Strappo Spagna-Usa, ridono Fidel e Chavez

Sono bastati due dei 15 «annessi» della Dichiarazione di Salamanca, con cui il re juan Carlos ha chiuso ieri sera il quindicesimo vertice ibero-americano, per fare di un appuntamento molto insipido un piatto pepatissimo. I due annessi sono quelli relativi al «blocco» americano contro Cuba, di cui i 22 leader di America latina, Spagna e Portogallo, richiamandosi alle 13 risoluzioni dell’Onu in proposito, hanno chiesto la fine «con carattere immediato» e l’altro in cui si esprime «l’appoggio alle iniziative per ottenere l’estradizione e portare davanti alla giustizia il responsabile dell’attentato terroristico a un aereo della Cubana de Aviacion nell’ottobre 1976 che causò la morte di 73 civili innocenti»: ossia il terrorista cubano-venezuelano Luis Posada Carriles, al sicuro negli Stati uniti. Questi due codicilli hanno dato un altro strappo al difficile rapporto fra l’America di Bush e la Spagna del premier socialista José Luis Rodriguez Zapatero. Venerdì sera quando è stato reso noto il testo dei due annessi approvati dai ministri degli esteri e che i leader dovevano ratificare ieri, l’ambasciata Usa a Madrid ha reagito in modo piccato, con una dichiarazione affidata a un anonimo «portavoce» in cui si dice che non si capisce perchè si sia cambiato la parola «embargo» con quella di «bloqueo» e che «se il testo finale fosse quello, sarebbe inquietante» perché «sarebbe spiacevole se un tale testo fosse interpretato come un segnale di appoggio alla dittatura cubana». Irritazione americana anche per il riferimento a Posada, di cui un giudice di El Paso ha da poco respinto l’estradizione chiesta dal Venezuela.

Poco è servito che nella stessa serata di venerdì il ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Mortatinos abbia subito telefonato all’ambasciatore Usa a Madrid, Eduardo Aguirre – che non è un diplomatico ma un banchiere amico dei Bush e per di più di nascita cubana – per spiegargli «il contesto» e che in realtà i due annessi non costituivano nessuna novità rivoluzionaria rispetto al passato. Ieri «fonti» della presidenza del governo e del ministero degli esteri spagnoli hanno replicato a loro volta piuttosto piccati alla reazione americana, manifestando «sorpresa» per la polemica innescata dall’uso della parola «blocco» al posto di «embargo» in quanto «bloqueo è la parola usata su questo tema nelle risoluzioni dell’Onu in lingua castigliana , che è la lingua di Spagna e dei vertici ibero-americani». Al proposito le «fonti» ricordano con puntiglio che la risoluzione Onu del 4 novembre 2003 parlava della «necessità di por fine al bloqueo» americano contro Cuba, e quella risoluzione era stata approvata da 197 paesi (gli unici no furono quelli di Usa, Israele e Isole Marshall) fra cui la Spagna che era allora governata dalla destra: il Partido Popular dell’ex premier José Maria Aznar, che oggi fanno gli scandalizzati. Altra «sorpresa» sulle reazioni rispetto a Posada perché le «fonti» precisano che nella Dichiarazione di San Josè, che chiuse il vertice ibero-americano dell’anno scorso in Costa Rica, si leggeva della «profonda preoccupazione per la recente liberazione» (da parte della presidente di Panama Mireya Moscoso) «di 4 noti terroristi di origine cubana» (uno di loro era Posada) e si condannava l’offerta di «rifugio e/o aiuto» ai terroristi. Un bel pasticcio, che non risolverà di certo il comunicato, ufficiale questa volta, diffuso dall’ambasciata Usa ieri sera a Madrid, in cui gli Stati uniti attestano «gli eccellenti rapporti» con la Spagna.

Uno schiaffo per l’arroganza (rispetto al blocco) e il doppio standard (rispetto a Posada) degli Stati uniti. E due punti secchi, oltre che per Zapatero, per Fidel Castro e Hugo Chavez.

I due veri protagonisti, anche se uno dei due non c’era (fra l’altro è stato il no di Cuba e Venezuela a impedire che nell’annesso in cui si dà appoggio al cosiddetto «processo di pace» con i paramilitari nella Colombia del filo-Usa Uribe, si parlasse delle Farc come di un movvimento «terrorista»). Ci ha pensato l’altro, Chavez. a tenere alto il morale con dichiarazioni frizzanti. Sulla reazione americana: «Che latrino i cani, diceva don Chisciotte, poi noi cavalcheremo»; sul petrolio: «Il mondo dovrà abituarsi a un prezzo che superi i 50 dollari al barile», almeno fin quando durerà «il consumismo di un modello irrazionale di capitalismo», fin quando gli Usa «con il 5% della popolazione mondiale consumeranno il 25% del petrolio mondiale», fin quando durerà la guerra americana all’Iraq che «ha destabilizzato i prezzi».