Tappa lampo a Kabul

Il presidente degli Stati uniti George W. Bush è arrivato ieri sera in India, nella capitale New Delhi per l’occasione agitata da una manifestazione di protesta. Ma la prima visita del presidente americano in Asia meridionale è cominciata alcune ore prima, nella mattinata, con una tappa non annunciata in Afghanistan: l’aereo presidenziale Air Force One è atterrato nella base aerea americana di Bagram, a nord della capitale, da cui alcuni elicotteri militari hanno trasportato il presidente e il suo entourage a Kabul. La Casa Bianca, attraverso portavoce e alti funzionari, ha colto l’occasione per parlare dell’Afghanistan come di un «relativo successo» americano (in confronto all’Iraq…), ma la segretezza e le misure di sicurezza eccezionali che hanno circondato l’arrivo del presidente dicono tutt’altro: quattro anni dopo la caduta dei Taleban, l’Afghanistan resta in preda a una guerriglia, 1.500 persone sono state uccise in attacchi suicidi nel solo 2005 (inclusi molti soldati americani). E mentre la forza «di pace» di 9.000 truppe Nato stenta a imporre l’ordine in un territorio per lo più in mano a milizie di signori locali, la forza internazionale di 18mila soldati guidata dagli Stati uniti si dedica da oltre quattro anni a dare la caccia ai gruppi armati di ex Taleban e al Qaeda lungo la frontiera afghano-pakistana, con grande dispendio di mezzi ma scarsi risultati.

Suonano involontariamente ironiche le parole pronunciate da Bush durante la conferenza stampa seguita all’incontro con il presidente afghano Hamid Karzai (installato al potere dopo che l’offensiva aerea americana ha rovesciato il regime dei Taleban nell’autunno 2001): parlando del capo di al Qaeda Osama bin Laden e del fondatore dei Taleban, Mullah Omar, Bush ha detto «il punto non è se saranno presi ma quando». La realtà è che la «guerra al terrorismo» lungo la frontiera afghano-pakistana finora è stata infruttuosa. Ha creato però parecchi problemi di vicinato. Il governo di Kabul accusa spesso il Pakistan di non controllare l’infiltrazione di uomini armati che hanno base sul lato pakistano della frontiera. Bush ha detto ieri che solleverà il problema delle «infiltrazioni» con il governo del Pakistan, durante la sua visita a Islamabad (sabato, a conclusione del tour indiano).

I problemi sono però anche sul lato opposto. Pressato dagli Stati uniti a collaborare nella «guerra al terrorismo», l’esercito pakistano ha lanciato negli ultimi due anni una serie di operazioni militari sul suo lato della frontiera, nelle «Agenzie tribali» (i territori semi-autonomi amministrati dai clan pashtoon sui monti al confine con l’Afghanistan). Proprio ieri l’ultimo episodio di questa guerra, appena poche ore prima dell’arrivo di Bush a Kabul: elicotteri da guerra pakistani hanno attaccato un villaggio, Danda Saidgai, nel Nord Waziristan non lontano dalla frontiera afghana. Era un nascondiglio di guerriglieri, dicono i portavoce militari, e «oltre 45 uomini, per lo più stranieri con i loro fiancheggiatori locali, sono stati uccisi». L’esercito pakistano dice che il gruppo comprendeva combattenti ceceni, uzbeki, tajiki e afghani (la presenza di formazioni islamiste giunte dall’Asia centrale durante il regime Taleban è in effetti nota da tempo).

L’attacco ha avuto però una reazione: quando nella vicina città di Miranshah, capoluogo del Nord Waziristan, si è sparsa la voce che nell’attacco sono state uccisi anche civili, abitanti del luogo nelle loro case, gli uomini dei clan hanno imbracciato i loro kalashnikov (e anche lanciarazzi e fucili automatici, riferisce la reuter) e sono saliti sui tetti delle case, da cui hanno fatto fuoco sugli elicotteri pakistani. Il Waziristan è la stessa zona dove in gennaio c’era stata una quasi rivolta quando truppe Usa erano «sconfinate» dal territorio afghano e avevano colpito un casolare uccidendo parecchi civili.