Tariq Ali «Se il Prc voterà per la missione Nato, sarà una tragedia»

Caro Fausto,
ho appreso con stupore che Rifondazione comunista si prepara a votare in favore del mantenimento delle truppe italiane in Afghanistan «per motivi umanitari». Voglio provare a convincerti che questa decisione rappresenterebbe un grave errore, così come nel secolo scorso provai a persuadere chi a sinistra appoggiava l’intervento sovietico a Kabul.
Le grandi potenze o gli stati che agiscono in loro nome non hanno alcun diritto di occupare altri paesi. I due principali progetti dell’ordine globale neo-liberale sono stati: 1) convincerci che il nuovo capitalismo rappresenti l’unica via possibile per organizzare l’umanità, da questo momento fino a quando il pianeta non imploderà; 2) trascurare, in nome dei «diritti umani», la sovranità nazionale come fattore chiave delle relazioni internazionali.
Poche settimane dopo l’11 settembre, alla televisione canadese ho discusso per un’ora con un importante ideologo di George W. Bush, Charles Krauthammer. Quest’ultimo ha ammesso che il conflitto in Afghanistan ha rappresentato – come io l’avevo definito – «una pura guerra di vendetta». Qualche giorno fa la Cia ha smantellato l’unità speciale (la Alec station, ndt) creata per catturare Osama bin Laden, un riconoscimento implicito del fatto che la situazione è cambiata radicalmente rispetto all’11 settembre. Dunque qual è la funzione degli eserciti che agiscono sotto comando Nato in Afghanistan? Favorire i diritti umani? Anche i reporter dei giornali conservatori in Gran Bretagna (i cui soldati vengono uccisi regolarmente) riderebbero di un’ipotesi di questo tipo. Uno di questi giornalisti, Simon Jenkins, recentemente è ritornato da un viaggio a Kabul e ha scritto una lettera aperta a Blair.
«La débâcle britannica in Afghanistan non può essere ignorata, perché le truppe stanno correndo dei rischi. La loro presenza in quel paese non ha nulla a che fare con la sicurezza del Regno Unito. Stanno soffocando di caldo (nella provincia ci sono attualmente 50 ºC, ndt) e morendo ad Helmand non per sostenere un regime in difficoltà a Kabul – per il quale compito risulterebbero incredibilmente sotto organico – ma per far sopravvivere la Nato in Europa, una missione indegna. Come hanno fatto gli americani a convincere la Nato, nel 2004, a diventare l’esercito mercenario di Karzai? Che informazioni ha ricevuto il governo britannico da Washington, dove i funzionari governativi parlano apertamente di scaricare l’Afghanistan sulla Nato, per darle una lezione dopo il mattatoio nei Balcani? Tutte le dichiarazioni che ho sentito suggeriscono che la campagna immaginata dal governo nel sud dell’Afghanistan richiederebbe non 3.000 né 10.000 soldati, ma oltre 100.000» (da The Guardian del 5 luglio 2006).
Non c’è alcuna giustificazione per la presenza della Nato in Afghanistan se non quella di accontentare Washington. Nelle ultime settimane le uccisioni di civili afghani sono decuplicate. I titoli che parlano dell’uccisione di centinaia di talebani non sono altro che disinformazione. Come era stato previsto tempo fa da alcuni di noi, agli afghani non piace vivere sotto occupazione e, prima o poi, inizieranno a resistere. Fausto, chiediti perché dovrebbero esserci truppe straniere in Afghanistan. Che il centro-sinistra appoggi la Nato e la maggior parte delle guerre statunitensi è risaputo. Ma lasciamoglielo fare con l’appoggio di Fini, Bossi e Berlusconi (in fin dei conti hanno le stesse opinioni).
Per quale motivo l’occupazione di un paese straniero dovrebbe essere affrontata con un voto di fiducia? Se Rifondazione comunista votasse a favore, questo rappresenterebbe una tragedia per la sinistra europea e ho paura che possa solo portare a un disastro sia in Afghanistan sia in Italia, nella prospettiva della creazione di un’alternativa politica da voi. Se inzierete ad argomentare sul regime che potrebbe risultare da un eventuale ritiro delle truppe, allora nuoterete in un acque agitate. Non dovete dimenticare il patetico passato imperiale del vostro stesso paese. L’invasione dell’Albania e dell’Abissinia da parte di Mussolini furono giustificate secondo la stessa logica: stiamo portando la civilizzazione europea a questi stati monarchici, feudali ed arretrati. Il «regime change» non era accettabile allora e non dovrebbe esserelo ora.
Ti scrivo da vecchio amico di Rifondazione. Spero di poterlo rimanere anche dopo il voto parlamentare.
Fraternamente,

Tariq Ali