Tavaroli: «Letta sapeva del sequestro»

«Letta e Mancini erano amici e il sottosegretario potrebbe aver autorizzato personalmente il rapimento dell’imam Abu Omar». A raccontarlo «come mera ipotesi personale» è stato l’ex responsabile della sicurezza Telecom Giuliano Tavaroli il 4 ottobre scorso. «Mi viene attribuita la formulazione dell’ipotesi che il direttore del Sismi generale Pollari sia stato scavalcato con richiesta di autorizzazione diretta all’allora sottosegretario Letta, che aveva delega sui servizi e rispondo che non escludo di aver potuto pronunciarle come mera ipotesi personale», spiega l’ex carabiniere al pm Pomarici. E aggiunge che durante un incontro alla presenza di Tronchetti Provera seppe dell’amicizia che legava l’ex sottosegretario a Marco Mancini: «Nel corso di uno di tali incontri l’on. Letta commentò che noi avevamo un amico in comune, e cioè Marco Mancini, che lui chiamava confidenzialmente per nome, e di cui mi tessè molte lodi dicendo che si trattava di un funzionario di valore che stimava moltissimo . Non escludo pertanto di aver ipotizzato che se davvero il Sismi e Marco Mancini personalmente erano coinvolti nell’episodio, dati i suoi rapporti personali con l’on. Letta egli gliene abbia parlato».
Le dichiarazioni di Tavaroli su quello che Letta avrebbe potuto sapere del rapimento di Abu Omar (contenute nella valanga di atti che la procura di Milano ha depositato in seguito all’avviso di chiusura delle indagini) arrivano prorio mentre l’ultimo passaggio «giuridico» dell’inchiesta si chiude in favore della procura di Milano. La procura generale presso la corte di Cassazione proprio ieri ha respinto il ricorso presentato dal legale di Mancini Luigi Panella che chiedeva di attribuire tutta l’indagine a Brescia per competenza. Un mese fa la cittadina lombarda si era vista attribuire uno stralcio dell’indagine milanese sull’imam Abu Omar, ovvero quello dedicato alla conversazione tra il giornalista di Repubblica Giuseppe D’Avanzo e il pm milanese Armando Spataro. Secondo il difensore visto che lo stesso magistrato inquirente era finito nell’inchiesta, l’intera indagine doveva essere trasferita. La procura generale non è dello stesso parere: secondo i giudici supremi è predominante il principio del giudice naturale e non c’è continuazione tra le indagini appena chiuse a Milano e lo stralcio, già trasferito a Brescia. Prosegue Milano, quindi, e già si sa che entro la fine del mese l’ufficio gip riceverà la richiesta di rinvio a giudizio per gli agenti del Sismi, il direttore del servizio Nicolò Pollari e gli uomini della Cia accusati del rapimento.
«Riproporremo la questione della competenza territoriale in ogni stato e grado del processo». ha risposto l’avvocato Luigi Panella difensore insieme al collega Luca Lauri di Marco Mancini: «Sotto il profilo sostanziale la conferma dell’assenza di responsabilità del nostro assistito e del Sismi, alla luce della prova dibattimentale, è costituita dall’esame dell’ex maresciallo del Ros Luciano Pironi in sede di incidente probatorio. Incidente che non si può assolutamente ignorare». Il riferimento è al lungo incidente probatorio cui si è sottoposto il 30 settembre il maresciallo. Una lunga audizione in cui l’uomo parla più volte dei rapporti che la Cia e il suo capocentro milanese Robert Lady avevano con la Digos e soprattutto con l’attuale capo Bruno Megale che ha poi gestito l’indagine sul rapimento dell’imam Abu Omar. Mentre dà per certa una partecipazione del Sismi al rapimento dell’imam, il maresciallo «Ludwig» non arriva mai a dire che la Digos potesse sapere qualcosa del sequestro (ma lui parla sempre e solo di un presunto «reclutaamento»), spiega però che la Cia aveva le informative raccolte dalla polizia sull’imam egiziano e che Bob Lady non aveva avuto alcun aiuto concreto dalle indagini fatte dal Sismi: «Lui mi ha detto se non ci fossi stato io il Sismi non era capace di localizzarlo», si legge nel brogliaccio dell’incidente probatorio. Secondo la procura di Milano e pure secondo l’avvocato di Pironi, Salvatore Catalano, le affermazioni del maresciallo nella sostanza non sono cambiate, perché è chiaro e ribadito un rapporto «organizzativo» tra Cia e Sismi. Gli avvocati di Mancini, e anche il pezzo della politica che fa le barricate attorno al generale Pollari (il presidente Cossiga, ma anche il presidente della commissione difesa De Gregorio) sono invece convinti che questa carta sarà decisiva al momento del processo.