Stop precarietà, studenti insieme al corteo

La data del 4 novembre, nata dal Social Forum di Atene e concretizzata nell’assemblea dell’8 luglio al teatro Brancaccio, è frutto di un percorso largo nato dall’esigenza di rilanciare un’opposizione alla precarietà dilagante a causa delle politiche degli ultimi governi e incarnata nelle leggi Treu/legge 30, Berlinguer-Zecchino/Moratti, Turco-Napolitano/Bossi-Fini, ma anche in una finanziaria di tagli alle spese sociali, come quella che si prospetta per quest’anno.
La precarietà caratterizza la società in ogni suo aspetto e quindi anche l’università e la scuola. La precarietà per gli studenti e le studentesse non è un problema astratto, una parola d’ordine politica. Parlare di precarietà per noi significa toccare il nocciolo della nostra condizione materiale di vita in quanto studenti. Ma pensiamo che discutere di una sola precarietà sia sbagliato: per costruire davvero autorganizzazione e conflitto si deve parlare di diverse precarietà e, nel nostro caso, di precarietà studentesca. Per noi la precarietà è al tempo stesso il nostro presente e il nostro futuro.
E’ il nostro presente perché la dissoluzione del diritto allo studio ha portato il lavoro precario dentro la nostra vita di tutti i giorni. Le privatizzazioni e i tagli degli ultimi anni hanno portato all’insufficienza di borse di studio e case dello studente, mentre le tasse universitarie sono in continuo aumento, affitti, trasporti e libri di testo sono alle stelle e le forme di agevolazione sono assolutamente carenti. Così i lavori precari diventano per noi una condizione di sopravvivenza. In questo quadro già disastroso si prospetta una finanziaria che aumenta i finanziamenti di guerra (2 miliardi e 100 milioni di euro in più) mentre taglia ulteriormente la spesa sociale, l’università e l’istruzione. La precarietà è il nostro presente anche nei ritmi che tutti i giorni dobbiamo sostenere all’università con la frequenza obbligatoria e una didattica frammentata che ci porta a fare anche 15 esami l’anno, come per abituarci ai nuovi ritmi del lavoro; in tutto ciò siamo costrett* a lavorare gratuitamente all’università attraverso stage e tirocini e nelle scuole con l’alternanza scuola-lavoro.
E’ il nostro futuro perché già dalla scuola dobbiamo scegliere a 13 anni cosa fare da grandi, e perché l’università in cui viviamo è stata disegnata dalla riforma Zecchino col consapevole progetto di costruire una fabbrica di precari che, grazie ai tempi serrati e alla didattica dequalificata e specializzante, sforna futuri lavoratori e lavoratrici ricattabili.
Per questo pensiamo sia importante scendere in piazza il 4 novembre come studenti e studentesse. Vogliamo fare come in Francia e partire dalla nostra condizione studentesca per rilanciare la lotta alla precarietà dalle nostre facoltà e scuole.
Proponiamo quindi di costruire uno spezzone studentesco nazionale alla manifestazione «Stop precarietà ora» il 4 novembre a Roma, che metta a confronto i vari percorsi che gli studenti portano avanti nelle proprie facoltà e nelle proprie scuole. Un primo passo di avvicinamento verso la manifestazione studentesca europea del 17 novembre contro il «processo di Bologna» lanciata al social forum europeo di Atene.

*La Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre