Sudafrica: neri e bianchi insieme in sciopero: paralizzate le miniere

Sudafrica, guerra ai padroni dell´oro
Chiesti un incremento dei salari e migliori condizioni di vita. Gravi i danni economici: ogni giorno persi 16 milioni di euro

Un´alleanza fino a qualche anno fa impensabile sta mettendo nei guai l´economia sudafricana. Con una decisione senza precedenti tutti i minatori dell´industria dell´oro, una delle principali del Paese, hanno incrociato le braccia di fronte al rifiuto delle società proprietarie delle miniere di concedere loro un aumento del 10%. Lo sciopero, arrivato con oggi al quarto giorno, fa rumore non solo perché è il primo in 18 anni, ma soprattutto perché vede riuniti per la prima volta i minatori neri e quelli bianchi: fatto ancora più significativo se si considera che quella mineraria è una delle industrie da cui partì la ribellione dei neri, pilastro fondamentale della caduta dell´apartheid undici anni fa.
A iniziare il braccio di ferro contro l´industria mineraria è stato domenica scorsa il Num, National Union of Mineworkers, il sindacato – a maggioranza nera – che raccoglie circa fra gli 80 e i 90mila dei 130mila lavoratori delle miniere d´oro. Poco più di 24 ore dopo all´iniziativa si è aggiunto anche Solidarity, piccola ma significativa sigla: i suoi 10mila aderenti sono in maggioranza bianchi. L´unione delle due rappresentanze ha portato l´adesione allo sciopero oltre l´80%.
I sindacati chiedono un incremento del 10-12% dei salari dei minatori – che guadagnano in media 277 euro al mese per estrarre minerali a 3 chilometri di profondità – e un miglioramento delle condizioni di vita: in particolare pretendono che sia raddoppiato il sussidio che le compagnie pagano ai lavoratori che scelgono di vivere in alloggi privati piuttosto che negli ostelli. Queste baracche sono state per anni neri uno dei simboli dell´apartheid: anche se oggi le condizioni sono migliorate, restano nella maggior parte dei casi luoghi dove centinaia di persone sono costrette a convivere per mesi in 6-10 nella stessa stanza. Se dieci anni fa la totalità degli abitanti erano neri, oggi fra i letti a castello allineati non è difficile incontrare bianchi, spinti al lavoro nelle miniere dalla crisi economica che per molti è coincisa con la fine delle garanzie offerte dal sistema dell´apartheid.
Lo sciopero sta provocando gravissimi danni all´economia sudafricana: nonostante il peso di questa industria sul Prodotto interno lordo sia sceso oggi al 6,6% (in passato era stato oltre il 10%), il rifiuto dei minatori di scendere nei cunicoli porta alla mancata estrazione di 28mila once d´oro al giorno, per un danno di 16 milioni di euro giornalieri. Presto le conseguenze dello stop arriveranno anche sui mercati internazionali: con le sue 342 tonnellate nel 2004 il Sudafrica è il primo estrattore d´oro al mondo. Dalle sue miniere arriva il 14% della produzione mondiale: una cifra significativa, anche se minima rispetto agli anni ‘70, quando il Paese produceva l´80% dell´oro mondiale.
Il braccio di ferro sembra destinato a durare a lungo: «Non stiamo facendo alcun progresso», ha detto al sudafricano Mail and Guardian Frans Baker, che guida le negoziazioni per la Chamber of mines, l´associazione delle industrie estrattrici. I produttori propongono un aumento del 4-5% sulle paghe, ritenuto del tutto insufficiente dai lavoratori, che intendono portare a casa parte dei proventi della ripresa del prezzo dell´oro a livello mondiale. Anche il tentativo dei due giganti, Anglogold Ashanti e South Deep di raggiungere un accordo separato è andato fallito: solo un sindacato di quadri ha accettato di prendere in considerazione l´offerta.