Sul documento politico di Hezbollah

Particolare attenzione sta destando il recente intervento politico del segretario generale di Hezbollah, Hassen Nasrallah, che fa seguito alla lunga crisi post-elettorale libanese risoltasi il mese scorso con la formazione d’un governo d’unità nazionale presieduto da Saad Hariri. Il quotidiano panarbo beirutino As-Safir ha valutato il documento come il più organico fra quelli prodotti da quando, nel 1992, il ‘Partito di Dio’ entrò nella Baabda. Altre testate, An-Nahar e l’egiziano Al-Akhbar, hanno evidenziato l’ampia analisi che ha attirato l’attenzione anche di media stranieri. Qualche osservatore definisce la fase come un secondo rinascimento di Hezbollah, non solo per il credito che il partito ha guadagnato nella politica interna e internazionale nonostante il marchio di formazione “terrorista” imposto nell’ultimo decennio dalla politica estera statunitense, ma per la sottile duttilità mostrata dalla leadership sciita. Essa, non rinunciando all’essenza della propria linea, è diventata una componente cardine del panorama libanese anche di quello istituzionale. L’intervento del sayyid è ampio, parla di valori, resistenza, patria, ricostruzione dello Stato, alleanze interne ed esterne, solidarietà ai palestinesi, analizza la situazione nell’area mediorientale con vicinanze politico-strategiche e contrapposizioni a forze nemiche in un’ottica non di partito ma di nazione libanese. Sorprende e spiazza per novità quando considera superato e controproducente il sistema confessionale – di cui pure gli sciiti godono – che a detta di Nasrallah incardina istituzioni e parlamento a quella ripartizione forzata che per garantire rappresentanza a ogni ceppo religioso (in Libano se ne contano diciotto) è oggi “un ostacolo per una vera democrazia”. Ecco i punti essenziali del discorso.

Quadro internazionale e regionale

La crisi economica che ha messo in seria difficoltà la stabilità statunitense non è che il preludio alla crisi dell’egemonia politica americana, dunque quel sistema unipolare con cui dalla fine del secondo conflitto mondiale questa nazione ha pensato di dominare il globo va verso l’estinzione. Col crollo del blocco sovietico gli americani avevano un’opportunità storica per correggere l’arroganza del capitalismo, non l’hanno colta continuando a imporre la propria egemonia. Naturalmente gli Usa non si metteranno da parte facilmente, difenderanno coi denti i propri interessi strategici ma dovranno fare i conti con nuovi soggetti. Il piano reazionario “Projet New American Century” voluto da Bush e incentrato sul sostegno a regimi tirannici e sulla divisione del mondo musulmano, ha trovato un magnifico abili nella guerra al terrorismo con cui si sono lanciate le invasioni di Iraq e Afghanistan senza distinguere fra colpevoli e innocenti. La campagna contro il terrorismo continua ad attaccare ogni forza di resistenza popolare attraverso progetti ideologici e l’appoggio ad alleati guerrafondai com’è Israele in Medio Oriente.

Novità Libano

Per Nasrallah proprio il caso libanese mostra vie nuove. I tentativi perpetuati per quasi trent’anni di smembrare il Paese, le ripetute invasioni e guerre israeliane hanno cementato nel popolo l’idea di difendere patria e unità nazionale. La resistenza popolare e armata oltre a riconquistare libertà e sovranità ha rilanciato Stato e istituzioni. Esaltando il ruolo delle milizie Hezbollah il sayyid usa la metafora del matrimonio fra queste ed esercito nazionale, fattore in verità tutt’altro che scontato per le altre forze politiche libanesi. Guardando al futuro il leader sciita attacca il sistema dello Stato confessionale chiedendone l’abolizione. Le rappresentanze devono seguire le scelte degli elettori fuori dagli schemi tuttora presenti con nicchie protette e una politica influenzata dal denaro. Come la popolazione s’è opposta alle minacce di divisione del proprio territorio e di pericolo d’annessione dovrà cercare una rinascita attraverso un sistema amministrativo decentralizzato che promuova sviluppo e facilitazione degli affari senza trasformarsi in federalismo. Inoltre occorre assolutamente frenare l’esodo di giovani e cervelli.

Rapporti con gli Stati arabi e questione palestinese

Verso gli Stati arabi c’è un invito ad accantonare i sentimenti negativi superando tensioni settarie nel mondo musulmano. Fomentare contrapposizioni fra sunniti e sciiti significa lacerare un mondo che possiede valori e intenti propri e che ricava dalla diversità religiosa ed etnica solo ricchezza. Alla condizione del popolo palestinese è dedicata ampia attenzione. Nasrallah ne ribadisce il diritto alla resistenza armata, il sostegno che Hezbollah continua a offrirgli e le giuste rivendicazioni di terra e patria di cui questo popolo è privato dall’arroganza “dell’entità sionista”. Nei confronti dei rifugiati, che in Libano sono oltre 400.000 divisi in dodici campi profughi ufficiali, Nasrallah ricorda come tale moltitudine non è lì a causa di migrazioni ma è stata ed è vittima dei massacri e delle aggressioni d’Israele. Vista la catastrofica situazione dei campi i palestinesi necessitano d’una vita decente e di godere dei diritti civili e sociali, pur senza diventare cittadini libanesi e per questo rinunciare all’obiettivo del ritorno alla terra d’origine. L’attuale Esecutivo deve abbandonare passività e ambiguità a lungo mantenute sulla questione dai precedenti governi, solo in parte giustificate dalla condizione di guerra palese o latente. Esplicito sarà l’impegno del ‘Partito di Dio’ nell’aiuto ai profughi.