Tav, Don Ciotti: «Se non ci si ferma si perde una battaglia di grande civiltà»

In Val di Susa l’autunno comincia a scaldarsi di partecipazione. Si moltiplicano le adesioni e gli appelli per lo sciopero generale indetto da Cobas, Cub e Fiom della valle del prossimo 16 novembre, con decine di pullman provenienti da diverse parti di Italia per una lotta popolare e nonviolenta che ormai è ben chiaro vada oltre la dimensione locale e la questione di una tratta ferroviaria che dovrebbe attraversare la valle e bucarne i monti per complessivi 65 chilometri (per due tunnel). Si sono scontrate sul niet di Torino, prima e di Corso Italia, poi, le richieste dei delegati locali dell Cgil di poter prendere parte allo sciopero. Non mancheranno disobbedienze di massa tra i lavoratori e si prevede che si estenda l’emorragia di tessere per la confederazione guidata dal filo Tav Epifani.
Ieri sindaci e associazioni hanno presentato le manifestazioni in valle che cominceranno la mattina di mercoledì prossimo a Bussoleno con una marcia di otto chilometri che raggiungerà Susa e terminerà con un concerto di Subsonica, Statuto e molti altri. In testa al corteo ci saranno gli studenti della Valle, poi le istituzioni, i sindaci e i cittadini. La Cub, oltre a organizzare la manifestazione in Valle e nei comuni piemontesi di Collegno, Grugliasco, Pianezza, Venaria, Rivoli e San Gillio, chiede a tutti gli iscritti al sindacato della regione di prendere un giorno di permesso per essere presenti a Susa. Arriveranno dalla val d’Aosta i comitati che si battono da anni contro il traffico di tir e l’insicurezza dei trafori ed è attesa anche una rappresentanza di ferrovieri francesi. E non è secondario, perché dimostra che l’alleanza tra chi chiede il trasferimento del traffico su rotaia e i valsusini è solida. Lottano per gli stessi obiettivi e non accettano le bugie del falso sviluppo della Torino-Lione. «Saremo in Valsusa non solo per spirito di solidarietà – dicono Alexandre Garey e Nora Girardi del coordinamento valdostano “No Tir” – ma perché dalle Alpi prenda vita una nuova politica dei trasporti». All’ingresso del tunnel del monte Bianco, infatti, si consuma l’assedio dei Tir, molti di più dei mille giornalieri consentiti dalle norme regionali. Il surriscaldamento incombe come dimostra lo sgretolamento recentissimo della parete del Dru. Walter Bonatti che la scalò per primo si dichiarò contrarissimo al ritorno dei Tir sul Bianco.

Con loro ci saranno anche i vigili del fuoco che manifesteranno in divisa. Sperando di non dover assistere allo stesso spiegamento di forze del 31 ottobre scorso, che ha messo contro istituzioni dello Stato e lasciato uno strascico di 100 denunce, Antonio Ferrentino, presidente della Comunità montana commenta: «Finalmente, dopo 14 anni, si sono accesi i riflettori sulla questione della Val di Susa».

Ieri accanto ai valsusini è sceso in campo don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera che ha chiesto una «immediata sospensione dei lavori»: «Se non ci si ferma, si perde una grande battaglia di civiltà – ha detto – nessuno ha intenzione di tagliare fuori l’Italia dal sistema della mobilità europea, a maggior ragione da quella su ferro. Bisogna però parlarsi, discutere, valutare e rivalutare». E sul fronte cattolico non è solo visto che i parroci della Valle parteciperanno alla manifestazione del 16 novembre e faranno oggi una veglia di preghiera a Foresto.

La dimensione nazionale della questione Tav in Valsusa è amplificata dalle prese di posizione di gran parte dell’ambientalismo. Legambiente ovviamente ci sarà il 16 e con il presidente nazionale dell’associazione, Roberto Della Seta fa sapere: «Vogliamo testimoniare la nostra vicinanza a un movimento che, grazie al forte esempio di coesione di un’intera comunità locale, ha posto all’intero Paese un interrogativo sulle infrastrutture di sviluppo. La Tav non è solo una nuova ferita in una valle già gravata da troppe infrastrutture di trasporto, è anche la risposta più sbagliata, inefficiente e costosa per rispondere alla necessità di ridurre il traffico autostradale e razionalizzare il trasporto internazionale delle merci». Lo dice, in effetti, anche lo studio commissionato dalla Commissione intergovernativa italo-francese nel 2000. Ma sembra che pochi amministratori piemontesi lo ricordino.

Rincara la dose Vanda Bonardo, presidente di Legambiente Piemonte. «Quel tunnel servirà solo a chi lo costruirà e non al trasporto ferroviario. La Finanziaria ha ridotto fortemente i fondi per le FS legati agli interventi di adeguamento, manutenzione e acquisto dei treni e vogliamo spendere 15 miliardi di euro per quest’opera pronta tra 10 anni?». Sono le stesse denunce che l’associazione sottoscrive in un appello congiunto con Forum ambientalista Piemonte, Italia nostra Piemonte/Valle d’Aosta, Pro Natura Piemonte personalità dell’Arci e di tante associazioni di movimento, che dicono: «Lunardi, Bresso, Chiamparino, Pininfarina & C. nelle interviste parlano di boschi e amianto (aspetti da non sottovalutare, anzi!) perché hanno paura a entrare nel merito delle vere questioni che, se discusse razionalmente, dimostrerebbero quanto – in aggiunta alle devastazioni all’ambiente – sia assurda la realizzazione di quest’opera: quella economica e quella trasportistica. Questo sostengono coloro che nella Valle fronteggiano le forze dell’ordine costituito e i tecnici dell’Ltf. Alla forza pubblica stanno opponendo la forza della ragione». Chi volesse sottoscriverlo vada su www. carta. org.