Statali: intesa sì, no, forse

«Spero di aver capito male», dichiarava ieri il segretario generale della Funzione Pubblica Cgil, Carlo Podda, seguito a ruota da altri sindacalisti. Nessun misunderstanding, naturalmente. Quella frase, «sposteremo gli statali senza bisogno di chiedere il permesso a nessuno», è scritta nero su bianco in un’intervista rilasciata dal ministro della Funzione Pubblica, Luigi Nicolais, al Corsera. E nonostante la precisazione del ministro – «la mobilità dei dipendenti pubblici sarà concordata con i sindacati» – non abbia tardato molto ad arrivare, forse soprattutto per la ridda di dichiarazioni che davano il neonato memorandum sulla riforma della pubblica amministrazione già bello che sepolto, sono evidenti tutti i margini di ambiguità di un’intesa i cui punti sostanziali restano da definire.
Un’intesa di massima non può che indicare generali linee guida. E sulla «mobilità» dei dipendenti pubblici, come anche sulla questione dell’efficienza e della produttività della macchina pubblica, il memorandum contiene sufficienti ambiguità per potere essere strattonato da una parte o dall’altra. Il vero banco di prova sarà l’apertura del confronto sul rinnovo del contratto del pubblico impiego (scaduto il 31 dicembre 2005), a cui sono legate (soprattutto alla contrattazione integrativa) molte delle misure che l’accordo raggiunto tra governo e sindacati prevede. Il confronto dovrebbe aprirsi non più tardi di questa primavera e i sindacati vorrebbero chiuderlo entro l’estate, prima che si riaprano i giochi della prossima finanziaria.
Sulla mobilità ad esempio, l’accordo siglato appena tre giorni fa dice che deve essere territoriale e concordata con i sindacati. «In caso di riorganizzazione dell’amministrazione – ha dichiarato invece ieri Nicolais in un’intervista al Corsera – verrà fatta secondo criteri stabiliti sì nella contrattazione, ma automaticamente, senza bisogno di chiedere il permesso a nessuno». Apriti cielo. «Inaccettabile e improponibile» tuona Gianni Baratta, segretario confederale Cisl. «La mobilità è sì prevista, ma concordata e incentivata» aggiunge Paolo Pirani della Uil. E ancora, Fulvio Depolo, segretario Ugl: «A velocità record, sembra già segnata la fine del memorandum sulla pubblica amministrazione». Tempestiva è arrivata, poco dopo, la precisazione del ministro: «I criteri e le modalità per gestire la mobilità saranno oggetto di contrattazione collettiva». «Il ministro, che ha confermato tutto il valore della contrattazione, è un galantuomo» è stato il commento rassicurato di Raffaele Bonanni, leader Cisl.
Ma ci sono anche altri punti critici. La valutazione di dirigenti e personale e la misurazione delle prestazioni offerte ai cittadini, per fare un altro esempio. Tema caldo, in tempi in cui sembra esserci una gara a chi pronuncia più volte la parola «fannulloni» (e a chi ne trova di più). Il problema di un efficace funzionamento della macchina pubblica c’è, e lo riconoscono anche i sindacati. Il punto sta tutto nel «come». Il memorandum prevede, testualmente, la creazione di «appositi strumenti di rilevazione del grado di soddisfazione dei cittadini». Per il ministro Nicolais si tratta di «istituire una commissione per la valutazione delle prestazioni negli uffici, che sarà composta da un rappresentante degli utenti, uno del ministero e uno dei sindacati». Lettura interpretativa che Podda rigetta: «Una commissione è esattamente quello che non ci vuole – dice – un sindacato contemporaneamente rappresentante dei lavoratori e giudice degli stessi, cioè parte e controparte, è un’ipotesi da sindacato consociativo, che la Cgil non è». «E il rappresentante dei cittadini utenti – continua – chi dovrebbe essere e con quali criteri sarebbe scelto?».
In ballo poi ci sono anche le due proposte di legge presentate, una alla Camera con sostegno bipartisan e una al Senato targata Unione, per la creazione di un’Autorità che stabilisca criteri di valutazione per premiare chi ben lavora e punire i cosiddetti «fannulloni». Ipotesi formulata dal giuslavorista Pietro Ichino, e che secondo Podda sarebbe «l’ennesimo carrozzone, su cui è evidente l’ambiguità del governo».
Dall’altra parte c’è chi invece mette in discussione l’impianto stesso del memorandum di intesa tra governo e sindacati confederali. Non solo nel merito – «un accordo pessimo», secondo i sindacati di base Rdb e Cobas – ma anche nel metodo. «Appare evidente – dice Rdb-Cub – la scelta governativa di riconoscere a Cgil, Cisl e Uil il monopolio della rappresentanza sindacale del pubblico impiego; per questo si escludono tutte le altre organizzazioni sindacali che pure hanno superato gli sbarramenti dell’attuale normativa sulla rappresentanza».