Sud America e Caraibi: lo scenario della sfida dei BRICS agli USA

Traduzione di l’Ernesto online

Il 14 aprile nella città cinese di Sanya, il gigante cinese ha ospitato la riunione del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) che ha sancito l’incorporazione del Sud Africa in questo blocco di potenze emergenti. D’ora in poi occorrerà parlare di BRICS, un blocco che non avrà solo un carattere economico, ma anche politico, in grado di incidere decisivamente nelle scelte del mondo di domani.

Il BRIC (prima dell’incorporazione del Sud Africa, ndt) rappresenta il 40% della popolazione mondiale, il 25% dell’estensione totale della terra, il 25% del PIL e il 12,8% del commercio internazionale. La Cina emerge come terza potenza economica mondiale. I BRICS dovranno obbligatoriamente espandersi per mantenere il loro livello di crescita e ciò li impone definitivamente nel grande (e instabile) scenario mondiale come elemento chiave che, con il loro sviluppo entreranno in competizione con le potenze economiche tradizionali (la Triade: USA, UE e Giappone), per assicurarsi le risorse che mancano per sostenere e incrementare le proprie economie, e li trasforma in potenze globali che interagiscono nel segno del multipolarismo.

Questa nuova realtà mondiale si sta riflettendo nel nostro continente americano (nello spazio latinoamericano), con una maggiore presenza, influenza e con relazioni che spiazzano le tradizionali relazioni che il continente sudamericano e i Caraibi hanno avuto con il potere nordamericano, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale.

Le cifre delle relazioni dei paesi del BRIC con il Sudamerica e i Caraibi dimostrano l’importanza che essi attribuiscono alla nostra regione, che è guidata dal Brasile anch’esso facente parte del gruppo. Il 12 aprile, la presidente del Brasile Dilma Rousseff ha iniziato una visita in Cina per assistere subito dopo alla riunione del BRICS. La sottosegretaria generale per l’Asia del ministero degli Esteri brasiliano, Maria Edileuza Reis spiega che: “la Cina occuperà un ruolo molto importante nel governo di Dilma Rousseff, ragion per cui stiamo cercando di fare un salto qualitativo nella nostra relazione”. I numeri della relazione con l’America Latina di Cina, Russia e India parlano da soli: Secondo la Commissione Economica per l’America Latina (CEPAL) il commercio con la Cina è cresciuto a tassi del 30% per anno nell’ultimo decennio e crescerà ancora del 15% all’anno fino al 2020. “Il Brasile guadagna molto dalla sua relazione con la Cina. Il surplus commerciale che realizza è enorme, più di 5.000 milioni di dollari in un scambio commerciale di 56.000 milioni di dollari, ma ci sono molte preoccupazioni in Brasile perché la relazione è sempre più squilibrata”. Per questo è importante questo incontro ad alto livello cino-brasiliano.

L’interscambio commerciale bilaterale della Cina con l’America Latina, dal 2000 al 2008, è passato da 10.000 milioni di dollari a 143.380 milioni di dollari. Nei primi nove mesi del 2010 l’incremento è stato del 68%, secondo la CEPAL. La Cina ha nel Brasile, Cile, Messico, Argentina e Venezuela i suoi principali partners commerciali. Brasile e Cile, insieme, rappresentano il 60% delle esportazioni alla Cina. Ora si aggiunge a questa nuova relazione commerciale il Perù (il cui interscambio commerciale con la Cina sta superando quello tradizionale con gli Stati Uniti).

Ma anche gli altri membri del BRIC hanno fatto rilevanti investimenti nel nostro continente.

La Russia è fortemente presente con la firma di contratti per l’esportazione di armamenti in vari paesi della zona. Inoltre, contratti tecnici e commerciali per il trasferimento di tecnologia, licenze di produzione e crediti finanziari sono stati ratificati alla presenza, per la prima volta nella storia, di un presidente russo, accompagnato da un’importante delegazione politica ed economica. Dmitri Medvedev, nella visita del 2010 in Argentina, ha dichiarato: “l’America Latina non è il cortile di casa di nessuno”.

L’India ha investito circa 10.000 milioni di dollari in America Latina nel 2009. La relazione commerciale tra le due parti è aumentata di 18.000 milioni di dollari nell’ultimo decennio e, contemporaneamente, alcune imprese latinoamericane hanno stipulato accordi di cooperazione con controparti indiane: la relazione va orientandosi verso settori a maggiore valore aggiunto, come ad esempio la tecnologia. Compagnie indiane stanno percorrendo l’America Latina in cerca di opportunità per investimenti in terre, ossia attraverso l’acquisizione o l’affitto, che assicurino la fornitura di materie prime di origine agricola. Il gigante del sub-continente asiatico ha sempre più bisogno di terre adatte all’agricoltura, con l’obiettivo di garantire l’alimentazione di una popolazione di circa 1.100 milioni di persone.

Ciò ci porta ad affermare che i tempi dell’unipolarità statunitense sono in declino, dopo lo tsunami distruttore delle idee neoliberali. L’America Latina deve approfittare di questi tempi di multipolarità e cambiamento di modelli economici. Le ricchezze naturali dei nostri paesi devono essere utilizzate per costruire un nuovo “spazio continentale industriale auto concentrato proprio” e non solo una zona di esportazione di prodotti primari quale è attualmente, afferma l’economista Salvador Treber dell’Università Nazionale di Cordoba: l’Argentina e la regione dovranno nei prossimi anni “concretizzare buoni successi e le economie nazionali avranno bisogno di approfittare di questa opportunità unica per diversificare la produzione e completare l’integrazione verticale dei rami che si individuino come necessari, con il grande obiettivo di sostenere l’espansione futura” (1). Attualmente, Brasile, Cile e Argentina rappresentano il 77% di ciò che tutta la regione esporta in Cina, e in generale si tratta di prodotti a basso livello tecnologico.

Quest’anno compie 20 anni MERCOSUR, base di questo di questo decollo regionale, e il cui maggior successo è la creazione di una “coscienza politica di mega-blocco”, di un’azione integrazionista, nonostante le differenze e le difficoltà esistenti; si è reso possibile prendere decisioni concrete che permettono di funzionare come un blocco politico, storico e culturale di fronte al mondo.

Ciò ci permette di negoziare da posizioni di forza con blocchi come l’Unione Europea e, con l’incorporazione di Venezuela, Bolivia e Cile, di equilibrare le disparità attuali. Stiamo scoprendo la nostra enorme potenzialità in materia energetica, in capacità di produrre alimenti e in tutta la gamma delle enormi risorse naturali che possediamo. L’America Latina ha oggi una potenza naturale che attrae l’attenzione del mondo. Le sue risorse sono oggetto di cupidigia, come sempre, ma, in molti sensi, sono più decisive che mai. Gli idrocarburi e le riserve di acqua potabile beni essenziali su cui sarà bene definire una strategia comune in un mondo sempre più industrializzato e assetato (2). “L’America Latina è oggi il luogo più stimolante del mondo”, e per questa ragione è il luogo dove i BRICS sfidano gli USA.

Note:
(1) Argentina frente al mundo futuro: http://licpereyramele.blogspot.com/2011/04/argentina-frente-al-mundo-del-futuro.html
(2) En el camino de la integración latinoamericana: http://www.lavoz.com.ar/opinion/camino-integracion-latinoamericana