Tfr ai fondi privati anche per gli statali

Entro la fine del mese la nuova normativa sul Tfr dovrebbe essere estesa anche ai lavoratori del pubblico impiego. Lo ha detto ieri il ministro della Funzione Pubblica, Luigi Nicolais, aggiungendo che nel governo si sta lavorando in questo senso. «C’è un gruppo di lavoro con il ministero del Tesoro – ha confermato il responsabile governativo dei dipendenti pubblici – La Commissione dovrebbe completare il lavoro in un paio di giorni, quindi siamo prossimi, entro la fine del mese, ad avere il Tfr anche per i dipendenti pubblici». Si profilano dunque, anche per i lavoratori del pubblico impiego, i rischi che affronteranno i dipendenti del privato: la scelta dei fondi pensione, soprattutto quelli di tipo aperto e delle compagnie di assicurazione, è infatti estremamente rischiosa, perché espone il risparmio ai capricci del mercato. Ma anche per chi non fosse così azzardato da puntare sulle assicurazioni private, si profila comunque il bis del principio del «silenzio-assenso», profondamente non democratico: se entro la data fissata non comunichi la tua volontà che tutto rimanga immutato, infatti, il tuo tfr viene spostato al fondo chiuso gestito dai sindacati.
Dal fronte sindacale, ovviamente, è venuto un plauso alla riforma annunciata. La platea dei lavoratori interessati è di circa 3 milioni, dunque molto vasta. Fino a oggi l’unico fondo potenzialmente attivo è Espero, quello della scuola, che però non ha avuto per il momento un alto numero di adesioni: su una platea di 886 mila interessati, infatti, hanno aderito sì e no in 1300-1500. Intanto ieri la Covip (commissione di vigilanza sui fondi pensione) ha fatto sapere che oltre il 75% dei fondi pensione attualmente operativi ha chiesto l’autorizzazione per poter recepire i contributi pensionistici in arrivo dopo la riforma. In particolare hanno chiesto l’autorizzazione alla Covip, in linea con la nuova disciplina su Tfr e previdenza complementare, 29 fondi negoziali (su 37 operativi); 62 fondi aperti (su 83) e 29 imprese di assicurazione che hanno attivato i piani pensionistici individuali (Pip).
Contrarietà alla riforma è stata espressa dalla Rdb-Cub, sindacato abbastanza diffuso nel pubblico impiego, e da parte dei Cobas, che parlano di «nuovo scippo, questa volta a danno dei dipendenti pubblici». «Ancora una volta il governo Prodi si dimostra alleato e complice della Confindustria e del grande capitale finanziario quanto e più di Berlusconi, che aveva messo in conto lo scippo del Tfr per il 2008 nel privato e non prima del 2010 per il pubblico», spiega il sindacato di base, che invita a boicottare il passaggio del Tfr ai fondi sia nel settore pubblico che in quello privato. Combattivo anche il «Partito comunista dei lavoratori» di Marco Ferrando, fuoriuscito da Rifondazione comunista, che preannuncia una contro-campagna davanti ai cancelli delle fabbriche mentre Prodi sarà con l’Unione a Caserta.
Intanto continuano le polemiche e gli annunci sul futuro del pubblico impiego e sul delicato nodo della «produttività». Cisl e Uil si sono già dette disponibili a legare quote consistenti del salario alla produttività; la Cgil, dal canto suo, dando disponibilità alla mobilità territoriale all’interno di una stessa provincia, chiede di legare l’erogazione dei premi di risultato all’efficienza dei servizi. Ieri il professor Pietro Ichino è uscito con un’altra proposta al limite del provocatorio: bloccare gli aumenti contrattuali fino a quando i dipendenti pubblici non avranno accettato la mobilità. Il ministro Nicolais, ospite a un’iniziativa della Uil, ha spiegato che spera di firmare il memorandum entro il 18 gennaio prossimo, subito dopo il vertice dell’Unione a Caserta, e che la «mobilità» è da intendersi da amministrazione a amministrazione, e non da una Regione all’altra. Carlo Podda (Fp Cgil) concorda con il ministro sulla necessità di firmare il memorandum a breve, ma segnala che sul testo c’è ancora molto lavoro da fare.