«Stop alla Guantanamo italiana»

«Gradisca è Guantanamo, qui e ora!», questo lo slogan più gridato in queste ultime settimane dal variegato popolo che si è opposto e si oppone all’apertura del cpt friulano e che il ministro Pisanu, con una manovra surrettizia a puro scopo elettorale – e contro la volontà delle associazioni, delle reti antirazziste, degli enti locali, dei Verdi e di Rifondazione comunista – è riuscito a far aprire il 7 marzo scorso con l’arrivo dei primi «deportati», migranti senza permesso di soggiorno, rastrellati nel nord e centro Italia. Una ventina di persone rinchiuse in una struttura costata 15 milioni di euro e che ricorda le carceri speciali tedesche degli anni ’70, luogo com’è, non solo di detenzione, «ma per rendere la loro prigionia quanto più umiliante possibile, attraverso un totale isolamento fatto di spazi freddi e asettici, gabbie anche per l’ora d’aria e per singoli nuclei familiari – prevedendo l’incarcerazione, illegale, di minori – divisione per genere e etnia, impossibilità di accesso alla tutela legale e alle regolari procedure per la richiesta di asilo”, come è scritto nell’appello che convoca la manifestazione che si svolgerà domani tra Gorizia, Gradisca e Savogna, dove ha sede la cooperativa Minerva, affiliata a Legacoop, che ha vinto l’appalto per la gestione dei servizi. «La manifestazione di sabato – ha detto Alessandro Metz, consigliere regionale dei Verdi, manganellato a freddo davanti al cpt dalla polizia mentre svolgeva il suo ruolo istituzionale – non è assolutamente in contrapposizione a quella nazionale di Roma, ma va ad arricchire la giornata mondiale contro la guerra, esemplificando il ruolo dei cpt sui nostri territori come un atto di guerra interna contro gli immigrati, contro le reti sociali e civili. Ogni guerra ha bisogno dei propri embedded – ha aggiunto Metz – prima erano solo alcuni operatori dell’informazione, ma le ultime guerre hanno sempre di più mostrato che questo ruolo lo stanno giocando ora associazioni e ong, accompagnando gli interventi militari con una “professione umanitaria” funzionale a chi le guerre le fa. Questo è il motivo della manifestazione che partendo dalla prefettura di Gorizia arriverà anche a Savogna, davanti alla cooperativa Minerva, per indicare quelli che sono i moderni contractors, una parte di cosiddetta società civile, cooperative o associazioni tipo le misericordie, che diventano di fatto, come a Gradisca, i reali promoter, per il loro profitto, di queste strutture indegne e vergognose. Senza la Minerva – ha concluso – il lager di Gradisca oggi non sarebbe aperto». L’Assemblea permanente contro il cpt ha definito la nuova figura di chi gestisce queste strutture come una sorta di «mercenario umanitario», assunto per conto del ministero degli Interni e preposto alla gestione, impersonale e disumanizzante, dei «flussi migratori». A partire da ciò l’Assemblea permanente ha lanciato il boicottaggio della Coop Minerva «non solo perché il suo presidente Adriano Ruchini ha scelto, per puro profitto, di rompere un fronte sociale compatto contrario al cpt, ma soprattutto perché è inaccettabile che quelli che dovrebbero essere operatori sociali vengano trasformati in secondini in un territorio dove molte cooperative sono nate proprio dalla chiusura di quelle istituzioni totali e disumanizzanti che erano i manicomi».

Accanto a tutto ciò, dopo aver ricordato «le troppe ambiguità e contraddizioni da parte dello schieramento di centrosinistra su questo tema» e dopo «l’arroganza messa in campo da Berlusconi e Pisanu», per l’Assemblea è urgente e non più rinviabile che tutti i partiti dell’Unione «dicano finalmente con chiarezza che in caso di vittoria elettorale non tollereranno nemmeno un giorno di più l’esistenza di strutture simili in Italia». Una delegazione dell’Assemblea sarà presente alla manifestazione di Roma, mentre quella di Gorizia e Savogna si concluderà con la ripresa in serata del presidio permanente davanti al cpt, nella forma di un happening artistico-musicale ma anche di solidarietà attiva con i reclusi nella struttura, e con la partecipazione del costituendo Foro legale contro la detenzione amministrativa.