Statali: due scioperi, un’intesa

Si è chiusa nel peggiore dei modi la giornata che doveva portare una schiarita tra governo e sindacati nella complicata vertenza sul pubblico impiego. Alla fine il bilancio parla di un accordo e due rotture, che si portano dietro ben due scioperi generali del settore. E con l’occupazione a oltranza – da parte della delegazione Cub-Rdb – della sala Stoppani di Palazzo Vidoni, sede del ministero della funzione pubblica e teatro del «tavolo» sul precariato.
La mattina tutte le sigle sindacali «rappresentative» ai sensi della legge Bassanini sono salite al primo piano. Momenti di forte perplessità per un ministro – Luigi Nicolais – che parlava soltanto per due minuti, senza aggiungere una sola parola al poco scritto nella finanziaria a proposito di «riassorbimento dei precari». Con queste premesse, la lunga seduta partoriva il classico topolino: un accordo siglato soltanto con i tre sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) per istituire un «tavolo permanente» con l’obiettivo di assicurare «l’applicazione in modo uniforme e puntuale delle disposizioni contenute nella legge finanziaria». In pratica, nel 2007, verrebbero assunti (forse) soltanto i 9.000 vincitori di concorso che prestano servizio con contratto a termine da almeno tre anni. Per i 400.000 attualmente al lavoro si vedrà poi. L’accordo descrive una tempistica quantomai flemmatica: 10 giorni per presentare la «bozza di linee guida», altri 10 perché i sindacati (quanti?) facciano le loro osservazioni, e infine – entro il 15 aprile – l’apertura dei tavoli settoriali (sanità ed enti locali, ministeriali, ricercatori e università).
Tutte le sigle che non hanno firmato l’accordo – dagli «autonomi professionali» come Dirstat, Usae, Confsal, ecc, alle organizzazioni di base (RdB) – anno accusato il governo di averli presi sostanzialmente in giro, convocandoli solo per vedersi proporre quanto «già concordato» con i confederali, in applicazione del «memorandum» sulla riorganizzazione del pubblico impiego. Da notare che l’Anci (l’associazione dei Comuni) non ha firmato il memorandum perché sospetterebbe che il governo voglia «scaricargli» la patata bollente della stabilizzazione dei precari, senza però trasferire neppure un euro negli enti locali.
Da qui è uscita la conferma dello sciopero già fissato per il 30 marzo da parte delle RdB (i cui delegati, in serata, proseguivano l’occupazione).
Le sole delegazioni di Cgil, Cisl e Uil si spostavano a quel punto in via XX settembre, negli uffici di Padoa Schioppa, tra le vive proteste degli esclusi (secondo la Bassanini, come confermato l’altro ieri anche dal ministro del lavoro, Cesare Damiano, chi ha superato al soglia di sbarramento nelle elezioni Rsu «deve» essere convocato), che accusano il governo di fare come Confindustria: «scegliendosi gli interlocutori».
Anche questa riunione, però finiva con una rottura apparentemente completa. Si doveva discutere del rinnovo dei contratti di settore, scaduti dal dicembre 2005. Carlo Podda (Cgil), Rino Tarelli (Cisl) e Carlo Fiordaliso (Uil) si sono trovati davanti un muro. «Il ministro – hanno spiegato all’uscita – nega l’accordo che è stato raggiunto a novembre e non è stato possibile concordare la data di un nuovo confronto». Disattesi, insomma, anche gli impegni del «memorandum» che gli altri sindacati contestano.
Una posizione davvero scomoda, a questo punto, con una categoria che dà segni chiarissimi di insofferenza per il continuo rinvio di una trattativa vera e con altre sigle pronte a cavalcare la protesta. Gli stessi segretari di categoria confederali, di fronte alla chiusura, hanno spiegato di «temere che si voglia mettere in discussione un rinnovo di biennio economico; quello 2006-2007 o il successivo». Le cifre che separano le parti sono abbastanza misteriose, ma alcune indiscrezioni parlano di 2 miliardi di euro mancanti per ridurre la distanza tra «offerta» governativa e richieste sindacali. Un calcolo probabilmente deficitario, perché dalle sigle «concorrenti» vengono sostenute piattaforme rivendicative un tantino più «congrue» al fine di far recuperare il potere d’acquisto perduto. Anche Cgil, Cisl e Uil, pertanto, hanno preannunciato uno sciopero generale nel mese di aprile, data da definire. E meno male che è finita l’emergenza.