Sul Libano pesanti minacce a causa delle ingerenze degli Stati Uniti

A causa della palese interferenza negli Stati Uniti, il Libano si trova ad un bivio nei suoi affari interni, in particolare riguardo al “Tribunale Internazionale per il Libano”(TPL) che viene utilizzato come strumento per fomentare la sedizione interna, al fine di liquidare la Resistenza patriottica libanese e lo stesso ruolo politico del Libano. L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di dare nuovo impulso al progetto congiunto con Israele per il Medio Oriente, procedendo allo smembramento dei paesi arabi su base religiosa e confessionale. Ciò metterebbe questi paesi sotto il tallone degli USA e faciliterebbe la nuova aggressione contro il Libano che Israele sta preparando dalla sua sconfitta del 2006.

– Sulla base di questa analisi, il Comitato centrale del PCL, denuncia l’ex presidente del Consiglio Saad Hariri che coprì con un manto di legittimità l’intervento degli Stati Uniti negli affari libanesi, ma anche la sua sottomissione al diktat degli Stati Uniti per quanto riguarda il “Tribunale per il Libano” (TPL). Richiama l’attenzione sul pericolo rappresentato dalle posizioni e dalle dichiarazioni di alcune forze politiche libanesi fiancheggiatrici degli USA basate su un progetto per la creazione di nuovo Medio Oriente, al fine di realizzare le loro ristrette ambizioni, senza preoccuparsi per l’unità nazionale o la pace sociale. Ciò che conta per loro è poter liquidare la Resistenza patriottica e metter fine all’immagine di un Libano arabo e che resiste.

– Il Comitato Centrale del Libano mette in guardia contro il ricorso ad un clima di tensione e di sedizione religiosa e confessionale ad opera degli Stati Uniti e delle forze politiche libanesi asservite a Washington. Chiama tutte le forze che vogliono preservare l’indipendenza e la sovranità del Libano a contrastare tale progetto ed quei compromessi confessionali che hanno sempre costituito un elemento fatale contro la pace civile e la resistenza.

– In questo senso, il Comitato centrale considera corresponsabili anche le forze della cosiddetta “opposizione”, dello stato in cui si trova il paese a causa del governo dimissionario, erroneamente chiamato “governo di unità nazionale” e che nuoce al Libano sia per la sua composizione che per il programma adottato. Chiama questa “opposizione” ad imparare dagli errori del passato nella costituzione di un governo futuro, al fine di creare una nuova politica, un programma democratico basato sulla complementarietà tra gli elementi della Resistenza patriottica e l’opposizione al progetto USA-Israele da un lato, e il rafforzamento dell’unità nazionale e della pace civile, dall’altro. Inoltre, il Comitato centrale del PCL ritiene necessario preparare un dialogo nazionale lontano da rappresentanze confessionali. Tale dialogo è l’unico mezzo per garantire l’indipendenza delle decisioni nazionali e la sovranità di tutti i paesi nei confronti di ogni forma di intervento esterno e per contrastare l’ingerenza politica degli Stati Uniti sul “Tribunale per il Libano”, il cui obiettivo non è la conoscenza della verità sull’assassinio di Rafik Hariri, né il trionfo della la giustizia. Il PCL chiede fin dal 2005, la creazione di un tribunale libanese con la copertura araba, il solo in grado di arrivare a chiarire la verità sull’assassinio. Inoltre, il nostro partito ha considerato la risoluzione 1559 come una trappola preparata dagli Stati Uniti per internazionalizzare la crisi libanese, mettendo in guardia contro il contenuto di alcuni dei suoi articoli. Ha anche invitato tutti i governi formati dopo l’accordo di Taif a mettere in pratica le riforme democratiche contenute nell’accordo che prevede il cambio del sistema politico confessionale con la formazione del Comitato nazionale per l’abolizione del sistema confessionale, l’adozione di una legge elettorale moderna, democratica e laica. Questo è l’unico modo per preservare il Libano da una nuova guerra civile e per mobilitare tutte le potenzialità del paese di fronte a una possibile aggressione israeliana.

– Il Comitato centrale del PCL, infine, mette in guardia contro il deterioramento delle condizioni sociali ed economiche che hanno gravi ripercussioni sulla classe operaia e sui lavoratori poveri. Chiama i comunisti, le forze della sinistra e democratiche, i sindacati, i lavoratori autonomi, le organizzazioni giovanili, le donne e tutti i componenti della società civile libanese ad unirsi contro i tentativi del regime politico di spingere di nuovo la nostra gente al suicidio, sia a causa di una guerra civile che della lotta confessionale, così come attraverso la fame, la povertà, le forti tasse e l’emigrazione massiccia. Li esorta a prepararsi alla lotta per la creazione di un governo democratico che si dia un programma politico che garantisca la salvaguardia della Resistenza patriottica, della cittadinanza, della pace civile e delle riforme politiche, economiche e sociali necessarie.

Beirut, 16 Gennaio 2011