Stati baltici e Polonia, piani segreti di guerra

I cablogrammi dell’ambasciata Usa presso la Nato a Bruxelles, filtrati attraverso Wikileaks, hanno un contenuto esplosivo. Essi rivelano, attraverso voci ufficiali, quanto da tempo scriviamo sulle ragioni e le conseguenze dell’allargamento della Nato ad est.

Lo scorso 20 gennaio, il Comandante supremo alleato in Europa, l’ammiraglio Usa James Stavridis, ha proposto di estendere il piano «Eagle Guardian», concepito per la «difesa» della Polonia, alle tre repubbliche baltiche Estonia, Lettonia e Lituania, un tempo facenti parte dell’Urss. Il Comitato militare della Nato ha approvato la proposta il 22 gennaio «sotto procedura di silenzio». Sono state quindi scelte 9 divisioni – statunitensi, britanniche, tedesche e polacche – perché si preparino a «operazioni di combattimento in caso di aggressione armata». Non si specifica da parte di chi, ma è evidente il riferimento alla Russia. Le prime esercitazioni si svolgeranno l’anno prossimo nel Baltico, dove sono già stati scelti i porti polacchi e tedeschi che ospiteranno le navi da guerra e le forze da sbarco statunitensi e britanniche. Contemporaneamente gli Usa si sono offerti di «rafforzare la sicurezza polacca» contro la Russia, dislocando forze navali speciali nei porti baltici di Gdansk e Gdynia, e squadriglie di cacciabombardieri F-16 nelle basi aeree polacche.

Tale piano, si specifica nei cablogrammi, è stato fortemente voluto dalla Germania e ben accolto dai governi della Polonia e delle repubbliche baltiche: quello estone, informato il 16 dicembre 2009, lo ha definito «un regalo di Natale in anticipo». Si sottolinea che l’estensione del piano «Eagle Guardian» costituisce il primo passo dell’espansione di altri piani specifici, riguardanti singoli paesi, in piani regionali per fronteggiare «l’intera gamma di possibili minacce». Anche qui è evidente il riferimento alla Russia.

Per renderlo ancora più chiaro, l’ambasciata Usa a Varsavia precisa in un cablogramma che lo «scudo» missilistico Usa/Nato, finalizzato a fronteggiare potenziali attacchi dall’Iran o la Siria, può essere «adattato per neutralizzare missili provenienti da altri paesi». Intanto, a partire da maggio, gli Usa hanno cominciato a schierare, con un sistema a rotazione, missili Patriot a Morag, nei pressi dell’exclave russa di Kaliningrad tra Polonia e Lituania. A convalida di tale necessità, l’ambasciata Usa a Varsavia sottolinea che il governo polacco scalpita per avere sul proprio territorio i missili Usa dello «scudo», insistendo che vengano integrati nel sistema polacco di difesa anti-aerea. Cita a tale proposito il consigliere presidenziale Waszczykowski che, rivolgendosi di diplomatici Usa, dice loro «Quanto tempo vi occorre per capire che niente cambierà con l’Iran e la Russia?», ossia che prima o poi sarà necessaria una azione militare non solo contro l’Iran ma anche contro la Russia «che sta tentando di riacquistare la sua sfera di influenza».

Il ministero degli esteri russo ha detto ieri di essere «sconcertato» dalle rivelazioni, le quali dimostrano che la Nato ha redatto piani segreti per difendere l’Europa orientale da una aggressione militare russa. Ricorda quindi che lo scorso mese, nel Consiglio Nato-Russia a Lisbona, è stata adottata una dichiarazione in cui si afferma che la sicurezza dei paesi della Nato e quella della Russia sono interconnesse e i paesi membri del Consiglio si asterranno da qualsiasi uso o minaccia di usare la forza nelle reciproche relazioni. A questo punto c’è da aspettarsi che le reazioni di Mosca – certo non all’oscuro dei preparativi di guerra – non siano solo verbali. Dopo il Summit Nato di Lisbona, il presidente Dmitri Medvedev aveva dichiarato, il 30 novembre: «O raggiungiamo un accordo sulla difesa missilistica e creiamo un meccanismo congiunto di cooperazione, o inizierà una nuova corsa agli armamenti». In assenza di cooperazione, la Russia è pronta a dispiegare «nuovi mezzi d’attacco».

Schermaglie diplomatiche? Qualcuno le ritiene tali. Non si tratta però solo di battaglie diplomatiche. La nuova corsa agli armamenti non inizierà, come dice Medvedev, ma è già iniziata. Di pari passo si mettono a punto nuove strategie, anche in Europa. In tale quadro, le rivelazioni sui cablogrammi delle ambasciate Usa a Bruxelles e a Varsavia possono essere funzionali sia a rivelare piani di guerra nell’intenzione di fermarli, sia ad una accelerazione della tensione, minando così qualsiasi processo di distensione in Europa, tanto da creare nuove tensioni che giustifichino il rafforzamento della presenza militare Usa in Europa e, in particolare, la necessità che gli Usa coprano gli alleati europei col proprio «scudo» missilistico. Per capire dove i potenti stanno portando il mondo non occorrono altre rivelazioni di Wikileaks. Basta solo sapere che si spendono oltre 3 milioni di dollari al minuto in armi, eserciti e guerre.

(il manifesto, 8 dicembre 2010)