Statistiche ingannevoli?

L’euro ha elevato la contraddizione esistente tra le cifre ufficiali e la
realtà percepita. Lo ha spiegato il popolare economista Paul Krugman con un intervento sull’International Herald Tribune

I risultati di alcuni sondaggi realizzati su un vasto campione di nuclei
familiari statunitensi hanno dimostrato che le famiglie nordamericane sono convinte che le loro condizioni di vita stiano subendo un graduale peggioramento. I funzionari dei ministeri localizzati a Washington affermano che le risposte fornite dagli interessati siano sbagliate e che l’economia Usa vada a gonfie vele. Krugman si è servito della contraddizione tra le indicazioni fornite dal campione di cittadini e le statistiche ufficiali pubblicate dai funzionari, per attirare l’attenzione dei lettori sull’allargamento del gap esistente tra le cifre diffuse dagli uffici statistici e la percezione delle famiglie. L’economista sostiene che il Vecchio Continente abbia sperimentato una forte crescita di tale gap in seguito all’introduzione della valuta unica nel gennaio del 2002. ‘Alle famiglie nordamericane non gli importa molto del prodotto interno lordo’, ha affermato Krugman, ‘ ma gli interessa sapere se ci sono posti di lavoro disponibili, quali salari vengono corrisposti per i nuovi lavori offerti, e come reagisce il costo del lavoro rispetto al costo della vita (ricordando che la maggior parte dei salari non ha seguito da vicino l’evoluzione del tasso di inflazione)’. Questa constatazione – con diversi livelli di disoccupazione e di protezione sociale – può facilmente essere applicata alla realtà socio-economica dell’Europa Occidentale.
Krugman ha sottolineato che nei paesi facenti parte dell’Unione Europea
risulta più acuta la contraddizione tra la percezione della realtà e la sua traduzione nelle statistiche curate da Eurostat. Se è ormai abituale in tutte le conversazioni affermare che quel che prima valeva centomila lire (o cento franchi, marchi o pesetas) oggi costa cento euro (tendenza seguita in particolare dai beni che non devono fare i conti con la concorrenza straniera), gli statistici europei rispondono con un rien de rien o un petit peu (di arrotondamento al rialzo). Negli Stati Uniti, il tasso annuo di inflazione è cresciuto dal 2,5% al 3,2% in luglio, a causa della forza dell’euro. Il quotidiano francese Liberation ha confezionato un paniere di beni il cui costo sarebbe calato dell’1,5% rispetto all’aprile del 2004.
In aprile, l’International Heral Tribune ha dedicato un reportage al
contrasto tra la cassiera di un supermercato che aveva ricevuto un aumento dell’1,8% sui circa 800 euro che guadagna per il suo part time e i benefici (pari a 1.400 milioni di euro per il 2004 conseguiti dalla società- datore di lavoro, o l’indennizzo di 40 milioni di euro incassati dal manager della società in seguito alla risoluzione del suo contratto. I curatori del reportage sostengono che dal 1975 ad oggi, la quota ascrivibile ai salari nella fatturazione delle imprese è calata di oltre dieci punti percentuali. Alcuni economisti sostengono che a quest’ultimo trend debba essere ascritto un ruolo di primo piano nell’ambito del contenimento del tasso di inflazione. La Spagna è il paese europeo che presenta i maggiori divari tra le percezioni dei cittadini e le statistiche ufficiali. La maggiore flessibilità del mercato del lavoro spagnolo ha permesso di conseguire risultati apprezzabili sia sul fronte della crescita del prodotto interno lordo che su quello occupazionale (senza soffermarci sulla qualità dei nuovi posti di lavoro). Allo stesso tempo, le ultime statistiche condotte in Catalogna hanno evidenziato una contrazione dell’1,3% del salario medio mensile dei nuclei familiari residenti. Secondo gli esperti, il calo si deve alla crescente importanza dei contratti a tempo parziale e determinato, e all’incorporazione di personale poco qualificato (immigrati e donne).