Sulla sicurezza pronto il «patto» di D’Alema

Un «patto con magistrati e forze dell’ordine a favore della sicurezza» nelle parole di Massimo D’Alema. Apertura a «polizia di prossimità» e «riconoscimento» della polizia privata nei documenti dei Ds. E un impegno alla formazione «democratica» delle forze dell’ordine nel documento dell’Unione dedicato all’argomento, genericissimo casomai qualcuno si arrabbiasse. La sinistra che nel `96 si candidò al governo del paese parlando di «tolleranza zero» non è cambiata poi molto. E per mettersi d’accordo su come intervenire nel settore il tavolo Istituzioni pubblica amministrazione e sicurezza (presieduto da Luisa Torchia) ha faticato a lungo. La notizia più «di sinistra» riguarda la commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti di Genova: è nel testo finito sul tavolo di Prodi, ma in compenso un patto silenzioso sembra assicurare che i vertici rimarranno al loro posto a cominciare dal capo della polizia Gianni De Gennaro titolare di un piano di riforma organico della sicurezza e dell’intelligence. Il resto, quando c’è, è molto generico. Sulla formazione dei poliziotti che oggi arrivano quasi automaticamente nella Ps dopo qualche anno nell’esercito si propone di «intervenire» ma senza dire come. Sui servizi segreti la proposta è concentrare tutta la responsabilità di gestione delle due intelligence nelle mani del presidente del consiglio, con una licenza «limitata» di violare le leggi e un generico «rafforzamento» dei poteri di controllo del parlamento che non dà ragione neppure al moderato Enzo Bianco (che da mesi chiede che il Comitato di controllo abbia almeno i poteri delle commissioni di inchiesta). Altro tema caldo, il segreto di stato: il testo licenziato parla di una «abolizione» in modo «progressivo», senza indicare tempi massimi né limiti. I cassetti, insomma, rimarranno chiusi. Anche il tema della possibilità di identificare i poliziotti durante le manifestazioni è rimasto generico. Se ne parla, ma senza indicare come gli agenti saranno resi riconoscibili. Bloccata la trasformazione dell’Arma dei carabinieri nella quarta forza armata dello Stato, dopo la riforma voluta proprio dai Ds. Poi, certo, si parla di «unire sicurezza e solidarietà», ma senza specificare.

Per farsi una idea più precisa di quel che l’Unione vuole fare in tema di sicurezza, bastava fare un giro al convegno sul tema organizzato ieri mattina dai Ds, tra l’intervento di Marcella Lucidi – che ha parlato di «sicurezza come bene fondamentale» aprendo alla «polizia privata» e alle «polizie territoriali» – e le battute di Massimo D’Alema sulle rapine in villa «aumentate rispetto agli anni in cui governavamo noi, solo che ora la Rai non ne parla più»..

«Hanno deciso di non entrare nel merito della composizione degli apparati», commenta Gigi Notari della sinistra del sindacato di polizia Siulp: «Ds e Margherita stanno semplicemente gareggiando a chi si accredita meglio».