Talebani d’Italia

Anche la globalizzazione, che pure è antica e procede, non è – come avrebbe detto Mao – un pranzo di gala: una crescita indefinita di benessere prodotto dalla mano invisibile del dio mercato. Vuoi o non vuoi, questa globalizzazione è incappata in una guerra annunciata che ogni giorno diventa più presente e che – lo ha detto il giovane Bush – sarà “lunga e sporca”.
Questo piccolo incidente di percorso sta producendo notevoli novità culturali. Così – per esempio – il cavalier Silvio Berlusconi assolutamente relativista in fatto di conflitto di interesse o di falso in bilancio, diventa uomo di principi assoluti in fatto di civiltà: “Non si possono mettere sullo stesso piano tutte le civiltà, bisogna essere consapevoli della nostra supremazia, della primazia occidentale”.
Il nostro attuale presidente del consiglio (può accadere di tutto) sembra folgorato dall’editoriale fondamentalista di Angelo Panebianco sul Corsera di ieri: “Il relativismo culturale è una degenerazione del principio di tolleranza inscritto nella democrazia liberale. Si tratta di una forma (dissimulata) di nichilismo”.
Convenienze politiche a parte, sembra di essere a un ritorno di analfabetismo, proprio nella nostra “culla” di civiltà. Sembra paradossale, ma le affermazioni di Berlusconi e di Panebianco le troviamo tali e quali sulle labbra dei talebani. E francamente, averci un talebano a palazzo Chigi e un altro al Corsera un po’ preoccupa. E viene ancora da chiedersi come mai questi due importanti personaggi non abbiano ancora coperto di accuse mortali il giovane Bush, che è andato a rendere omaggio a una moschea e si è tolto anche le scarpe rimanendo in calzini, una tremenda e nichilistica mortificazione per la civiltà occidentale.
Imbarcati in questo delirio fondamentalista non ci vuole molto a demonizzare i no-global e tutti quelli che in qualche modo criticano questo nostro mondo occidentale e capitalistico. E così il cavaliere – sempre in sintonia con Angelo Panebianco – denuncia solennemente (fa pensare a Pietro l’Eremita) “la singolare coincidenza di chi dall’interno del mondo occidentale stesso, critica il modo di vivere e di pensare di questo mondo come se fosse colpa sua”, e non – fa intendere – di quei selvaggi che sono rimasti “indietro di 1.400 anni”.
Francamente se non fossimo in questa civiltà occidentale (che ne ha fatte di tutti i colori), e che pure deve Aristotele alla traduzione di Averroè e un po’ di matematica agli arabi, ci sarebbe da aver paura. I nostri talebani, se gli diamo spazio, possono diventare più pericolosi di quelli che hanno fatto il massacro di New York e di Washington. Il sonno della ragione genera mostri si diceva una volta: quelli nostrani sono mostriciattoli, ma non per questo meno contagiosi e pericolosi. “Tuttavia – parola di Panebianco – non siamo ancora spacciati”. Nonostante Berlusconi e Panebianco, mi permetto di aggiungere.