Stipendi d´oro, a Gabetti l´oscar 2005

Un “premio fedeltà” da 15 milioni di euro regala a Gianluigi Gabetti la palma di manager più pagato a Piazza Affari nel 2005. Il numero uno di Ifil – regista del piano di salvataggio di casa Agnelli e del contestato swap con Merrill Lynch della scorsa estate – ha incassato l´anno scorso un super-stipendio da 22,1 milioni di euro, nuovo record assoluto per il listino, grazie al bonus riconosciutogli dalla famiglia torinese per aver messo in soffitta i suoi propositi di pensionamento. Gabetti ha quasi doppiato i più immediati inseguitori, il polo pubblico-privato delle liquidazioni. A distanza seguono infatti tre manager che nel 2005 hanno incassato laute buonuscite: Marco De Benedetti (11,5 milioni dopo l´addio a Telecom), Vittorio Mincato, uscito dopo anni di servizio dall´Eni con un assegno di 11,2 milioni e Paolo Scaroni, che tra Eni ed Enel è riuscito a mettere assieme un gruzzoletto da 10,3 milioni, di cui un bonus da 500mila euro per essere riuscito a vendere Wind e una misteriosa buona-entrata da 1,6 milioni spuntata a sorpresa in occasione delle dimissioni.
Il boom della Borsa dello scorso anno (+13,9%) ha regalato tra bonus e incentivi un bilancio d´oro agli stipendi in Borsa. Le buste paga dei primi 180 manager del listino – depurate dall´effetto liquidazioni – sono cresciute del 21%. In 27 hanno superato la soglia dei 3 milioni di compensi, contro i 16 dell´anno prima. Al vertice della classifica perde un po´ quota la galassia Telecom, dominatrice delle scorse stagioni. Marco Tronchetti Provera si è ritoccato lo stipendio del 36% superando gli 8 milioni, ma nella top-ten sono rimasti “solo” quattro manager del gruppo (contro i 5 del 2004) mentre il rilancio del Lingotto è confermato dall´autorevole arrivo in quinta posizione della new entry Sergio Marchionne (8,3 milioni), che ha scavalcato in graduatoria Luca Cordero di Montezemolo.
Latitano invece dalle prime dieci piazze banchieri e assicuratori, che pure si sono quasi tutti generosamente rialzati le buste-paga. L´unico rappresentante è Alessandro Profumo, salito dall´ottava alla settima posizione con 7,8 milioni. Sette gradini più sotto c´è Corrado Passera di Intesa (5,1) che brucia sul filo di lana lo “straniero” Antoine Bernheim delle Generali (4,8). In gran rimonta Fedele Confalonieri, numero uno di Mediaset, che si è raddoppiato lo stipendio a 4,5 milioni risalendo dalla 32esima alla 17esima posizione.
L´onore delle donne è difeso da Jonella Ligresti, prima manager del gentil sesso in Italia a bruciare la soglia dei 4 milioni di compensi, performance che l´ha issata in ventesima posizione, dodici sopra la sorella Giulia e venti davanti al fratello Paolo. Tra i “rampolli” d´oro brilla anche Francesco Caltagirone (Cementir) a 3,4 milioni. Il 2005 va agli annali come l´anno del riscatto dei quasi-pubblici: al di là dei fenomeni Mincato e Scaroni, Cimoli (Alitalia) ha quasi raddoppiato il suo stipendio portandolo oltre quota 3 milioni. Stesso discorso per Guarguaglini (Finmeccanica) balzato a 2,6 milioni. Mentre resta ancora avvolto nella nebbia lo stipendio di Flavio Cattaneo (Terna) «non ancora stabilito», precisa il bilancio. Infine, rispettivamente al 55° , 77° e 81° posto troviamo i tre “furbetti” Gianpiero Fiorani (1,7 milioni), Ivano Sacchetti (1,18) e Giovanni Consorte (1,13).