Tagli alla scuola «Sciopero generale»

Il governo taglia e il mondo della scuola minaccia lo sciopero generale. Ieri pomeriggio si è aperto uno scontro tra l’esecutivo e i sindacati, a causa dei tagli annunciati in mattinata dal premier Romano Prodi. Il presidente del consiglio aveva incontrato i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil per presentare la finanziaria dal versante della scuola, secondo la ricetta dei «tagli» elaborata dal ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa: riduzione del numero di classi, taglio degli organici (insegnanti di sostegno compresi), dimezzamento degli scatti di anzianità. «Da far impallidire la macelleria sociale», aveva commentato uscendo il segretario della Flc Cgil Enrico Panini. Lo stesso ministro della pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, nel pomeriggio si era sentito in dovere di «smentire», protestando per i tagli annunciati e facendo capire che erano tutta farina del collega Padoa Schioppa: «Le indiscrezioni che circolano non mi appartengono e sono certo – spiega – che non appartengono a nessun componente di un governo di centrosinistra, tanto meno del nostro».
Smentite o meno, l’incontro tra le tra Flc Cgil, Cisl scuola e Uil scuola con il premier Romano Prodi e il ministro dell’istruzione Fioroni, si era concluso con la conferma di nuovi tagli alla scuola. La ricetta proposta dal ministro Padoa-Schioppa, per risolvere i grandi ritardi della scuola, come messo in evidenza dai dati Ocse, è continuare a considerare l’istruzione come una voce di bilancio dove poter usare forbici per eliminare spese che non fanno tornare i conti.
La bozza della legge finanziaria, secondo la Flc Cgil, dice sostanziamente: aumento del numero dei bambini per classe, riduzione degli insegnamenti di sostegno, dimezzamento degli scatti di anzianità, riduzione di tutte le flessibilità didattiche; e ancora, non dà nessuna risposta ai 200 mila precari e al rinnovo dei contratti, riduce di oltre 20 mila i posti degli Ata (assistenti scolastici).
Questi provvedimenti minacciosi di Padoa-Schioppa hanno fatto imbestialire dunque i sindacati, che se avevano già subito tagli dal governo Berlusconi, adesso si trovano quasi davanti a un rigore da «Moratti-bis». Con un ministro dell’economia più banchiere che politico, che sembra stare più attento ai conti che non agli interessi del paese.
«Quello che il governo ci prospetta è una vera e propria macelleria sociale – ha dichiarato Enrico Panini il segretario della Flc-Cgil – Se Prodi non ritirerà immediatamente gli articoli dalla finanziaria, le tre confederazioni, in modo unitario, hanno già deciso di proclamare uno sciopero generale e sarà solo l’inizio delle proteste».
Il malumore per i tagli annunciati dal governo si fa sentire anche all’interno della stessa maggioranza. Pietro Folena, presidente della Commisione cultura alla Camera di Prc-sinistra europea, ha auspicato «che le bozze in circolazione siano sbagliate. Altri tagli alla scuola sarebbero inaccettabili». A testimonianza della grave decisione di colpire la scuola si scaglia anche la parte moderata del centro-sinistra. Il responsabile scuola della Margherità, Antonio Rusconi, osserva «che le forze del governo hanno il dovere di una coerenza verso il mondo della scuola rispetto al nostro programma elettorale» e aggiunge che «per il governo Prodi la scuola deve tornare ad essere una priorità per questo Paese».
Alla decisione di non affrontare con le dovute risorse il contratto della scuola, scaduto da 9 mesi, e la mancanza di investimenti nella prossima legge finanziaria, si dice contrario anche Piero Bernocchi, dei Cobas, che annuncia uno sciopero della fame.