Territori verso la fame

L’inviato del Quartetto (Usa, Russia, Onu e Ue) per il Medio Oriente, James Wolfensohn, rinuncerà all’incarico di mediatore del conflitto israelo-palestinese dopo la scadenza del suo mandato, a fine mese. Una decisione sofferta ma obbligata di fronte alle posizioni di chiusura dei donatori internazionali verso i Territori occupati palestinesi dopo la vittoria di Hamas. Per Wolfensohn (in carica dallo scorso giugno) che in questi mesi si è concentrato soprattutto sulla ricostruzione della Striscia di Gaza dopo il ritiro di Israele, l’interruzione di ogni rapporto con il governo palestinese da parte di Stati Uniti ed Europa, ha reso di fatto impossibile proseguire il suo lavoro. Ex presidente della Banca Mondiale, Wolfensohn ha contribuito al raggiungimento di una serie di accordi tra Israele e Anp, sul flusso di beni e alimenti dentro e fuori Gaza e sull’affidamento ai palestinesi di decine di serre vendute dai coloni israeliani. Nelle ultime settimane aveva sollecitato i membri del Quartetto a tener conto delle condizioni di vita della popolazione civile palestinese e non solo dell’ascesa al potere del movimento islamico. Ma di fronte al muro di indifferenza eretto da Usa e Europa non ha potuto far altro che rinunciare al rinnovo del mandato.
I palestinesi, in particolare il presidente Abu Mazen, perdono uno dei pochi interlocutori occidentali di elevato rango diplomatico con i quali potevano ancora dialogare, mentre si aggrava la crisi economica in Cisgiordania e Gaza. Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Pam) ha comunicato ieri a Ginevra che nei prossimi mesi aumenteranno del 25% le persone che avranno bisogno di aiuti alimentari a Gaza. Tra questi anche funzionari dell’Anp e le loro famiglie che non ricevono più lo stipendio dopo la decisione di Ue ed Usa di bloccare i finanziamenti ai palestinesi. «L’insicurezza alimentare a Gaza è in aumento a causa dell’irregolarità degli aiuti da distribuire che non arrivano più alle autorità palestinesi», ha spiegato la portavoce del Pam Christiane Berthiaume. «Dato che i salari non vengono più pagati, il numero delle persone che ha bisogno d’assistenza aumenta ed include anche i funzionari e loro famiglie che non ricevono stipendi, ovvero persone che prima non avevano bisogno di aiuti», ha precisato la portavoce. Già ora il Pam assistere 432.000 palestinesi che sopravvivono solo grazie agli aiuti internazionali.
Di fronte al progressivo deterioramento della situazione nei Territori occupati, il presidente francese Jacques Chirac ha chiesto ieri alla Banca Mondiale di creare un fondo per i pagamenti dei salari ai dipendenti pubblici palestinesi. «Devono essere mantenuti per ragioni umanitarie e politiche» e la Francia «sosterrà questa posizione con la comunità internazionale e in particolare in seno all’Unione europea», ha precisato Chirac dopo l’incontro avuto con Abu Mazen. La Francia avanzerà la proposta di un fondo per i palestinesi durante i colloqui del Quartetto previsti per il prossimo 9 maggio. L’Ue, principale donatore per i palestinesi con 500 milioni di euro l’anno, ha interrotto l’aiuto diretto all’Anp e tale decisione, assieme a quella analoga degli Stati uniti e al congelamento dei fondi palestinesi da parte israeliana, ha vuotato le casse del ministero delle finanze dell’Anp. Della proposta di Chirac e di una possibile ripresa dei negoziati hanno discusso a Parigi Abu Mazen, il ministro degli esteri francese Philippe Douste-Blazy e l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Ue Javier Solana. Quest’ultimo nei giorni scorsi aveva fatto sapere che la crisi finanziaria dell’Anp dipende in massima parte dalla sospensione dei pagamenti degli introiti fiscali da parte di Israele.