Studenti: la scuola siamo noi

Rieccoli. «La scuola non si svende», «Potevi ancora insegnarci tanto, addio ricerca», «Scuola per tutti, liberi saperi per tutti». Sono slogan collaudati, anche per chi ha più fantasia è difficile trovarne di nuovi perché da quattro anni la scuola non può far altro che protestare contro il ministro Moratti e la sua riforma. Ieri sono stati portati in piazza ancora una volta da migliaia di studenti. In decine di città i ragazzi delle superiori – secondo gli organizzatori erano 250 mila – hanno sfilato in corteo, hanno organizzato presidi, occupazioni più o meno simboliche, e si sono uniti alla protesta nelle università. A Milano è stato il secondo corteo studentesco nel giro di pochi giorni. Venerdì scorso infatti avevano già manifestato da soli i disobbedienti del Coordinamento dei Collettivi Studenteschi. Ieri toccava alla Rete studentesca marciare da sola contro la Moratti, ma poi si sono ritrovati tutti alla partenza da largo Cairoli: quasi diecimila ragazzi, ogni associazione una bandiera, ogni scuola uno striscione, tutti dietro ad un solo camion con soundsystem. Poi il corteo si è diviso, la Rete è andata in piazza Fontana dove c’era un palco con microfoni aperti a tutti. I Collettivi, invece, hanno messo in scena un’occupazione lampo all’hotel Pierre per denunciare l’abuso di stagisti, «studenti prestati gratuitamente al lavoro». Tutto si è risolto in pochi minuti per finare all’Università Statale a distribuire fotocopie e cd piratati.

A Roma partenza in piazza Venezia, con Uds, Fgci e Sinistra Giovanile hanno sfilato circa 8 mila ragazzi dietro la scritta «Cancellare la riforma Moratti. Sempre ribelli», poi canti e bandiere rosse fino allo striscione che chiudeva il corteo «Sapere è difendersi». «C’è quasi tutto il liceo Tasso – ha esultato Sara, studentessa del più famoso liceo romano – contro una scuola che sta diventando sempre più classista». La manifestazione si è conclusa alla Sapienza.

A Napoli da tempo non si vedevano così tanti studenti nelle strade, a migliaia hanno cantato dietro la scritta «Riforma Moratti bocciata» da piazza Mancini all’assessorato all’istruzione della regione Campania. A Torino i cortei sono stati addirittura tre. A Bologna circa 8 mila studenti hanno formato un corteo per le vie del centro che si è concluso davanti al rettorato dell’università. A Bari è stata occupata una succursale del liceo classico Socrate, e ancora manifestazioni in Toscana, a Palermo, Trieste e in molte altre città. Tutti hanno chiesto l’innalzamento graduale dell’obbligo a 18 anni, una legge quadro nazionale per il diritto allo studio e la riforma degli organi collegiali.

Non sono state mobilitazioni rituali d’inizio anno scolastico, dato il contesto in cui è andata in scena la protesta. I decreti attuativi della riforma Moratti relativi alle scuole superiori, con l’ormai famigerata distinzione tra scuole di serie A e scuole di serie B, stanno per essere approvati senza ammettere discussioni con le opposizioni. La Moratti, però, è un ministro uscente che tenta di mettere a segno gli ultimi colpi. A bloccarla a dire il vero, sono state ben altre manifestazioni un paio d’anni fa, e ora la sua riforma, bocciata anche dalla conferenza stato-regioni, non entrerà in vigore prima del 2007. E dunque le mobilitazioni hanno due obiettivi: continuare ad opporsi a questa riforma ma anche iniziare a ragionare sul che fare dopo la Moratti. Il clima è già da campagna elettorale e, come se non bastasse, siamo alla vigilia delle primarie del centro-sinistra. Di questo gioco complesso, la maggior parte degli studenti è per buon parte inconsapevole. I ragazzi però conoscono bene i disagi che vivono quotidianamente a scuola e hanno voluto cominciare l’anno divertendosi qui e ora e prendendo una salutare boccata d’aria. Per questo hanno risposto in tanti alla chiamata dell’Unione degli Studenti e hanno incassato parole di apprezzamento da molti esponenti dell’Unione: Alba Sasso (Ds) è «solidale con una protesta che ribadisce il no secco della scuola nei confronti di una riforma non discussa, non partecipata e non condivisa», per Enrico Panini (Cgil) «è stata un prova di responsabilità e di maturità di chi non si rassegna ad assistere al peggioramento della scuola pubblica» e «una brutta giornata per il ministro Moratti». Le manifestazioni sono state così numerose anche perché sono state appoggiate dalle forze del centro-sinistra (a Milano, per esempio, erano anni che l’Uds non batteva un colpo). Evidentemente in questo momento gli studenti sono indispensabili. Speriamo se ne ricordino anche quando e se andranno al governo e bisognerà davvero voltare pagina e costruire concretamente un’altra scuola.