Terrorismo, bufera sulla Cia “Una rete mondiale illegale”

Parallela alla rete di black holes (buchi neri), cioè di prigioni segrete in otto paesi dell´Asia e dell´Europa orientale, la Cia ha creato centri operativi di intelligence anti-terrorismo in joint-venture con una ventina di stati. Per lo più finanziati da Washington, questi centri top-secret, noti anche come Ctic (counterrorist intelligence centers), si servono delle tecnologie di spionaggio più sofisticate per individuare, monitorare, infiltrare e possibilmente distruggere le cellule di terroristi. E se dal settembre 2001 la Cia è riuscita a neutralizzare 3mila “nemici” senza dare troppo nell´occhio, il merito – ha spiegato il Washington Post, pubblicando ieri il secondo scoop in pochi giorni sulle misteriose strategie della Cia – è soprattutto di questi Ctic e della cooperazione con l´intelligence straniera.
Le rivelazioni del Washington Post, che coincidono con le polemiche sul ruolo del suo giornalista più famoso, Bob Woodward, confermano che nella intelligence americana, scossa dagli scandali, dalle accuse di inefficienza e dai cambiamenti al vertice, è in corso una guerra sotterranea tra varie fazioni contrapposte. Alla vecchia guardia di George Tenet si è sostituito il gruppo guidato da Porter Goss e legato a doppio filo con la Casa Bianca. Vecchi scheletri nascosti nelle casseforti di Langley diventano di dominio pubblico. Le operazioni segrete all´estero finiscono sulle prime pagine dei giornali.
A Washington nessuno ha mai negato l´esistenza della rete di prigioni segrete della Cia: sono solo arrivate mezze smentite da qualche paese dell´Europa orientale, mezze conferme dalla Polonia e della Romania, mentre l´Unione europea ha avviato una inchiesta e le organizzazione per i diritti umani hanno denunciato l´illegalità della rete e l´alta probabilità di forme di tortura. La notizia di ieri è destinata a sollevare altre polemiche, soprattutto per la diffusione capillare delle joint-ventures della Cia: dall´Uzbekistan all´Indonesian, passando per Parigi, dove opera un centro multinazionale di coordinamento chiamato Alliance Base e formato dagli 007 della Gran Bretagna, Francia, Germania, Canada e Australia, oltre che degli Stati Uniti.
Le gole profonde del Washington Post non hanno mai citato l´Italia, che non appare neanche nella Alliance Base. Ma tutto lascia pensare che la stretta collaborazione con i servizi segreti di Roma, oltre che alla pista nigerina, abbia portato a joint-venture anche nel nostro Paese. E anche se Palazzo Chigi ha sempre smentito ogni coinvolgimento del governo e dei servizi nel rapimento di Hassan Mustafa Osama Nasr, l´egiziano catturato a Milano da 13 agenti della Cia) e poi scomparso, è chiaro che operazioni del genere sono tra gli obiettivi prioritari dei Ctic.
Secondo gli esperti del mondo dell´intelligence, la creazione e disseminazione dei centri anti-terrorismo è una delle nuove strade imboccate dalla Cia dopo il 2001. Invece di concentrarsi sul reclutamento di militari, diplomatici e agenti stranieri, come avveniva ai tempi della guerra fredda, la dirigenza di Langley ha cercato di coinvolgere i governi stranieri nella lotta contro Al Qaeda e altri movimenti.
Secondo le rivelazioni del Washington Post, i primi Ctic furono creati sul modello delle joint-venture anti-droga della Cia in America latina. Sotto la supervisione del capostazione in loco, i centri si basavano su agenti distaccati dei servizi locali, pagati, controllati e guidati dagli uomini di Langley. Il 17 settembre 2001, mentre a Ground Zero si scavava ancora tra le macerie, George W. Bush firmò un ordine segreto che autorizzava l´ampliamento delle reti, con il rinforzo di militari delle special operation forces.