Stipendio e consumi, ecco chi appartiene al ceto medio

Quindici anni fa era un lavoratore che, per un mese all’ anno, affittava un ombrellone con due sdraio. Oggi invece per catturare il profilo dell’ italiano del ceto medio è più sicuro procedere per esclusione: quello che non è abbastanza ricco da potersi permettere cure dignitose in istituto per un genitore anziano e allo stesso tempo un’ istruzione adeguata per il figlio, ma non è abbastanza povero da affidarsi all’ assistenza pubblica. La definizione è di Luigi Campiglio, uno studioso di scienze sociali e economista della Cattolica di Milano che da anni segue quel particolare tipo di italiano ad ogni passo. Dall’ indagine sul reddito delle famiglie condotta dalla Banca d’ Italia su 8 mila nuclei, Campiglio ha estrapolato il percorso di 3.700 persone. Il risultato è lo specchio della crisi del ceto medio di questi anni: dal 2000 al 2004 i lavoratori dipendenti di quel gruppo, operai specializzati e impiegati, hanno subito un calo del proprio potere d’ acquisto. Intanto i compensi di dirigenti e altri lavoratori della fascia superiore di reddito possono comprare sempre più beni e servizi. Chi è in mezzo al plotone è fermo o arretra, chi è in testa accelera. Per Campiglio è la dimostrazione che anche l’ Italia di questi anni è a suo modo un po’ americana. Negli Stati Uniti la pressione della concorrenza asiatica a basso costo riduce i posti di lavoro non specializzati, congela i salari dei colletti blu e erode il ceto medio. Intanto le grandi imprese approfittano dei nuovi mercati e del lavoro meno caro per aumentare i profitti e arricchire di più dirigenti, azionisti e professionisti molto qualificati. Anche in Italia oggi il ceto medio annaspa sotto queste spinte, nota Campiglio. Vero, i numeri da soli non spiegano tutto: in base ai dati di Banca d’ Italia, il reddito mediano nel Paese nel 2004 (quello al centro della scala dei guadagni annui) era a 24 mila euro a famiglia, 28 mila al Nord e 17 mila nel Mezzogiorno. Ma anche cifre come queste rivelano che il lavoratore dipendente in Italia deve far fronte a una sfida in più: «Se nei cantieri ormai si vedono quasi solo immigrati e non più la vecchia aristocrazia operaia italiana, quella degli specializzati – osserva Campiglio – è perché con mille euro al mese non si mantiene più la famiglia a Milano, ma in Albania sì».