«Tel Aviv usa il nuovo governo come scusa per non trattare»

Mustafa Barghouti è membro del Consiglio Legislativo Palestinese e segretario del movimento progressista Al Mubadara. La prima domanda per lui è sul governo Hamas.
«Abbiamo negoziato con Hamas e anche con altri gruppi. Hamas non ha accettato alcun compromesso, nemmeno il riconoscimento della Dichiarazione d’Indipendenza. Noi abbiamo proposto di indire una conferenza di pace internazionale e volevamo che si trovasse un accordo tra tutti i gruppi per una leadership nazionale dell’Olp. Inoltre l’agenda sociale di Hamas non è chiara. Nessuno può escludere che spinga verso una islamizzazione della società palestinese. In questo momento avremmo dovuto formare un governo di unitˆ nazionale, invece Hamas sta facendo lo stesso errore di Fatah. Un governo monocolore senza una base comune. Il punto su cui sono definitivamente cadute le possibilitˆ di negoziare un appoggio al governo infine, è stato il rifiuto di un gabinetto che rappresentasse tutte le forze da attivare su alcune questioni di importanza cruciale».

Molti palestinesi oggi sembrano preoccupati di un governo monocolore di Hamas. Perchè non c’è stato maggiore sostegno alle forze progressiste alternative a Fatah?

Se guarda ai sondaggi fatti fino a due giorni prima delle elezioni noi eravamo intorno al 10-12%. Alla fine c’è stato uno spostamento di voti verso Hamas per punire Fatah. La gente non pensava che Hamas vincesse con tanto scarto. Inoltre anche i media hanno polarizzato la competizione tra queste due forze. Infine Hamas gode di una organizzazione capillare grazie al network sociale delle moschee e di forte sostegno finanziario. L’occidente invece ha sempre appoggiato Fatah pur sapendo che era corrotta.

Quale sarà la politica estera dei palestinesi con un governo guidato da Hamas?

Il problema non è Hamas, ma Israele. Useranno Hamas per imporre la loro politica unilateralistica i cui obiettivi finali sono i seguenti: completo isolamento di Gaza; annessione di Gerusalemme est e valle del Giordano; negazione del diritto all’autodeterminazione; e distruzione della soluzione di due Stati.

I nuovi progetti di allargamento degli insediamenti in zona E1 (Gerusalemme, ndr) ed il percorso del muro hanno creato dei bantustan discontinui. Hamas al governo era quello che Israele attendeva di vedere: una scusa per non negoziare. In un certo senso Hamas e Israele sono complementari.

Il Quartetto è ancora un interlocutore dopo Gerico?

Il Quartetto non c’è più come non c’è la Road Map. Israele non ha mai rispettato, nè accettato le risoluzioni della Comunitˆ Internazionale. La politica di aumento degli insediamenti ne è la prova tangibile. La Road Map ne prevedeva il congelamento.

Il Quartetto non sembra nemmeno lavorare all’ipotesi di una conferenza di pace ed infine il fatto che non abbia condannato nettamente quanto accaduto a Gerico la dice lunga.

La Gran Bretagna, come gli Stati Uniti dovevano sapere delle intenzioni di Israele. Ci sono due possibilità o gli inglesi hanno avvisato gli israeliani che stavano per andarsene o Israele gli ha detto guardate che stiamo andando a prendere Saadat, quindi andatevene. La Gran Bretagna ha appoggiato un crimine che ha portato alla morte di due palestinesi. Con tale azione Israele, la Gran Bretagna e gli Usa hanno violato un accordo internazionale.

Il risultato delle elezioni israeliane interessa i palestinesi?

Se il Partito Laburista avesse qualche chance forse si poichè almeno loro sarebbero disponibili a negoziare. Ma Kadima e gli altri partiti non ne hanno intenzione. Nemmeno Abbas è stato accettato come interlocutore. E questa è un’altra delle ragioni della vittoria di Hamas. Per un anno dopo la sua elezione la gente ha atteso che migliorasse qualcosa. La sola via d’uscita per l’empasse in cui ci troviamo a riportare il conflitto israelo-palestinese sul tavolo dei negoziati basato sulle risoluzioni internazionali. I cambiamenti sul terreno apportati in violazione degli accordi da Israele devono essere reversibili. Si deve addivenire ad uno Stato di Palestina sui confini del ’67. Oslo è stata un’illusione.

Il Primo ministro palestinese designato Haniyeh, esponente di Hamas ha dichiarato in un intervista che non darebbe mai la benedizione a suo figlio per compiere un attentato…

Non so quanto accurata fosse la citazione della Cbs, ma io credo che non avrebbe dovuto dare a nessun figlio, non solo il suo, la benedizione per compiere un attentato. Sono sempre più convinto che la migliore via per raggiungere le nostre aspirazioni di indipendenza e libertà sia la lotta popolare nonviolenta di massa.