Storie di sfratti: Carlo Colbasso, la vita (e la morte) dei poveri cristi

Alle otto del mattino di venerdì 29 maggio ultimo scorso l’Ufficiale giudiziario di Ancona è ancora un uomo come altri milioni di uomini: si alza, prende il caffè, si rasa, si veste ed esce di casa. E’ durante il cammino, con ogni probabilità, che cambia le proprie sembianze : esce infatti col vestito da padre di famiglia e persino da uomo democratico e lungo la strada che lo porterà a breve a scoprire l’altrui morte indossa pian piano – come in una mutazione – l’abito nero dell’Ufficiale giudiziario. Sembra di sentirlo, l’Ufficiale : “ E’ il mio lavoro, qualcuno deve pur farlo…”. Non ha torto, è la perversione oggettiva della vita e, ancor meglio, della natura del potere borghese.

Però, il punto è che nelle tasche oscure dell’Ufficiale vi è – tanto diligentemente quanto sinistramente ripiegato – l’atto di notifica di sfratto per Carlo Colbasso, cittadino anconetano, inquilino disperato dei Quartieri Nuovi.

Può darsi ( non possiamo saperlo) che nella testa dell’Ufficiale – come un vano ritornello auto consolatorio, volto a legittimare una mansione di per sé maledetta – risuoni il significato letterario della parola “ sfratto” :

“ L’obbligo – come afferma tanto autorevolmente quanto cinicamente l’ Oli / Devoto – di lasciare un immobile, in quanto oggetto di intimazione del locatore o di provvedimento di giudice”.

E’ il padrone di casa, insomma, o la giustizia del capitale a sfrattarci, a buttarci in mezzo alla strada, improvvisamente, quando pare loro, come un esubero della vita, indipendentemente dalle nostre sofferenze, dalla nostra miseria.

Mentre l’Ufficiale cammina, dall’altra parte della città Carlo Colbasso – 64 anni, solo, dolente e in grandi ristrettezze economiche – sente i suoi passi, sa che tra poco l’atto di sfratto immediato lo raggiungerà. Colbasso ha già stivato in sé molto del dolore che la vita può riservare ad un uomo. Sino a ieri gli restava la casa, ove avvolgere le proprie sofferenze, ove ripiegarsi, ritrarsi e difendersi come una chiocciola nel proprio guscio.

Ma sente i passi sempre più vicini dell’Ufficiale, rivive in un lampo l’infelicità acuta della propria vita, sa che non avrà la forza di trascinare – domani – fuori dell’appartamento le sue quattro cose ( l’armadio gli appare pesantissimo, di marmo) e sa che non avrà la forza di incamminarsi per le strade, cercare un nuovo guscio…Allora, Colbasso, infila le chiavi di casa nel portone ( “vieni, Ufficiale, entra, la casa è tua…” ), rilegge la propria, disperatissima, lettera-testamento, piglia la pistola, si avvia in bagno, si spara al cuore e cade riverso – morto e “finalmente” insensibile all’orrore di questo mondo – nella vasca…

Alle ore 9 l’Ufficiale arriva di fronte all’uscio della casa da sfrattare; vede le chiavi infilate nella serratura, entra, gira per le camere vuote, non sa a chi lasciare o dove depositare la notifica dello sfratto. Quando entra in bagno e vede Colbasso in una vasca di sangue sa che non deve più lasciarlo a nessuno e che il suo lavoro è terminato: la casa è libera, libera per il padrone, per il giudice, per un nuovo affitto, per un nuovo profitto.

E questo non è un racconto di Franz Kafka, è solo ciò che è accaduto pochi giorni fà ad Ancona, è la realtà concreta delle cose, è la vita ( e la morte) dei poveri cristi, è quella disperazione che non si vuole più raccontare e difendere, è la realtà dura, fatta di pianto e di sangue, che si assomma ai morti nei luoghi di lavoro, alla disperazione dei precari, alla miseria di milioni di famiglie che finiscono i soldi verso la prima decade del mese e per pagare una bolletta del gas devono ricorrere a un prestito. E’ la realtà che non si racconta mentre si è tutti presi dal problema universale delle fidanzate di Berlusconi.

Attraverso le algide parole “ Procedure di rilascio di immobili ad uso abitativo”, il Ministero degli Interni ha diramato il numero di sfratti richiesti ed effettuati nel primo semestre 2008. In Italia vi sono state, solo per questo breve periodo, 64.546 richieste, di cui 12.118 effettuate.

Nelle Marche, la terra infelice e tanto amata da Carlo Colbasso ( grande combattente in difesa dell’ambiente) vi sono state, sempre e solo nel primo semestre 2008, 1.014 richieste di sfratto, delle quali 339 eseguite. Dove trascineranno la loro vita questi poveri cristi? Qualcuno se lo chiede?