Sulla situazione in Libano e nella regione

Questo rapporto fornisce un sommario dei principali sviluppi politici, militari, sociali e economici
Degli ultimi mesi riguardanti la situazione internazionale in generale e sul fronte arabo, con particolare enfasi rispetto alla situazione libanese.. In particolare questo rapporto sottolinea e seguenti :
• L’escalation militare Statunitense e NATO.
• Gli sviluppi nella crisi globale del Capitalismo e i suoi effetti sui poveri e sulla classe lavoratrice.
• La situazione araba e regionale
• La situazione Libanese

Riguardo alla escalation militare statunitense e NATO

A dispetto dei consecutivi colpi che ha sofferto nell’ultimo anno, in quella che ha scelto di definire la sua guerra al terrore, gli US continuano ad espandere la loro presenza militare nel mondo, e per meglio dire chiedono aiuto ai loro alleati per aprire nuovi fronti con un doppio scopo:
• Primo provare ad ottenere alcune vittorie parziali con cui potere giustificare gli alti costi della recenti decisioni adottate dalla amministrazione Obama, sia in termini finanziari che in termini di perdite umane. Alla facciata di queste decisioni è di incrementare il numero delle truppe in Afghanistan, l’intensificazione della presenza Americana e NATO nella regione del Golfo (specialmente nello Yemen) e l’incremento della presenza di truppe Americane in America Latina.
• Secondo ottenere un nuovo momento per il suo obiettivo strategico, vale a dire accerchiare la Cina e la Russia, che rivitalizzi l’originale piano Americano conosciuto come il Nuovo Ordine Mondiale dopo che questo aveva incontrato diversi ostacoli alcuni dovuti a battute di arresto militari e alcune dovute alla crisi globale e internazionale del capitalismo.
• In questo tentativo di effettuare un cambiamento geopolitico in Europa e Asia, l’esercito americano è attivo su due fronti :
• Il primo fronte, passa attraverso la Corea e Taiwan cioè in direzione della Cina,.Gli USA recentemente hanno annunciato un accordo che vale 6.2 miliardi di dollari statunitensi per ammodernamento dell’esercito Taiwanese con 60 elicotteri di nuova generazione e missili terra aria .
• Al tempo stesso c’è stata una chiara escalation in Corea , dove sono state annunciate nuove manovre militari, in coincidenza con le annuali esercitazioni che negli ultimo 18 giorni hanno visto la partecipazione di 18000 militari statunitensi e 10000 soldati Sud coreani. Tutto questo mentre in Cina venivano tenuti degli incontri per la fine degli armamenti nucleari in Nord Corea.
• Il secondo fronte si muove in direzione della Russia da due differenti direttrici; per la precisione Romania e Afganistan.
o In Romania , gli Stati Uniti hanno annunciato la loro intenzione di installare un sistema di scudo missilistico in modo da contrastare l’intenzione Russa di dispiegare nuovi missili nella regione di Kaliningrad. Questo può riportare al ritorno della guerra fredda, neanche tanto fredda, in Europa e potrebbe ricreare un Europa divisa nel momento in cui gli Stati Uniti stanno tentando sventare i tentativi di alcuni paesi europei di allontanare le armi nucleari presenti sui loro territori.
o In Afganistan , il paese che a partire dagli anni ottanta del secolo passato ha costituito , la base per la guerra Americana contro l’URSS si può essere osservare che le nuove iniziative militari in questo paese non hanno impedito agli Stati Uniti dal cercare di pervenire ad accordi con i Taliban o con alcuni settori influenti e circoli decisionali dentro questo movimento. Gli Stati Uniti non hanno riscontrato nel Presidente Afgano, Hamid Karzai, un uomo idoneo e competente per portare avanti la loro politica nella regione. E’ percepito dagli US come un debole, (ci sono rapporti secondo cui gli è stato rifiutato il visto di ingresso negli stati uniti, il ché ricorda quello che accadde all’ultimo Sha dell’Iran). Questa debolezza è quello che spiega parzialmente il cambiamento della politica statunitense attraverso i colloqui con chi ha oggi il controllo del territorio in Afganistan.
In questo contesto è bene ricordare che questa regione oltre alla sua importanza geopolitica, attraverso il commercio della droga ha fornito consistenti fondi alla Cia (che era solita essere organizzata in stretta connessione con i Taliban). Infatti ci sono rapporti che testimoniano che la produzione di droga è recentemente aumentata più di quaranta volte a partire dall’arrivo delle forze NATO nella regione .
Ci sono due obiettivi degli USA integrati dalla continua attività statunitense, sia in campo militare che politico, in numerosi paesi in America Latina in connessione con le cospirazioni stanno preparando contro Venezuela, Nicaragua in aggiunta ai recenti punti caldi come Honduras e Colombia.Questi obiettivi e attività inoltre sono complementari ad alcuni dei colpi di stato militari in alcuni paesi africani, dove dei regimi fedeli alla Francia sono stati sostituiti da quelli più fedeli agli USA nello sforzo di al pieno controllo del continente africano.
Sulla la crisi globale internazionale nel capitalismo e il suo impatto sulle classi povere e lavoratrici.
Questa escalation militare deriva dal tentativo USA di esercitare e mantenere un controllo unipolare su tutto il pianeta e trarre vantaggio di questo controllo al fine di risolvere la sua crisi strutturale tuttora in corso.
Per quanto riguarda la crisi globale internazionale nel capitalismo un aspetto dove puntare l’attenzione per i molti indicatori che rafforzano la sopracitata ipotesi :
1. Albert Edwards, uno dei principali analisti della banca francese Societè General , ha dichiarato che la banca americana Goldman Sachs, dopo avere eliminato la competizione Globale a Wall Street come centro finanziario, oggi si sta indirizzando verso indebolimento di paesi e stati . Egli inoltre teorizza che questa banca (Goldman Sachs) ha deliberatamente coperto l’ammontare del debito accumulato dallo Stato Greco dopo che aveva consentito e incoraggiato le banche europee a fornire alla Grecia nel 2009 più di 252 miliardi di dollari statunitensi senza conoscere l’estensione completa del problema di questo paese. In questo contesto percepisce che il tempestivo tentativo dei paesi europei di venire in soccorso della Grecia non solo come un tentativo di aiuto alla Grecia o ad altri paesi sulla via del collasso (Portogallo, Italia, Spagna e Irlanda), e neanche unicamente per posporre il possibile tracollo nell’Euro Zona..Questo tempestivo tentativo di soccorso è valutato anche come il tentativo di prevenire l’eventuale bancarotta di latri importanti paesi dell’euro zon, come la Francia o la Germania che nei confronti della Grecia vanta crediti per oltre 115 miliardi di dollari, in aggiunta ai suoi diversi crediti verso i vari altri paesi dell’Europa meridionale. Cosa che sta creando significative preoccupazioni poi è il fantasma del collasso che si sta agitando come un presagio che rimanda allo scenario seguito la depressione del 1929 e che porto all’emergere del Nazismo e alla seconda guerra mondiale. In ogni caso si deve ricordare che la banca Goldman Sachs ha ricevuto un grande supporto dall’amministrazione Obama grazie alle sue politiche fiscali e monetarie che hanno sollevato la questione sul ruolo della amministrazione USA nella corrente fluttuazione dell’Euro, che a sua volta ha portato ad una diminuzione dell’export europeo e ha influenzato in potere di acquisto di un ampio segmento di europei che ha comportato un accumularsi di problemi socio economici, incluso l’aumento della disoccupazione e l’incremento della tendenza di andare verso i paesi asiatici di alcune grandi compagnie. Questo argomento ci conduce ad una altra questione susseguente: gli stati uniti stanno cercando di eliminare un gruppo di capitalisti che possono in futuro divenire suoi competitori ? E in questa eventualità qual è la sorte dell’Unione Europea e dei paesi del G7 ?
2. Se si guarda verso l’Asia e in particolare al Giappone, è possibile identificare la stessa tendenza ossia una rapido degrado nelle condizioni economiche. In un rapporto emesso il 12 febbraio, il governo Giapponese ammetteva che la situazione economica sta deteriorando ad un ritmo più veloce di quanto fosse originariamente stimato, e che l’attività industriale si era ridotta in maniera significativa cosa che si è riflessa negativamente sull’occupazione e sui consumi. Si prevede che i primi due trimestri del 2010 saranno i peggiori, specialmente dopo la significativa riduzione dell’export giapponese in conseguenza del calo della domanda US (che sta riadattando politiche protezioniste per proteggere i suoi prodotti nei confronti dell’export estero) e anche dovuto al calo della richiesta dall’Europa (la quale ha significativamente sofferto a causa del precedente incremento nel tasso di cambio europeo).
3. Se analizziamo il settore dell’energia, il settore petrolifero e del gas in special modo, si può osservare che la fluttuazione nei prezzi ha portato ad ulteriore controllo del mercato da parte delle compagnie Statunitensi. Ci sono previsioni correnti circa un aumento dei prezzi nella prima metà di questo anno, in coincidenza con una aumento dei livelli di produzione e con l’ampliamento nel controllo da parte delle compagnie statunitensi e britanniche di questa importante merce e risorsa. In questo contesto si potrebbe osservare gli aumentati impegni per una presenza politica e militare americana in Africa (al tempo stesso si possono prevedere insieme con colpi di stato e cambiamenti geopolitici a partire dal Sudan al sud di questo continente) associato con la crescita del ruolo di Israele in Africa; vale a dire come una parte dell’attuale tentativo americano di esercitare un pieno controllo sulle risorse petrolifere dell’intero pianeta . Seguendo la medesima traccia di analisi, un elemento di attenzione va posto sui recenti eventi svoltisi nelle Isole Malvinas (Falklands Islands) dove il ritorno della tensione tra Argentina e Gran Bretagna è da attribuire alle ultime scoperte di gas e petrolio nella zona e alla susseguente decisione da parte Inglese di consentire a diverse compagnie di portare avanti le attività esplorative.
4. Questa fotografia per gli indirizzi americani in merito alle politiche economiche e di dominio, coincidono con le minacce militari a partire dall’Afganistan fino all’America Latina (in altre parole coprono quasi tutto il globo) stanno avvicinando quella che potremmo chiamare la terza guerra mondiale, anche se non dichiarata la guerra mondiale del prossimo secolo. Questa tendenza anche come un indicazione che rivela come il nostro mondo continuerà ad essere soggetto nel prossimo futuro a nuove crisi e conflitti in entrambi campi fiscale ed economico, che avranno impatti negativi e distruttivi sulle classi lavoratrici nei paesi capitalisti. Questo è particolarmente vero per i paesi europei; specialmente a partire da adesso che la crisi sta minacciando non tanto i paesi europei più deboli ma gli altri quelli che di regola sono considerati forti come la Germania o la Francia; e dove le misure economiche e fiscali adottate da questi paesi non sembrano destinate in primo luogo ad alleviare l’aggravamento delle condizioni dei propri cittadini .
Sulla situazione nella regione araba
La regione rimane in un forte stato di tensione, a partire dagli eventi nella Palestina Occupata (Specialmente la recrudescenza dell’aggressione israeliana e agli assassinii operati dal Mossad) per finire all’Iran che è minacciato ancora di sanzioni.. L’aumento del livello di tensione è scaturito in questa occasione dallo Yemen ed è aumentato fino a fare dell’intera regione tra Africa e Arabia Saudita una regione estremamente tesa al punto che un conflitto militare può scoppiare in qualsiasi momento.
Gli stati uniti nei loro tentativi di tenere tutte le carte nella regione, non recedono dal procedere con le sanzioni nei confronti dell’Iran. Essi sono andati oltre proponendo che la regione potrebbe essere un po’ più interna alla NATO, dove è stato deciso di stabilire nuove basi militari in quattro paesi e cioè Qatar, Bahrain, Emirati Arabi Uniti e Kuwait.Questi contingenti saranno supportati da una maggiore presenza di missili, incrociatori e cacciatorpediniere. Recentemente sono circolate voci su un incontro in merito al dossier sul nucleare iraniano tra il capo della CIA (Leon Panetta) e dei funzionari israeliani tra cui Benjamin Netanyahu, Ehud Barrack e Meir Dagan (capo del Mossad). Mentre questo incontro può avere l’obiettivo dichiarato di limitare la diffusione di armi nucleari, l’obiettivo effettivo è quello di portare l’Iran ad accettare la politica americana nella regione, vale a dire l’andamento in Iraq e Afganistan, e limitare il suo sostegno ad Hamas. Come risposta, e in particolare in risposta a ciò che sta accadendo in Yemen e alle nuove decisioni americane, l’Iran ha deciso di spostare la ‘battaglia’ per lo Stretto di Hormuz e di aumentare la propria presenza militare in questa regione. In questo contesto si può notare come gli eventi rappresentino una escalation in vista delle minacce israeliane di attaccare l’impianto nucleare iraniano, minacce che sono parte del piano statunitense per la regione. Entrando nei dettagli, va riconosciuto che gli Stati Uniti stanno adottando una politica che utilizza diverse opzioni e fronti; da una parte cercando di stabilire una separazione tra la situazione palestinese e la situazione in altri paesi arabi, e continuando a lavorare per creare una separazione tra la politica dell’ Iran e la Siria .
In questo contesto è importante notare quanto segue:
Vi è un forte interesse nel rapporto con la Siria. Da un lato gli Stati Uniti hanno ristabilito un loro ambasciatore in Siria, evento che è stata preceduto e seguito da visite di vari funzionari dell’amministrazione a partire da Daniel Benjamin l’ufficiale di collegamento per l’antiterrorismo del Dipartimento di Stato fino a William Burns. Si aggiunge all’interesse francese rappresentato dalla la visita del Primo Ministro francese, François Fillon tesa a ‘rafforzare i rapporti tra i due paesi’.
• Questo interesse si accompagna al rinnovato rinnovo della Turchia come mediatore nel processo di pace tra Siria e Israele, sia Burns che il presidente siriano Bashar Al-Assad hanno sottolineato l’importanza di questo ruolo e la necessità di fornire il supporto necessario per il suo successo.
• Su un altro fronte, gli Stati Uniti hanno annunciato il 10 febbraio, che, in risposta ai nuovi sviluppi per quanto riguarda il capitolo l’Iran e ‘terrorismo’, se si moltiplicheranno i fallimenti, gli USA aumenteranno la qualità e la quantità delle loro armi e delle armi della NATO attualmente conservate nei depositi israeliani.
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• Allo stesso tempo, mentre il Segretario Generale dell’ONU ha invitato Israele ad attuare la Road Map, e ha dichiarato che la fermata parziale per la costruzione di insediamenti è trasformare l’ identità delle zone e dei siti culturali della zona orientale di Gerusalemme, per trasformarli in ‘ebraici’; l’ultimo di questi tentativi è stata la richiesta di includere nel piano di risanamento del patrimonio nazionale i siti che si trovano sotto la Moschea di Ibrahim a Hebron .Questo si aggiunge ai numerosi atti di aggressione effettuati contro Gaza e che si somma ai diversi tentativi di omicidi ,l’ultimo dei quali è stato l’assassinio a del leader di Hamas Mahmoud Al Mabhouh a Dubai, ad opera di un nucleo con passaporti britannici, francesi, australiani e di altri paesi europei.
• Per quanto riguarda l’Iraq, stiamo assistendo a una escalation di violenza, alla vigilia delle elezioni parlamentari previste per il 7 marzo, in un momento in cui c’è un fitto scambio di relazioni messo in campo dagli americani per garantire, stabilire e rafforzare i contatti con esponenti politici iracheni che si trovano attualmente in Iran e con figure importanti che hanno esercitato un’influenza significativa durante il regime di Saddam .
• Possiamo evidenziare anche il cambiamento della posizione americana rispetto alle elezioni Presidenziali in Egitto; dove sembra che gli USA hanno abbandonato Hosni Mubarak in quanto incapace, secondo fonti bene informate, di difendere il proprio regime alle prese con i dilemmi che gli oppongono. A questo si aggiunge la forte opposizione Islamica che si contrappone al regime . In questo contesto si vocifera che ci siano i poteri forti statunitensi dietro la nomina dell’ex Capo dell’Agenzia Atomica Internazionale (IAEA) Mohammad Al Baradii, in quanto figura di tutto rispetto nel suo paese e con ottimi legami e relazioni con la nuova amministrazione statunitense.
• Infine, va detto che l’impatto negativo della crisi globale del capitalismo si sta tuttora manifestando sulle condizioni economiche nel mondo arabo, anche se in misura minore. Si deve anche sottolineare che i paesi arabi produttori di petrolio hanno ancora una volta aderito alle esigenze americane aumentando la loro produzione; ad esempio il governo iracheno ha aumentato la produzione a 12 milioni di barili al giorno, in combinato disposto con gli aumenti in altri paesi del Golfo. Attualmente la situazione economica in Egitto è sull’orlo del collasso, contrariamente a quanto sostenuto dal ministro delle Finanze con la dichiarazione di ottimismo in cui ha dichiarato che il livello del debito pubblico rispetto al PIL è sceso dal 110% al 70%. Considerando che ad Abu Dhabi e Dubai c’è ancora preoccupazione relativa al mercato degli investimenti . Se si tiene anche conto delle ripetute e continue richieste americane per l’uso di risorse e denaro arabo per alleviare al peggioramento delle condizioni dell’economia americana e dei settori corrispondenti, si può concludere che la situazione economica della regione araba sarà sottoposta ad un peggioramento delle condizioni e sarà una fase difficile da superare.
Sulla situazione libanese
Le condizioni all’interno della regione e dentro i diversi paesi arabi influisce negativamente sul Libano che sta vivendo una situazione alternando momenti di calma e tensione, dove possiamo osservare le seguenti tendenze
• Attualmente da circa un mese, i funzionari israeliani stanno incrementando il livello delle loro minacce nei confronti del Libano questo avviene in stretta connessione con i tentativi attualmente in corso di forzare l’Iran a cambiare la sua politica nei riguardi di Israele e più ancora di incoraggiarlo a cooperare con gli USA sulla questione Afganistan .Queste minacce, che Netanyahu ha cercato di attenuare affermando che il suo governo non ha intenzione di attaccare il Libano, sono accompagnate dalle continue violazioni israeliane dello spazio aereo libanese. A questo si aggiunge l’ultimo rapimento di un cittadino libanese seguito ad una sortita dell’esercito israeliano nel territorio libanese attualmente sotto il controllo delle truppe dell’ONU. Questo viene seguito dalle successive dichiarazioni di diversi funzionari militari israeliani secondo i quali i tentativi di assassinare il segretario generale di Hezbollah sono ancora operativi. E’bene notare che le forze delle Nazioni Unite, incaricate con l’attuazione della risoluzione Onu 1701 di controllare il confine libanese e internazionale, l’ONU non ha fatto alcun tentativo di porre fine a queste continue violazioni israeliane; l’ONU non ha condannato e non c’è stata nessuna prese di posizione da parte sua per quanto riguarda le continue dichiarazioni di Israele circa la sua intenzione di pianificare una serie di operazioni per assassinare alcuni cittadini libanesi e arabi.;
• Di fronte alle minacce israeliane, che sono collegate ai piani americani per la regione e per l’Iran, assistiamo alla completa paralisi del governo libanese. Il nuovo governo di unità, che ha visto la luce a seguito della distensione tra la Siria e l’Arabia Saudita, ha in sé tutte le contraddizioni della situazione libanese. Esso è nato paralizzato a causa della sua completa e totale dipendenza dall’agenda “esterna”e perciò non è ancora capace di prendere nessuna decisione seria. Da più parti si è spesso affermato che la paralisi è il risultato dell’attesa di vedere che piega prenderanno molti degli eventi esterni e dei file (situazioni ndt), inclusa la situazione tra USA e IRAN, il rulo della Turchia nel rilancio dei negoziati tra Siria e Israele, Oltre alla questione dei nuovi negoziati previsti tra i palestinesi e gli israeliani. Come accennato in precedenza, si dice che questa attesa molto probabilmente dovrà attendere l’inizio della prossima estate
• In considerazione della attuale fase di stallo , la borghesia libanese (rappresentata sia nel governo che nel Parlamento) ha rinnegato molte delle sue decisioni (programmatiche), di cui forse la più importante fra queste è la richiesta di modifica della legge per le elezioni comunali riducendo a 18 anni l’età per partecipare al voto. Infatti la maggior parte dei rappresentanti hanno votato in contraddizione con quello che avevano precedentemente concordato, il che ha riportato la discussione al punto di partenza. Allo stesso tempo, le forze reazionarie hanno resistito ancora una volta alle richieste dei movimenti tese a garantire alle donne libanesi sposate con non-libanesi il diritto di trasmettere la cittadinanza libanese ai loro figli.
• Nella sfera economica in un recente rapporto rilasciato dalla banca d’investimento di livello internazionale Barclays Capital questa afferma che i risultati sono promettenti ma l’orizzonte è difficile, soprattutto per quanto riguarda la resistenza ai tentativi di privatizzazione del settore energia e dell’acqua, e in vista del pericolo imminente di un ‘improvvisa guerra con Israele. simile a quella del 2006. Il rapporto aggiunge che le misure per la privatizzazione dell’acqua e dell’elettricità saranno probabilmente rinviate di un ulteriore anno. Nel contempo, le dichiarazioni rilasciate dal ministero dell’Energia indicano che la domanda di elettricità è salita a 2.400 megawatt, mentre l’effettiva capacità di produzione è attualmente di 1800 megawatt, il che implica che i periodi d’interruzione di elettricità sono destinati ad aumentare a fronte della crescita annua della domanda di energia elettrica.
• Per quanto riguarda il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo, questo rimane alto, al 180%, senza alcuna soluzione efficace per riportarlo in basso,ad eccezione delle imposte dirette e indirette e delle tariffe e dei continui sforzi messi in campo dal ministero delle Finanze per aumentare l’IVA.
• Per queste ragioni, gli scioperi stanno prendendo piede in tutto il paese,insieme alla messa in cantiere di diverse proteste sociali contro le politiche del governo, che stanno provocando un incremento profondo ed esteso dei livelli di povertà; tanto più che vari studi dimostrano che i livello di povertà è aumentato dal 28% al 30% nei primi due mesi di questo studio (secondo alcune previsioni, questa percentuale potrebbe aumentare ulteriormente fino al 35%). Questo è in aggiunta al più recente rapporto sulla condizione socio-economica del paese che ha indicato come il 51% delle famiglie spenda tutto il reddito prima della fine del mese e che il 30,6% delle famiglie sono costrette a prendere in prestito denaro, su base mensile, per acquistare alimenti e soddisfare altre necessità di base.
• Forse lo sciopero più importante è stato quello convocato dagli insegnanti degli Istituti Tecnici Secondari i cui stipendi sono stati ridotti di oltre il 60%, mentre al tempo stesso il loro orario di lavoro è stato aumentato. Ciò si aggiungono i preparativi da parte degli studenti e dei movimenti giovanili di grandi scioperi sui vari temi politici e dell’istruzione riportati sui loro striscioni e richieste, in particolare il diritto al voto, l’aumento del budget per l’Università pubblica libanese e più in generale il miglioramento delle condizioni del settore dell’educazione pubblica.
• Sono in corso i preparativi anche per lo svolgimento e la diffusione di iniziative contro la recente proposta la legge sugli affitti , butterebbe sulla strada molti affittuari
• Infine, è in corso la preparazione di un ampio appello basato sui movimenti e attivisti , che prende spunto dai ritardi nel trasferimento di risorse nel bilancio pubblico, con problemi che si riflettono soprattutto sul Servizio Sanitario Nazionale per i dipendenti, e il deficit finanziario accumulato dal fondo di sicurezza sociale per i pensionati, per il congedo di maternità e per i servizi sanitari Un deficit che ha raggiunto un valore di 630 miliardi lire libanesi, in virtù del calo dei contributi da versare concesso ai datori di lavoro e come risultato della mancanza di trasparenza da parte dei datori di lavoro a cui si aggiunge la scarsità di impegno e di corretta applicazione della legge da parte dello Stato libanese al fine di costringere i datori di lavoro a dichiarare un numero corretto di dipendenti e per il pagamento di tutti i contributi relativi.

a cura del Comitato Affari Esteri del Partito Comunista Libanese
traduzione a cura di M.B. per www.contropiano.org