Timori per un “trasferimento in massa” della minoranza araba nei territori palestinesi

Nazareth – I media israeliani hanno riferito che, la settimana scorsa, Israele ha messo in scena in segreto un’esercitazione di addestramento per verificare la sua capacità di sedare qualsiasi tipo di disordine civile che potesse originarsi da un accordo di pace con l’Autorità Palestinese che preveda il trasferimento forzato di molti cittadini arabi.

L’esercitazione aveva lo scopo di valutare la preparazione delle unità di difesa civile, polizia, esercito e servizio penitenziario nel contenere disordini su larga scala dovuti alla minoranza araba di Israele in risposta ad un accordo di tal genere.

La possibilità di un trasferimento è il riflesso di una proposta fatta da Avigdor Lieberman, ministro degli esteri di Israele di estrema destra, per ciò che ha definito con il termine di “scambio di popolazione”.

Lieberman propone degli scambi di territori che farebbero entrare di forza nel futuro stato palestinese una gran parte dei cittadini arabi di Israele, un milione e trecentomila, in cambio dell’annessione a Israele della gran parte delle colonie ebraiche presenti nella West Bank. Il progetto è stato ampiamente criticato in quanto rappresenta una violazione del diritto internazionale.

Il mese scorso, egli ha delineato la sua proposta all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Sebbene il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, abbia detto di non essere stato consultato su tale discorso, da lui non è venuta alcuna ammonizione a Lieberman.

L’esercitazione di addestramento ha alimentato i timori all’interno della minoranza araba di Israele che il governo potrebbe nutrire la speranza che esercitando una pressione su Mahmoud Abbas, il presidente dell’Autorità Palestinese, questi potrebbe accettare uno scambio di terre e popolazione come parte dei negoziati di pace sponsorizzati dagli Stati Uniti, che sono in stallo.

Martedì, Dov Chenin, un membro del parlamento israeliano rappresentante la coalizione arabo-ebraica del Partito Comunista, durante un intervento alla Camera ha fatto richiesta al governo di maggiori particolari sull’esercitazione, anche se i funzionari non hanno fornito alcuna risposta immediata.

Chenin ha affermato che l’esercitazione è stato un segnale di quanto Israele stia prendendo “una direzione estremamente pericolosa”.

“Pochi anni fa, solo i partiti di estrema destra parlavano di un trasferimento dei cittadini arabi, mentre ora vediamo che perfino le forze di sicurezza stanno preparando piani concreti per portare a termine un progetto di questo tipo.”

Questa settimana, prima che ci fosse un ulteriore progresso, Netanyahu ha richiesto ai palestinesi di riconoscere Israele come uno Stato Ebraico – una mossa vista dalla minoranza araba come una minaccia al loro status all’interno di Israele. Un portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha fatto riferimento al riconoscimento come “una richiesta fondamentale” e ha comunicato che essa avrebbe il sostegno di Washington.

Haneen Zoubi, un membro arabo del parlamento, ha affermato che l’esercitazione è stata programmata per inviare un “messaggio molto chiaro” alla minoranza araba e ai negoziatori di Abbas.

“Netanyahu sta facendoci sapere che noi non facciamo parte della sua visione del futuro di Israele in quanto stato ebraico e che, se cerchiamo di resistere ai suoi progetti, le nostre proteste verranno accolte con una violenta repressione,” è stata la sua dichiarazione.

“Lui vuole che pure i negoziatori palestinesi capiscano che queste sono le sue richieste minime per un accordo. Non è mosso da alcun interesse per la giustizia per i palestinesi o per la creazione di uno stato vitale.”

I particolari dell’esercitazione durata cinque giorni sono stati riferiti la settimana scorsa sulla stazione radiofonica Voce di Israele da Carmela Menashe, una delle corrispondenti militari più rispettate di Israele.

Secondo il suo rapporto, l’esercitazione ha previsto disordini di ampia portata da parte dei cittadini arabi di Israele, un quinto della popolazione, per cui le forze di sicurezza si sono predisposte a far rispettare i cambiamenti di confine che avrebbero portato alla ricollocazione forzata di molti all’interno di un nuovo stato palestinese.

Nell’operazione, denominata in codice Ordito e Trama, i servizi di sicurezza hanno realizzato un grande centro di detenzione in Galilea, in una zona tra Nazareth e Tiberias, per far fronte ad un numero “senza precedenti” di arresti di cittadini arabi.

L’esercitazione ha previsto un repentino cambio di potere nella West Bank realizzato da Hamas a seguito della firma degli accordi di pace con l’Autorità Palestinese. Nella operazione, le forze di sicurezza hanno dovuto far fronte al lancio di centinaia di razzi su Israele, attacchi terroristici, rivolte carcerarie e breakout.

Mentre Chenin faceva presente le sue preoccupazioni, Lieberman ha aperto un nuovo fronte nei suoi attacchi ai cittadini arabi di Israele, che fanno seguito alle sue ripetute dichiarazioni che mettono in dubbio la loro lealtà nei confronti dello stato. Martedì, mentre stava ricevendo come ospite il ministro degli esteri finlandese, ha lanciato l’accusa a gruppi di cittadini arabi, agli ordini di palestinesi dei territori occupati, di complottare per separarsi dallo stato.

Egli ha dichiarato: “I palestinesi tenteranno, tramite vari gruppi tra gli arabo-israeliani, di ribaltare la legittimità di Israele in quanto stato Ebraico e si daranno da fare per creare diverse aree autonome all’interno dello stato.”

Aluf Benn, un importante editorialista del quotidiano Ha’aretz, ieri ha scritto che Netanyahu si stava “nascondendo dietro” Lieberman e che il primo ministro era il “vero istigatore” dell’ondata di politiche anti-arabe e delle leggi che venivano promulgate dal governo.

Domenica, il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che avrebbe richiesto un giuramento di fedeltà ai non-ebrei richiedenti la cittadinanza.

Sul quotidiano Yediot Ahronoth, Ahmed Tibi, un membro arabo della Knesset, ha accusato Netanyahu di essere dietro al piano di una “graduale pulizia etnica – con l’allontanare quanti più arabi sia possibile tanto da creare un Israele omogeneo ebraico”.

I sondaggi di opinione tra la minoranza araba di Israele hanno dimostrato ripetutamente una forte opposizione a qualsiasi piano di revocare la loro cittadinanza o di costringerli con la forza a trasferirsi in uno stato palestinese.

L’Associazione per i Diritti Civili in Israele, il più grande gruppo per i diritti umani del paese, ha scritto a Netanyahu questa settimana definendo “allarmanti” i rapporti dei mezzi di informazione e chiedendo garanzie che non c’era alcun progetto di un “trasferimento di popolazione”.

Ha aggiunto che si era creata l’impressione che “una questione che è completamente illegittima – la revoca forzata della cittadinanza ad alcuni cittadini arabi del paese – venga percepita dal governo come una possibilità ragionevole e perfino probabile”.

Alcuni osservatori hanno ipotizzato che il ministro di pubblica sicurezza, Yitzhak Aharonovich, che è un membro del partito Yisraeli Beiteinu di Lieberman, potrebbe essere stato la forza motrice che sta dietro all’esercitazione.

Tuttavia, Chenin ha affermato che un’operazione di tale ampiezza che coinvolge tante e diverse branche delle forze di sicurezza non avrebbe potuto essere portata a termine senza un coinvolgimento di altri ministri del governo, compreso il ministro della difesa .Ehud Barak .

Barak, leader del partito laburista, a Washington si è mostrato come portatore di un’influenza moderatrice sul governo di Israele, di destra.

* Jonathan Cook è uno scrittore e giornalista che vive a Nazareth, Israele. I suoi ultimi libri sono “Israele e lo scontro di civiltà: Iraq, Iran e il Piano per Rifare il Medio Oriente” (Pluto Press) e “Disappearing Palestine: Israel’s Experiments in Human Despair” (Zed Books)

(tradotto da mariano mingarelli)