era un’intenzione militante: riportare l’attenzione sui grandi principi del secolo dei Lumi ci sembrava indispensabile in un momento storico segnato dall’11 settembre e dagli attacchi che un certo fanatismo religioso continua a muovere contro la laicità, contro l’uguaglianza fra uomini e donne. Ma non era sufficiente rimanere alla semplice contrapposizione: talvolta l’Illuminismo è stato tradito proprio da coloro che vi si richiamavano».
Quali pezzi di questa eredità avete privilegiato?
«Il primo passo degli Illuministi è la critica alle forme tradizionali di controllo dei comportamenti umani, a partire dalla religione. Il concetto di critica è talmente radicato in questo atteggiamento che oggi criticare l’Illuminismo è il modo migliore di esservi fedeli. La conoscenza si affranca dall’autorità degli antichi e diventa una libera ricerca della verità condotta dalla ragione e sostenuta dall’osservazione.
«Sul piano politico questo porterà a contestare quel potere reale per diritto divino in virtù del quale occorre ubbidire al re o ai nobili semplicemente perché così impone la tradizione. È il popolo sovrano, in altre parole la totalità degli abitanti di un paese, che deve decidere quale strada seguire. Nella sfera personale l’individuo rimane sottoposto esclusivamente alla propria volontà».
Ma il popolo sovrano potrebbe ad esempio decidere di mangiare i più deboli o di uccidere gli anziani perché improduttivi?
«Non è possibile, perché la volontà collettiva è limitata da due grandi principi. Prima di tutto quello di umanità: lo scopo dell’azione sociale non è né di piacere agli dèi né di costruire un avvenire radioso, ma di accrescere il benessere delle persone prese singolarmente. L’essere umano diventa la finalità ultima dell’azione.
«Il secondo principio è quello dell’universalità, che all’interno di un paese si traduce come l’esigenza di uguaglianza. Tutti, ricchi o poveri, intelligenti o no, donne o uomini, abbiamo la stessa dignità. Sul piano internazionale il riconoscimento dell’unità del genere umano coesiste con il riconoscimento del diritto di ogni Stato di scegliere la propria via, e questo implica la rinuncia a imporre il bene con la forza».
Perché lo spirito dei Lumi è nato in Europa ?
«La parola chiave è pluralità. Lo spirito critico è favorito dal confronto con gli stranieri. Descartes è criticato da Newton, il quale a sua volta è criticato da pensatori tedeschi o italiani. Gli Illuministi viaggiavano continuamente. Perseguitati per le loro idee, Voltaire, l’abate Prévost, Rousseau devono andare in Gran Bretagna, da dove nel frattempo arrivano in Francia Bolingbroke, Hume, Sterne. Molti verranno accolti dalla Prussia di Federico II. Questa sorta di circolazione permanente non è casuale: alle persecuzioni nel proprio paese si sfugge diventando stranieri, visitatori, esuli. E scatena una forte emulazione. Se Lavoisier in Francia può spingere le sue ricerche così lontano è perché Priestley ha sviluppato le proprie teorie in Inghilterra. Il filosofo scozzese David Hume si domanda: perché l’Europa è la terra dei Lumi? Perché è il continente più frammentato, mentre la Cina è un impero unificato. La diversità diventa un valore positivo, percepito come costitutivo dell’Europa, e conserva una formidabile attualità per l’Unione Europea, una realizzazione ancora incompiuta del progetto dei Lumi».
Quali altri progetti devono ancora essere portati a termine?
«Le idee dei Lumi sono destinate a rimanere per sempre non realizzate. Anche se si è detto spesso, a torto, che coincidevano con l’idea di progresso. I grandi protagonisti dell’Illuminismo non hanno mai creduto a un progresso automatico e lineare. Nel suo Discorso sull’ineguaglianza Rousseau espone una visione della storia nella quale a ciascun avanzamento in una direzione corrisponde una perdita in un’altra. Le nostre automobili ci trasportano ogni volta più veloci ma con i loro tubi di scappamento ci asfissiano. Questa contraddizione non avrebbe affatto stupito Rousseau. Il più piccolo dei progressi si paga, e spesso salato. L’oscurità non sparirà mai definitivamente.
«Dobbiamo anche sbarazzarci dal cliché di un Illuminismo impegnato a sottoporre tutto alla ragione, a un razionalismo arido in seguito sconfitto dalla scoperta dell’inconscio. I pensatori illuministi sapevano che l’uomo è guidato dalle passioni, ma che la ragione è uno strumento a disposizione di tutti. Per iniziare a dialogare ci serve fare appello a ciò che abbiamo in comune, alla capacità di ragionare, di argomentare. Qui interviene una seconda falsità: i Lumi peccherebbero per troppa astrazione. “L’uomo, signore mio, non l’ho mai incontrato”, ironizzava Joseph de Maistre, nemico giurato della Rivoluzione. Il fatto è che l’Illuminismo ha inventato allo stesso tempo la storia e l’antropologia, due discipline che impongono di riconoscere lo specifico di ogni società. È vero anche che hanno conservato in eredità dalla scuola di diritto naturale l’idea che gli esseri umani, in quanto tali, sono dotati di diritti indipendenti dal regime politico, il luogo o il clima».
Quali sono le figure emblematiche del secolo dei Lumi?
«I visitatori della mostra vengono accolti da due personaggi familiari: Mozart e Rousseau. Il secondo è stato critico dei Lumi e in quanto tale il loro pensatore più profondo. Mozart, le cui opere cantano l’aspirazione all’amore e alla felicità puramente terreni, è una brillante incarnazione dell’Illuminismo. Come del resto pittori come Fragonard, maestro di sensualità, o Chardin, che nella Fontana esprime meglio di lunghi discorsi la dignità degli umili.
«Dodici personaggi inquadrano i sei grandi temi della mostra. Fra gli scienziati abbiamo scelto Benjamin Franklin, americano e autodidatta, a lungo residente in Francia, inventore del parafulmine ma anche scrittore, pedagogista e uomo politico di grande spessore. L’italiano Vico rivendica l’autonomia della storia in nome dell’irriducibilità delle nazioni. Altre figure indispensabili sono lo scozzese Adam Smith e i tedeschi Kant e Goethe».
Possiamo ancora essere guidati dalla loro visione del mondo?
«Sono convinto di sì, come ho cercato di dimostrare in un saggio dal titolo Lo spirito dei Lumi. Rousseau vede i pericoli immensi che pesano sul nostro mondo, ma al tempo stesso crede nella perfettibilità, nella possibilità per ciascuno di noi di trasformarsi facendo lo sforzo necessario. Anche se questa libertà che ci consente di perfezionarci può condurci verso il male.
«Il giurista Beccaria fornisce argomentazioni notevoli contro la tortura e la pena di morte. Oggi queste pratiche non soltanto sussistono nei fatti in molti posti, ma addirittura dopo gli attentati dell’11 settembre si è ritornati a teorizzarle. Come avvenne in Francia ai tempi della guerra in Algeria, qualcuno ha proclamato che nella guerra al terrorismo ogni mezzo è buono per ottenere informazioni. Lo spirito dei Lumi può aiutarci a combattere queste derive spaventose delle grandi democrazie.
«L’Illuminismo è là anche per ricordarci che l’economia non può essere fine a sé stessa, lo sviluppo per lo sviluppo, ma deve collocarsi al servizio degli esseri umani. Una vita politica i cui protagonisti hanno come aspirazione quella di conservare il potere è un altro esempio nefasto di abolizione delle finalità umane. Il requisito di universalità ci indica che in un paese non possono esserci cittadini di prima e di seconda categoria; non si può negare il diritto alla partecipazione democratica a chi viene da fuori o a chi professa una religione diversa. Insomma, lo spirito dei Lumi ha ancora tantissimo da fare nel mondo in cui viviamo».
Eppure anche qualche aspetto poco commendevole della nostra epoca è nato con l’Illuminismo.
«Gli avversari palesi, come l’oscurantismo, sono più facili da combattere. Le insidie maggiori sono quelle che hanno radici comuni alle stesse idee illuministiche. Come lo scientismo, ad esempio. La scienza, che dovrebbe essere uno strumento, a volte sconfina e pretende di dettare le proprie regole alla società. Un’altra deriva avviene quando dall’individuo autonomo dei Lumi si passa all’individuo autosufficiente. Gli esseri umani nascono nel linguaggio, nella cultura, e periscono nell’isolamento. I Lumi non sono nemmeno un elogio edonistico del puro presente. Soltanto gli esseri umani sono dotati di capacità quali la memoria e l’immaginario. Vivere di pure sensazioni è negare l’umano. Infine anche il colonialismo, che usurpò le bandiere dell’Illuminismo per giustificare le proprie conquiste, è stato una perversione».
La trasmissione dell’eredità dei Lumi è fallita?
«Non illudiamoci che le democrazie liberali continuino a esserlo per sempre. Le forze che si oppongono alle idee dell’Illuminismo sono profondamente radicate: la preferenza per la sottomissione anziché per la libertà, la necessità di consolazione, il gusto del potere sono caratteristiche umane esattamente come i valori promossi dai Lumi. Ecco perché ravvivare i principi illuministi diventa una necessità permanente. Nel privato come nella vita pubblica, la pietra tende sempre a rotolare verso l’abisso».

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