Terremoto in Cile. Un commento del presidente del Partito Comunista

fonte: http://www.pcchile.cl/index.php?option=com_content&task=view&id=1917&Itemid=2

Traduzione di Alvise Ferronato per http://www.lernesto.it
Le note sono del traduttore

Ci troviamo di fronte ad un cataclisma, una immensa tragedia che ha gettato nel lutto tante cilene e tanti cileni. La prima cosa da fare è esprimere un sincero messaggio di cordoglio per le vittime e un messaggio di speranza a coloro che hanno perso tutto, ma che hanno conservato la cosa più importante, la vita. Essi sono rimasti nei luoghi più colpiti dalla tragedia. Sappiamo che ci sono persone che stanno ancora vivendo nelle zone collinari, che stanno soffrendo la fame, il freddo, e che giorno dopo giorno si fa sempre più grave la mancanza delle cose strettamente necessarie alla sopravvivenza: l’acqua e il cibo.

Inoltre, siamo prede di un isolamento che ci deve far riflettere. Nel Paese esistono più di sei milioni di telefoni cellulari che contano sulla più alta tecnologia ma che, ciò nonostante, non servono per stabilire una comunicazione sicura nei cruciali momenti di emergenza per il Paese. E’ strano che non siano state stabilite delle contromisure basilari da mettere in atto nelle situazioni estreme come quella che abbiamo vissuto. C’è anche da verificare il ruolo di alcune istituzioni e di alcuni servizi, incluse le Forze Armate. L’errore di non attribuire il giusto peso al pericolo tsunami si è rivelato fatale per molte persone. E’ possibile installare un sistema sicuro che sia statale. Lo stesso vale per le comunicazioni, per la luce, per l’acqua potabile, per le strade. Tutte queste cose vanno ripensate: ma ripensate bene. Sarà una parte rilevante del lavoro parlamentare.

Di fronte alla scarsità di risorse materiali che si soffre nelle zone più colpite, il governo avrebbe dovuto assumersi il compito di rifornirsi dei beni di prima necessità e di distribuirli tra i terremotati. Ora invece ci troviamo nella situazione di stabilire a chi tocchi assumere l’iniziativa. All’impresa privata? Bisogna operare in accordo con le politiche del libero mercato? Lo Stato non può intervenire? Oppure occorre incrementare una politica grazie alla quale lo Stato, di fronte alla catastrofe, possa prima di tutto essere in grado di operare al massimo delle possibilità, con fermezza e decisione, a beneficio della maggioranza colpita dalla catastrofe e più bisognosa? Personalmente credo che sia di questo che necessita il Paese, uno Stato che abbia maggiori prerogative in ogni senso.
C’è il problema dell’elettricità. Le persone sostengono sempre che, di fronte a catastrofi di ogni tipo, l’ultima cosa a tornare a posto è l’elettricità. Non penso che Chilectra abbia preso l’iniziativa di assumere più personale per risolvere rapidamente l’emergenza. Se facessero cosi, le persone non sarebbero preoccupate di perdere i propri alimenti che non vengono refrigerati; i piccoli commercianti non avrebbero perso le proprie merci che avevano bisogno di frigoriferi o di conservatori alimentari, non si sarebbero prodotti problemi con i consultori o i supermercati. Questi sono problemi che vanno risolti e, soprattutto, prevenuti.

Mi sono giunte all’orecchio alcune critiche della destra, di Hernan Larrain e del comune di Concepcion, che mi sono sembrate abbastanza stemperate e del tutto prive di autocritica. Nel 1960 sul Cile si abbatté un terremoto di magnitudo simile se non addirittura maggiore a questo. Abbiamo vissuto un’esperienza che avremmo dovuto conoscere già da tempo. La stessa destra che oggi critica, con la dittatura deteneva la totalità del potere. Molte cose avrebbero potuto essere migliorate, ad esempio non continuando a permettere la costruzione di case, ristoranti ed altri edifici cosi in prossimità delle coste e delle spiagge.

Per quanto tempo il controllo totale del potere è rimasto nelle mani di questa gente! Mi pare che Pinochet abbia flessibilizzato le norme per la costruzione. Di questo hanno approfittato alcune imprese, che hanno continuato a costruire senza la dovuta osservanza delle regole richieste per una buona edificazione. Bisogna applicare drasticamente la legge per svolgere delle inchieste e punire i responsabili, e ancora di più per risarcire i terremotati.

Credo inoltre che sia tragico che in questa situazione avvenga il passaggio di governo dalla Concertacion alla destra. E ciò che temo è che la destra si nasconderà dietro la scusa del terremoto per non attuare il programma promesso in campagna elettorale. Hanno già cominciato a parlare della perdita di 30mila milioni di dollari. Arriveranno al punto di scaricare tutte le colpe sulla Concertacion, e se ne laveranno le mani per parecchio tempo.

Ciò che ci sta a cuore, dunque, come politici responsabili, è organizzarci in un movimento, un fronte per la ricostruzione del Cile. Per la ricostruzione democratica. Dobbiamo esigere che venga consegnato ai cileni tutto ciò che risulterà necessario per la ricostruzione delle abitazioni, delle industrie, delle attività commerciali. Tutto ciò che è andato distrutto. Non possiamo permettere che la destra si nasconda addossando tutte le responsabilità al governo precedente; deve assumersi con serietà le responsabilità che la catastrofe comporta. Dobbiamo esigere che tutto vada risolto. Insieme col dare attivamente il nostro apporto solidale, dobbiamo organizzare tutte le richieste, lottare perché vengano soddisfatte.

Non possiamo permettere che la ricostruzione di centinaia di migliaia di abitazioni si trasformi in una grande negoziata, regolata da crediti usurai. C’è bisogno di un sistema di moratoria ipotecaria, di crediti flessibili, di sussidi. Che si riparino prima di tutto gli edifici sociali, gli ospedali. Bisogna riorganizzare i piani regolatori. La piccola impresa, i pescatori artigianali dei luoghi andati distrutti devono ricevere assistenza tecnica e creditizia.

Come sempre questi fenomeni pongono allo scoperto le disuguaglianze economiche e sociali. Anche da queste hanno avuto origine gli assalti e le razzie ai supermercati. Di sicuro non è questa la strada. Episodi di questo tipo comportano il pericolo di un nuovo governo autoritario della destra, venata da nostalgie per Pinochet. “Mano dura” per non risolvere i problemi alla radice. Al contrario, la comunità si deve organizzare, pretendere che i comuni censiscano tutti i danni, per poi esigere dal governo centrale le misure di ripristino necessarie.

La privatizzazione estrema ha mostrato tutte le sue carenze. E’ ora di ripensare il ruolo dello Stato, anche sotto un governo di destra, perché non ci dobbiamo dimenticare che l’imperativo è continuare a combattere per i nostri obiettivi.

NOTE

1 – Chilectra, azienda che si occupa della distribuzione dell’energia elettrica in Cile. E’ controllata da Enel dopo il raggiungimento di quest’ultima nello scorso aprile del 92% delle azioni della spagnola Endesa, che a sua volta controllava la cilena Enersis e le filiali di questa, Endesa Chile e, appunto, Chilectra.

2 – Concertacion de Partidos por la Democracia, coalizione di partiti di centro e sinistra al governo del Cile fin dall’11 marzo 1990. Fu all’opposizione della dittatura militare di Augusto Pinochet, che sconfisse nel plebiscito nazionale del 1988. Terminerà la sua lunga esperienza governativa il prossimo 11 marzo, esattamente a vent’anni dal ritorno della democrazia, in seguito alla sconfitta subita alle ultime elezioni presidenziali, con il 48,5% dei voti conseguiti dall’ex presidente Eduardo Frei Ruiz-Tagle contro il 51,5% del candidato della Coalizione per il Cambio (Alleanza per il Cile) Sebastian Pinera.