Steri: “Una buona giornata per la Sardegna e per il movimento contro le basi”

UNA BUONA GIORNATA PER LA SARDEGNA E PER IL MOVIMENTO CONTRO LA PRESENZA DI BASI MILITARI USA E NATO IN ITALIA

La lotta comincia a pagare. Beninteso: nessuna facile illusione, poiché sappiamo che la strada è ancora lunga e per nulla agevole. Ma l’annuncio di ieri del ministro della Difesa Antonio Martino circa il ritiro dei sommergibili nucleari Usa da La Maddalena è in ogni caso da considerarsi una vittoria del movimento sardo contro le basi e i poligoni militari e, in generale, del movimento contro la guerra nel nostro paese.

E’ vero infatti che, benché preannunciato, non è stato ancora esplicitato un calendario preciso in attuazione della suddetta decisione; che, ritirati dalle nostre acque territoriali, i sommergibili nucleari restano tuttavia quali strumenti essenziali nella ridislocazione delle forze Usa in Europa; che la base della Maddalena permane comunque attiva nel cuore di un parco naturalistico nazionale; e, infine, che resta il peso intollerabile delle servitù militari, che fanno della Sardegna la regione più militarizzata d’Italia.

Tuttavia, non può sfuggire – accanto all’effetto pratico di liberare le coste sarde da veicoli di morte, pericoli potenziali per la popolazione residente e l’ambiente – il significato politico, altamente emblematico, di tale decisione. Le operazioni militari hanno bisogno di complicità e silenzio dei mezzi di informazione: precisamente il contrario di quel che molti cittadini sardi sono ormai disposti a concedere. Le lotte, nonché la pubblicità e l’informazione dettagliata che si riesce a raccogliere attorno ad esse, sono un ingombro che può risultare insopportabile. E quando le istituzioni locali mostrano – come in questo caso – la necessaria determinazione, offrendo un’adeguata sponda politica, ancor più sabbia può entrare a minare l’ingranaggio bellico. Il ministro ha tra l’altro negato che fossero operativi piani per un consistente ampliamento della stessa base de La Maddalena. In realtà il progetto c’era (comprovato da relativa documentazione riservata): e ora è tutt’altro che trascurabile il fatto che vi sia una retromarcia formalmente impegnativa.

Occhi aperti, dunque; non è che l’inizio. Questo passaggio serve a dare forza per perseguire con crescente determinazione l’obiettivo della chiusura totale della base. Nonché per estendere tale richiesta, innanzitutto, ai poligoni di Quirra e Capo Teulada, restituendo i relativi territori (oggi devastati dalle attività militari) a chi vi abita e reimpiantandovi lavoro, salute e tutela dell’ambiente. Siamo assolutamente soddisfatti di apprendere che “la Sardegna è territorio ostile” (ovviamente, per i signori della guerra). Siamo fiduciosi che si dimostrino “ostili” tutti i territori in cui ad oggi permangono (e si allargano) basi militari Usa e Nato. Un caloroso saluto alle compagne e ai compagni sardi.
Bruno Steri (Area Prc – Essere Comunisti)