Tehran propone un «negoziato serio»

L’Iran infine ha risposto ieri alle proposte sul dossier nucleare presentate da sei grandi potenze mondiali. E ha risposto dichiarandosi disponibile ad aprire da subito «un serio negoziato», secondo le parole del capo del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano Ali Larijani. «L’Iran è pronto a entrare in negoziati seri dal 23 agosto», cioè oggi, ovvero subito.
Larijani ha così detto, a quanto riferisce l’agenzia iraniana Isna (semiufficiale), quando ieri a Tehran ha incontrato gli ambasciatori dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu più la Germania. Sono le sei potenze che il 6 giugno scorso avevano presentato all’Iran un pacchetto di incentivi economici, politici e di sicurezza chiedendo in cambio di fermare il programma di arricchimento dell’uranio, avviato da Tehran per produrre combustibile per le sue centrali nucleari (in costruzione). E’ il processo di arricchimento il punto conteso del programma atomico di Tehran, che aderisce al Trattato di non proliferazione nucleare e si è finora sottoposta alle ispezioni che il trattato prevede (ma ha sospeso quelle, più approfondite, previste da un protocollo aggiuntivo che non ha mai ratificato): è la capacità di arricchire uranio che, temono (o accusano) le potenze occidentali, darà all’Iran la capacità di produrre materiale per bombe atomiche.
Poco o nulla è trapelato finora della risposta iraniana, consegnata per iscritto e inviata dagli ambasciatori alle rispettive capitali (gli Stati uniti, che non hanno relazioni diplomatiche con l’Iran, hanno un incaricato d’affari presso l’ambasciata della Svizzera). Un diplomatico europeo si è limitato a commentare che «è una risposta ad ampio raggio. Gli iraniani dicono che gradirebbero continuare i negoziati». Nessun altro ha fatto commenti. Un altro diplomatico europeo, che non era all’incontro ma citava una prima lettura della risposta, ha riferito all’agenzia Reuter che l’Iran esclude di sospendere l’arricchimento dell’uranio come pre-condizione alla ripresa dei colloqui, ma indica di poter accettare una sospensione più avanti, in corso di negoziato. Nessuno si aspettava un sì o no netto, e la prima indiscrezione sembra confermare le previsioni.
In fondo, chi ha parlato di più è proprio Larijani: ha detto che l’Iran è pronto a giocare un «ruolo costruttivo» riguardo tutti i punti della proposta ricevuta, per «raggiungere un’intesa su tutti i punti menzionati nell’offerta, inclusa la questione nucleare, la cooperazione a lungo termine tecnica ed economica così come la cooperazione per la sicurezza nella regione». E’ quello che l’Iran ha sempre chiesto, un grande negoziato che ne riconosca il ruolo strategico nella regione mediorientale e in cui si impegnino direttamente anche gli Stati uniti: e dopo la guerra libanese, Tehran è tanto più decisa a essere riconosciuta come una delle parti che contano nella regione (il «ruolo stabilizzatore» di cui ha parlato il ministro francese Douste-Blazy). Della necessità di un «gran bargain» tra l’Iran e gli Usa sono convinti molti anche sul fronte occidentale – basti ricordare la presa di posizione di alcuni ex ministri degli esteri, tra cui la signora Madeleine Albright e i colleghi francesi e tedesco Vedrine e Joschka Fisher, in una lettera aperta la scorsa primavera.
Resta da vedere se la risposta iraniana all’offerta ricevuta tre mesi fa sarà l’occasione per riaprire davvero i giochi. Anche perché nel frattempo il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato una risoluzione – questa volta vincolante, a differenza di precedenti dichiarazioni – che chiede all’Iran di sospendere le attività relative all’arricchimento dell’uranio entro il 31 agosto, per «ricostruire la fiducia» della comunità internazionale allarmata dalle sue attività nucleari. E su questo punto Tehran è stata chiara: una sospensione «sarebbe impossibile», come ha detto ancora ieri il vicepresidente dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica, Mohammad Saeedi.
Il Dipartimento di stato americano ha evitato ieri ogni commento, ma ha fatto sapere che la signora Condoleezza Rice è rientrata dalle vacanze per studiare la risposta iraniana. L’ambasciatore Usa alle Nazioni Unite, John Bolton, ha ripetuto che Washington intendere muoversi presto per una risoluzione che chieda sanzioni economiche contro l’Iran se non rispetterà l’ultimatum del 31 agosto: ma non è probabile che gli altri membri del Consiglio di sicurezza siano d’accordo.