«Sui contratti l’Unione scorda l’autonomia del sindacato»

Cgil ancora sotto il fuoco di fila sulla spinosa questione della riforma dei modelli contrattuali. Sabato è stato il turno di Confindustria e Cisl. Ieri a chiedere ad Epifani un immediato pronunciamento sul tema è addirittura sceso in campo l’ex ministro Treu. Ovviamente, tutti glissano sulla circonstanza del congresso Cgil. A Treu risponde Alfiero Grandi, esponente dei Ds. «Non capisco perché Treu prospetti l’apertura immediata delle trattive sulla riforma della contrattazione. Le opinioni sono tutte legittime, ma i dati oggetti indicano che occorrono alcune condizioni». Le date “da ricordare” sono sia la consultazione dei lavoratori sull’accordo raggiunto da poco e sia il congresso della Cgil. Non da ultimo, fa notare Grandi, il clima politico che tra poco sarà investito dalla propaganda elettorale. Per Paolo Ferrero, della segreteria naizonale del Prc, l’uscita di Treu è «completamente sbagliata» per tre motivi: si infila nelle questioni sindacali; tiene come orizzonte la concertazione, «che già ha fatto tanti danni»; chiede al sindacato di andare alla trattativa senza che questo abbia elaborato una piattaforma. Liberazione ha raccolto l’opinione di Paolo Nerozzi, membro della segreteria nazionale della Cgil.

La conclusione positiva del confronto sul rinnovo del biennio dei metalmeccanici invece di agire come elemento rasserenante sta avendo un effetto-detonatore. Come te lo spieghi?

Da più parti anche con qualche intervento confindustriale si vuole sminuire il risultato dei metalmeccanici ottenuto, tra l’altro, con la dura lotta dei lavoratori. Lo si sminuisce sia, come ha detto qualche esponente della Confindustria, facendolo apparire come una concessione degli imprenditori ai lavoratori, sia spostando repentinamente l’attenzione dell’opinione pubblica sulla riforma contrattuale. La chiusura dell’accordo sul secondo biennio dei metalmeccanici è in realtà un risultato molto importante che chiude ben due stagioni di accordi separati. Ciò è stato possibile, voglio far notare, anche per le regole che i metalmeccanici si sono dati sulla democrazia, soprattutto.

Come mai questo accanimento sulla Cgil proprio in un momento particolare come il quindicesimo congresso?

Inviterei gli esponenti dell’Unione a essere più cauti a sposare, come ha fatto Treu, questa o quella tesi sindacale. Oggi il problema è battere Berlusconi, e non decidere gli equilibri politici di questa o quella organizzazione sindacale. Lo dico con affetto a Treu, sia chiaro. Il problema del congresso della Cgil è, in relazione al tema in questione, assolutamente irrilevante. Noi tutti vogliamo il contratto nazionale e vogliamo che questo vada oltre la copertura dell’inflazione programmata. Tutti diciamo che bisogna discutere in modo complessivo dopo aver trovato una proposta unitaria vidimata dai lavoratori e accompagnata dalle regole. E poi c’è da dire che questa questione si inserisce nel più generale problema non solo del modello contrattuale ma anche della politica fiscale. Chiedo con sincerità a tutti di rispondere alla domanda se è pensabile o meno fare con Berlusconi qualsiasi ragionamento sul fisco. Trovo francamente un po’ divertente che quando ci sono i congressi degli altri tutti si devono fermare e quando c’è il nostro ci dicono che va fermato.

Tu a quale modello contrattuale stai pensando?

Mi pare che semmai i contratti attuali, così come le condizoini delle persone, dicono che ci vuole un contratto nazionale, che la linea di Ichino non serve per rilanciare un modello industriale basato sulla qualità e con una occupazione non precaria e anche di qualità.

Non ti chiedo di entrare nel merito del dibattito congressuale, però potresti dirmi che opinione ti sei fatto andando in giro per queste assemblee congressuali nei luoghi di lavoro.

Di questo congresso ci si è appassionati molto sulle tesi 8 e 9, ovvero contratti e democrazia, ma si è smesso in scarso rilievo che per la prima volta dall’86 c’è un congresso unitario, e una Cgil che dice no alla politica dei due tempi, fa una affermazione forte sulla pace, e dice no alla precarietà e qualcosa di importante sui beni comuni.