Strade separate nei Territori. Smentite, ma il piano c’è

Il governo Sharon congela, ma solo per il momento, l’applicazione del piano di separazione delle strade della Cisgiordania fra israeliani e palestinesi. Lo ha riferito ieri il quotidiano Ha’aretz precisando che la decisione è stata presa a causa delle critiche espresse dagli Stati uniti alle pesanti misure punitive contro l’intera popolazione palestinese approvate dal governo Sharon dopo l’agguato in cui domenica scorsa sono rimasti uccisi tre coloni israeliani. Il piano in ogni caso resta sulla scrivania del premier e del ministro della difesa Shaul Mofaz, uno dei principali fautori della politica del pugno di ferro contro i palestinesi. Se attuato renderebbe la Cisgiordania ancora più simile al Sudafrica dell’apartheid e ripeterebbe, di fatto, quanto è già stato applicato a Gaza durante gli anni dell’Intifada. Con il pretesto di garantire la sicurezza dei suoi cittadini che vivono nella Cisgiordania occupata nel 1967, Israele progetta di riservare le strade principali, più ampie e meglio tenute, ai coloni ebrei (circa 200 mila ai quali vanno aggiunti altri 200 mila nei quartieri-insediamenti di Gerusalemme est) mentre quelle secondarie andrebbero ai palestinesi. Secondo il quotidiano Maariv la misura, presentata come una risposta all’attacco di domenica, potrebbe diventare permanente. «È l’inizio di una mossa strategica per la separazione delle due popolazioni» ha scritto Maariv, aggiungendo che il passo successivo dovrebbe essere un divieto d’ingresso in Israele dei lavoratori palestinesi. «Se attuano questo piano, sarà l’introduzione ufficiale di un sistema dell’apartheid» ha denunciato il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat. Di separazione di strade si parla da quasi un anno, da quando Ha’aretz rivelò che Israele aveva chiesto ai Paesi occidentali di finanziare – con fondi destinati all’Anp – la costruzione in Cisgiordania di reti stradali diverse per israeliani e palestinesi.

(mi. gio)