Terrorismo, stretta su chi vola negli Usa

Lo scenario è agghiacciante: il passeggero in partenza da Londra sale sull´aereo diretto a New York, cerca il suo posto, alloggia il bagaglio, si sistema sulla poltrona, allaccia la cintura e si prepara al decollo. In quegli stessi momenti, qualcuno, in un ufficio della forze di sicurezza americane, sta studiando al computer tutto di lui: che cosa ha comprato con la carta di credito, a chi e che cosa ha scritto con la posta elettronica, naturalmente se è un maschio o una femmina, quanti anni ha, che viaggi ha fatto negli ultimi tempi e perfino che cosa ha chiesto per il pranzo di volo. Non è fantascienza; sarà la realtà appena l´accordo sulla sicurezza siglato tra l´Unione Europea e gli Stati Uniti entrerà in vigore. In barba alle norme sulla privacy, nel nome della lotta al terrorismo globale, il Grande Fratello diventa una realtà.
È il Daily Telegraph di ieri a shoccare gli inglesi con l´anticipazione di quella che definisce «licenza di ficcare il naso», ma la vicenda non riguarda solo la Gran Bretagna: secondo il quotidiano britannico i passeggeri di tutti i voli diretti da qualsiasi scalo europeo verso gli Stati Uniti saranno sottoposti alla stessa procedura. Le maniere usate dagli americani sono state rudi: se qualche compagnia non vuole accettare, non c´è più spazio per i suoi aerei negli scali americani. Insomma: o ci dite tutto di chi viene da noi, oppure chiudiamo le porte. Dopo l´11 settembre le autorità statunitensi hanno chiesto ai loro partner europei di adottare misure più severe per quanto riguarda i controlli sui passeggeri e il risultato sono queste nuove linee guida. Il ministero dei Trasporti inglese, solo perché costretto dalla legge sulla libertà di informazione, ha consegnato al Daily il documento dell´accordo dal quale emerge che entro un quarto d´ora dal decollo, dovranno essere resi noti alle autorità americane i dati di ogni singolo passeggero, dal numero della carta di credito, se così ha acquistato il biglietto, all´indirizzo e-mail.
La misura è unilaterale: solo chi viaggia dal Vecchio al Nuovo Continente sarà passato ai raggi X; lo stesso, forse, potrebbe avvenire un giorno per i cittadini americani che vengono in Europa, ma per ora in questo senso Washington ha fatto solo fatto vaghe promesse. Sono 4 milioni, ogni anno, i passeggeri che dagli scali inglesi volano verso quelli nordamericani e la reazione di Shami Chakrabarti, direttore dell´organizzazione per i diritti umani Liberty, è probabilmente quella della maggior parte di loro: «Sono inorridita – ha detto – è la rinuncia ai diritti delle persone che viaggiano negli Usa». La conoscenza dei dati personali consentirà l´intrusione nella vita privata dei singoli e il loro uso a fini investigativi: se tutto quello che è nei computer delle compagnie sarà in possesso anche della sicurezza americana, sarà possibile indagare sulla corrispondenza, sulle transazioni commerciali, e non solo se c´è il sospetto di terrorismo, anche per quanto riguarda altri reati.
Sono 34 i «dati sensibili» che riguardano i viaggiatori e che ora entreranno anche nei computer del Fbi: dal nome alla data di nascita, dal sesso al numero di telefono, dalla nazionalità ai viaggi compiuti, fino ai pasti scelti a bordo che possono far risalire alla religione. L´accordo prevede che sia possibile analizzare il dati trasmessi entro una settimana, ma un numero limitato di uffici può averli a disposizione e analizzarli entro tre anni e mezzo; in ogni caso, il file resta aperto per otto anni. Il Passenger Name Record (PNM, questo il nome dell´accordo), risultato di un lungo braccio di ferro tra Ue e Usa che ha visto anche l´intervento della Corte di Giustizia Europea, teoricamente prevede che il cittadino possa opporsi davanti a un giudice americano all´utilizzo dei dati, ma già i legali ammettono che non c´è alcun reale strumento che costringa le banche dati o l´internet provider ad avvisare l´individuo che quello che lo riguarda è sotto osservazione.
Dopo l´11 settembre, nel nome della sicurezza, la vita della gente è radicalmente cambiata: dalle carte d´identità ai passaporti elettronici, dai database nazionali coi dati biometrici alla diffusione a tappeto delle telecamere a circuito chiuso. Per viaggiare, ora, non basterà più mettere nel conto ore di attesa ai check-in con in mano i sacchetti di plastica trasparente, ma anche l´intrusione sfacciata nella propria privacy.