Sull’energia l’Ue striglia l’Italia

A parte Olanda, Danimarca e Malta, che hanno fatto pienamente i compiti, gli altri paesi della Ue non hanno completato la liberalizzazione nel settore del gas e dell’elettricità come deciso nel vertice di Barcellona del 2002.
Questa è l’amara constatazione del commissario all’energia Andris Piebalgs. E così partono 50 azioni contro 17 paesi e tra i cattivi finisce anche l’Italia – in questa stagione paladina della liberalizzazione – che si becca la sua bella lettera di messa in mora (il primo passo nel cammino di sanzione europeo) per la violazione di quattro punti del diritto comunitario.
E parte pure un altro procedimento legale contro Roma per non aver recepito la legislazione comunitaria sull’elettricità rinnovabile, mentre Bruxelles chiede al governo di muoversi anche sul fronte dei biocarburanti.
Per completare il panorama, l’esecutivo comunitario ha inviato, sempre ieri, all’Italia un parere motivato (la seconda tappa nel cammino di infrazione) chiedendo di dare esecuzione alla sentenza della Corte di giustizia del Lussemburgo relativa alla legge sugli investimenti in imprese del settore energetico, il cosiddetto decreto anti-Edf.
Se Roma non si adegua, la prossima volta arriveranno sanzioni economiche.
Tornando alle violazioni sulla liberalizzazione del settore energetico, Bruxelles rimprovera Roma sul gas per «l’assenza, o l’insufficienza della separazione funzionale (unbundling, in termini tecnici, ndr) fra le attività di trasmissione e gli operatori di sistema in modo da garantirne l’indipendenza» e per un difetto simile (sempre unbundling) nella distribuzione tanto del gas quanto dell’elettricità.
Rimanendo nell’elettricità, la Commissione ha messo in guardia Roma per «l’esistenza di prezzi regolamentati, che bloccano l’accesso di nuovi fornitori» e per «l’accesso preferenziale di cui godono alcuni contratti storici nel mercato dell’elettricità».
Va peggio a Parigi in questo settore: cinque messe in mora – compresa la recente norma che si oppone alle Opa in settori strategici, tra cui anche l’elettricità – a finire sotto la lente di Bruxelles.
Da rivedere anche la spagnola legge Rato (il ministro dell’economia di Aznar) che permette di congelare i diritti di voto di imprese straniere nelle società del settore energetico, mentre il decreto reale lanciato contro E.On verrà giudicato solo successivamente.
Sul versante delle energie rinnovabili, Piebalgs ha prima sottolineato come «il prezzo del petrolio rafforza l’importanza di queste fonti», e quindi accusato l’Italia perché «non esiste una normativa secondaria sufficiente per permettere la penetrazione dell’energia verde nei mercati». Per i biocarburanti mancano invece le comunicazioni strategiche per il 2004 ed il 2005, mai arrivate alla Commissione semplicemente perché non sono mai partite da Roma.