Supermarket Kalashnikov

Curioso destino quello di Nicolas Cage, uno degli attori che si sono schierati contro la guerra preventiva di Bush. La sua foto, ritoccata da un abile grafico (i capelli e metà del volto sono coperti da pallottole) compare sui cartelloni delle sale cinematografiche di mezzo mondo sotto il titolo Lord of war, sottotitolo «dove c’è un uomo c’è un’arma». Presentato ieri a Roma da Amnesty International e dalla Rete italiana per il disarmo per lanciare la campagna «control arms» il film diretto da Andrew Niccol rappresenta un’opera scomoda e controcorrente. Pur rispettando le regole imposte dal cinema americano (storia d’amore, intrecci, azione, effetti speciali) «il signore della guerra» ha una forte impronta politica, rappresenta una denuncia immediata e diretta degli orrori della nostra epoca, del disordine mondiale seguito alla fine della Guerra Fredda, dell’arricchimento delle Grandi potenze, in special modo degli Usa, ai danni di gran parte del pianeta, e dei commerci illeciti che impoveriscono l’Africa. Per queste sue caratteristiche il film è stato «ripudiato» da Hollywood e nessun produttore (a poche settimane dall’inizio della guerra in Iraq) ha aperto i cordoni della borsa. Lord of war è così un film americano, girato in gran parte in America (e in Sudafrica), ma – come ha fatto notare Cage «non c’è nessuna componente americana che lo finanzia».
Cage diventa sullo schermo Yuri Orlov, ucraino americanizzato che ben presto scopre la vocazione del trafficante di armi. La sua fortuna inizia con la fine della Guerra Fredda. Gli immensi arsenali russi e dei paesi che si staccano da Mosca, prima tra tutti l’Ucraina, vengono saccheggiati dai commercianti di armi che scoprono i fiorenti mercati della ex Jugoslavia, dell’ Afghanistan, e soprattutto dell’Africa.
Tutto ciò, quanto cioè ci mostra Cage-Orlov nel suo giro del mondo per vendere carri armati, missili ed elicotteri, è assolutamente e rigorosamente vero. Tra il 1982 ed il 1992 sono state rubate in Ucraina, grazie complicità di apparati militari e politici corrotti, armi per un valore di 32 miliardi di dollari. Il fucile mitragliatore Ak-47, meglio noto come Kalashnikov che, come spiega Cage nel film «non si surriscalda, funziona sempre anche se coperto di sabbia, e può essere usato anche da un bambino», è certamente il prodotto più «riuscito» dell’industria della disciolta Urss. Cage-Orlov ne vende milioni sui mercati africani. In Liberia diventa il fornitore ufficiale del dittatore al potere (il vero signore della guerra era Charles Taylor) che paga in diamanti. Tra le comparse del film molti «bambini-soldato», protagonisti di guerre vecchie e nuove che insanguinano il continente africano. Quanto lo spettatore vedrà al cinema, magari pensando di assistere ad un opera di fantasia, è, val la pena di ripetere, quanto è veramente accaduto e accade: con le armi fatte sparire a Mosca e Kiev si sono massacrati serbi, bosniaci e croati, sono state armate falangi di bambini che hanno sgozzato, incendiato villaggi, compiuto stragi con fiammanti Ak 47 venduti dai colleghi di Cage-Orlov. Tutto ciò è accaduto con la complicità, la supervisione e l’approvazione delle grandi potenze. Lord of war è anche un film che piace (negli Usa ha avuto un grande successo di pubblico), anche se Cage propone un Orlov con una personalità troppo contorta e non si vede con nettezza (ma si intuisce) l’intreccio di complicità nelle alte sfere del Pentagono che coprono e permettono il commercio delle armi. Amnesty e la Rete italiana per il disarmo hanno trasformato il film di Niccol in un «testimonial» per la campagna Control Arms. «Le armi convenzionali – ha detto ieri il direttore di Amnesty Italia, Gabriele Eminente – sono le vere armi di distruzione di massa». L’obiettivo dei promotori della campagna è far pressione sui potenti del pianeta per giungere all’approvazione di un Trattato internazionale per il controllo delle armi leggere. «Molti prodotti e beni, dalla carne alle valige, sono sottoposte alla “tracciabilità” – fa notare Amnesty – mentre non si sa da dove provengono e qual’è la destinazione delle armi leggere». Entro la metà del prossimo anno i promotori intendono raccogliere un milione di volti (foto di persone con la scritta control arms in sottofondo) che saranno virtualmente presenti alla conferenza che si terrà all’Onu nel mese di luglio del 2006 che dovrà decidere come fermare il traffico illecito di armi leggere.