“Sul nucleare andremo avanti. Un referendum su Israele”

«Abbiamo bisogno di tempo, la proposta di Mosca di arricchire l´uranio all´estero può essere una soluzione, ma la stiamo studiando: il 16 febbraio ci sarà un altro incontro con i russi. Le parole di Ahmadinejad sul regime sionista (Israele, ndr)? Il presidente indica una via politica per risolvere la questione di un regime che per noi è illegale: un referendum». Il ministro degli Esteri iraniano Manoucher Mottaki in questa intervista discute innanzitutto del nucleare, ma anche della questione israeliana, provando a moderare – senza smentirle – le parole del capo del suo governo. «Noi abbiamo rispettato tutte le norme del trattato di non proliferazione nucleare», dice Mottaki, ex ambasciatore, deputato e poi vice ministro nel governo Rafsanjani: «Se però l´America riuscirà a forzare la mano, a trasferire il caso davanti al Consiglio di sicurezza noi allora ci sentiremo liberi di riprendere non solo la ricerca, ma anche l´arricchimento vero e proprio dell´uranio».
Ministro, per anni avete tenuto segreto il programma nucleare. Adesso dite che tutto è legale, ma molti sospettano di voi.
«Le nostre attività nucleari sono legali: sono previste dal Trattato di non proliferazione che abbiamo firmato e rispettiamo. La verità è un´altra: l´Occidente non vuole il progresso tecnologico dell´Iran. Ci dice: voi avete il petrolio e il gas, non avete bisogno del nucleare. E allora noi abbiamo chiesto agli europei: perché già oggi il 25 per cento della vostra energia arriva dal nucleare? Ma perché i combustibili fossili si esauriranno! Nei nostri piani non c´è l´atomica, nelle nostre credenze religiose e nella dottrina di difesa iraniana non c´è posto per questi armamenti».
Ma allora perché per anni avete tenuto il progetto – civile o militare che sia – super segreto?
«La verità è che l´Occidente vuole imporre un apartheid tecnologico, creare due categorie di Paesi, quelli che possono e quelli che non devono. Il Tnp ci dà il diritto a questa tecnologia, e noi siamo pronti a offrire tutte le garanzie, a permettere tutte le ispezioni. Chi è davvero neutrale riconoscerà che il nostro diritto può essere esercitato».
Pochi giorni fa sembrava che la proposta russa di arricchire l´uranio all´estero potesse essere per voi la soluzione, adesso siete tornati a frenare. Perché?
«L´idea è una proposta seria, che va costruita in maniera completa. Siamo all´inizio, ci mancano molti dettagli, il 16 febbraio ci sarà una nuova riunione con il governo russo».
Come fate a trascurare che dietro tutto questo c´è la paura che comunque vogliate avere la bomba atomica, gestita da un regime considerato inaffidabile?
«Cos´è un regime inaffidabile, chi lo decide? Il mondo sta cambiando, l´Occidente e l´America devono capirlo. Guardi cosa sta succedendo agli Stati Uniti. Dopo il crollo dell´Urss si erano ritenuti l´unica super potenza. Ma tutto cambia: per esempio solo in America Latina in pochi mesi uno dopo l´altro stanno salendo al potere governi che hanno come caratteristica comune l´antagonismo all´egemonia americana. Argentina, Brasile, Cuba, Venezuela, Bolivia. Sa cosa ha fatto il sindaco di Città del Messico che è candidato alle elezioni presidenziali? Ha scritto al presidente Ahmadinejad per chiedergli come fa il sindaco di una capitale a diventare presidente».
Il nucleare si intreccia con Israele. Il vostro presidente ha parlato di «cancellare dalla mappa» Israele, e con l´arma nucleare sarebbe molto più facile.
«Quello che è stato espresso dal presidente si è trasformato in una campagna propagandistica contro di noi. In Iran anche un bambino sa benissimo che non si può cancellare nulla dalla carta geografica. Il dottor Ahmadinejad propone una soluzione politica per la questione palestinese: la Palestina è la terra degli ebrei, dei musulmani e dei cristiani, crediamo che con il voto, con un referendum si possa risolvere la questione di quella terra. Il nostro sforzo è contro una situazione per noi illegale».
Proprio su Israele i rapporti tra Italia e Iran hanno rischiato di saltare: quando il ministro Fini aveva annunciato di voler partecipare alla manifestazione di Roma, lei aveva dato ordine al suo ambasciatore di rientrare a Teheran. Poi i ministri italiani hanno rinunciato a partecipare di persona alla fiaccolata.
«Ricordo che 35 anni fa avevo fatto l´esame al consolato per venire a studiare in Italia: forse non avevo un buon maestro d´italiano, non ce l´ho fatta. Da allora Italia e Iran hanno rafforzato le loro relazioni, soprattutto quelle economiche ma anche politiche. L´Italia ha sempre ascoltato le nostre parole, noi abbiamo ascoltato i vostri pareri. Non sempre pensiamo le stesse cose e ce lo diciamo chiaramente. Ma adesso alcune posizioni illogiche, affrettate sono state per noi una vera sorpresa. Il blocco dei beni iraniani in Italia è stato un atto che va contro chi qui a Teheran continua a lavorare per la reciproca comprensione. Temo che andando avanti così l´Italia perderà la fiducia dei suoi partner».
L´Italia non ha fatto altro che protestare per le minacce ad Israele del presidente Ahmadinejad.
«Noi siamo sorpresi dall´intolleranza nei confronti delle domande poste dal presidente. Se gli occidentali ammettono di aver commesso l´olocausto perché a pagare il prezzo politico deve essere il mondo musulmano? Per una domanda politica ci vuole una risposta politica. Oggi in Europa c´è una gara per offendere l´Islam, c´è una cultura islamofobica. Dietro il pretesto di battere il nazismo si sentono i passi del fascismo. Qui al ministero degli Esteri i miei colleghi stanno rivedendo le relazioni tra Italia e Iran. Dopo questo lavoro ne discuterò con gli alti responsabili del paese. Siamo interessati a parlare con gli italiani, se vogliono discutere o vogliono avere spiegazioni. I rapporti bilaterali sono importanti, vanno salvaguardati: 35 anni fa non sono riuscito a superare quell´esame al vostro consolato, ma amo ancora l´Italia e voglio capire». Queste sono le parole del capo della diplomazia di Teheran.