Sul Sud quattro tavoli «operativi»

Tutti d’accordo. E sembra perfino vero. Non succede spesso, ma ogni tanto il miracolo si verifica.
E’ accaduto con il tavolo sul Mezzogiorno, convocato in pompa magna ieri mattina a palazzo Chigi, con un tavolo governativo che più pieno non si può (da Prodi a Ruteli, da Enrico Letta a Nicolai, passando per il ministro dei trasporti Bianchi e quello del lavoro Damiano, con viceministri che contano più di un ministro normale (Visco) e ministri di grande visibilità (Emma Bonino e Linda Lanzillotta). E poi il presidente di Confindustria e di un sacco di altre cose, Luca Cordero di Montezemolo; e i segretari generali di Cgil e Cisl, oltre al segretario confederale della Uil Guglielmo Loy. E gli otto governatori delle regioni meridionali, coordinato da Antonio Bassolino, il più navigato e anziano del lotto.
L’accordo riguarda i quattro tavoli convocati sui temi principali – fiscalità di vantaggio, trasporti e infrastrutture (a partire dalla tav Napoli-Bari), sistemi urbani e territoriali, ricerca e innovazione. E grande enfasi sul fatto che «non si tratta di tavoli di discussione, ma direttamente operativi». L’appuntamento è infatti fissato al 20 settembre, quando le impostazioni progettuali delle diverse parti sociali dovranno tradursi in «progetti concreti» da inserire direttamente nella legge finanziaria 2007, in modo da farli partire già con l’inizio del nuovo anno.
Il sud, per questo governo, è del resto un fronte decisivo per conquistare una maggiore credibilità sociale. L’ultimo rapporto Svimez chiarisce con i numeri quel che già si percepiva: tra il 2001 e il 2004 – con Berlusconi insediato a palazzo Chigi e la Lega a presidiare via Tremonti il ministero dell’economia – gli investimenti nel mezzogiorno sono scesi dal 41,2% al 36,8. Risalire questa china non sarà facile, visti i limiti che Padoa Schioppa ha posto alla spesa pubblica (da tagliare, sia pur selettivamente, ma non certo da espandere). La «fiscalità di vantaggio» è forse il punto più fumoso dei quattro, nonostante tutti la considerino decisiva. Anche Prodi ha preteso chiarimenti, da qui a settembre, sulle varie proposte in campo. Per Confindustria, al momento, i problemi principali riguardano le infrastrutture (e la copertura pubblica delle spese per le grandi opere considerate indispensabili), ma soprattutto «serve un meccanismo di attrazione degli investimenti». Che può essere solo una forma qualsiasi di fiscalità di vantaggio, perché anche ieri, sull’ipotesi di «salari differenziati», Guglielmo Epifani ha ribadito il suo no «senza se e senza ma».