Statali, pedalare come in azienda

Stop all’esternalizzazione dei servizi e al precariato, sì agli esodi incentivati e alla mobilità territoriale. E ancora, più qualità nei servizi che saranno sottoposti alla pagella dei cittadini, licenziabilità dei dirigenti nei casi più estremi e informatizzazione a tappeto della macchina amministrativa. Sono queste le principali misure contenute nel memorandum di intesa sulla pubblica amministrazione siglato ieri tra governo e sindacati.
Un’intesa di massima che ora dovrà essere approvata dalle Regioni e poi, con la firma a Palazzo Chigi, sarà operativa. Le norme, al momento piuttosto generiche per la verità, verranno definite nell’arco della legislatura, e molte di queste saranno affidate al rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici. L’accordo è stato firmato da Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell’Economia, Luigi Nicolais, ministro della Pubblica Amministrazione, e dai sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) e di categoria. Tutti lo hanno definito «un passo in avanti importante».
Con il Patto per la riforma della pubblica amministrazione, governo e sindacati puntano ad aumentare la produttività del settore. «La cosa politicamente più rilevante – commenta a caldo Carlo Podda, segretario generale della Funzione Pubblica Cgil – è il giro di vite sulle esternalizzazioni». Il memorandum prevede che, per le attività proprie dei servizi pubblici, gli Enti pubblici non potranno più farvi ricorso. Tutto quello che è stato esternalizzato (le infermiere di un ospedale che lavorano per una cooperativa ad esempio) dovrebbe essere reinternalizzato.
L’intesa prevede anche «la scomparsa dei precari» che, secondo i dati della Ragioneria dello Stato diffusi ieri, ammonterebbero a mezzo milione di persone. «Anche in questo caso il piano è ancora da definire – argomenta Podda – E lo si farà con accordi, valutando la situazione comparto per comparto». Il nodo comunque consisterebbe nel predisporre misure per evitare la ripetizione del «concorso» (che resta la modalità ordinaria per l’ingresso nella pubblica amministrazione) per chi già lavora nel pubblico da qualche anno.
E ancora, sì alla mobilità, ma «territoriale» che per legge è quella all’interno di una stessa provincia, per gestire meglio la distribuzione del personale sul territorio o eventuali esuberi. E che comunque si farà per accordi, e sulla base dei dati di ciascuna amministrazione sul proprio fabbisogno. «Non ci saranno esuberi» sostengono i sindacati. Sono previste invece forme incentivate di uscita, nel caso di esuberi non ricollocabili con processi di mobilità. I risultati della pubblica amministrazione verranno misurati dai cittadini stessi (si pensa a qualche strumento simile ai questionari); i dirigenti potranno, in extrema ratio, essere licenziati e il meccanismo dello spoil system andrà limitato alle posizioni che collaborano direttamente con l’autorità politica. «Siamo soddisfatti – conclude Podda – Anche perchè si dice no al progetto di Ichino su un’Authority della pubblica amministrazione, e la questione della produttività viene affidata a un progetto di riorganizzazione generale e al giudizio dei cittadini».
La soddisfazione è quasi unanime. «Un accordo che consentirà una produttività maggiore e contemporaneamente un controllo della spesa migliore» ha detto Padoa Schioppa. «Un punto di partenza per elevare la produttività» secondo Guglielmo Epifani, leader Cgil. «E un esempio di come raggiungere un ipotesi condivisa» secondo Bonanni, segretario Cisl. Intesa respinta invece dalle Rdb Cub, che minacciano uno sciopero generale: «Governo e sindacati concertativi vogliono letteralmente smantellare la pubblica amministrazione».