Sponsor di guerra

Imiracoli della disinformazione. Come reagireste se scopriste che il convegno sui danni causati dal doping, cui state partecipando con vivo interesse, è finanziato da un’impresa che produce anabolizzanti proibiti? Abbandonereste l’aula, colpiti dall’insanabile contrasto tra fine dichiarato e mezzo. Oppure vi interroghereste sulla credibilità di ciò che vi viene servito, pensando che probabilmente a quell’azienda interessa rifarsi un maquillage, pulire il suo marchio. Ancora, con le immagini in mente dei clandestini respinti e rimpatriati a forza, quale sensazione provate a sentire il presidente del Consiglio che dichiara «con noi c’è più libertà»? Probabilmente pensate che si tratta di una descrizione della realtà non corrispondente al vero, che le libertà si rispettano e non si rinchiudono nei cpt. Bene. E allora che effetto vi fa sapere che la pace e la tregua olimpica vivono all’ombra di due grandi, anzi grandissimi produttori di armi, a tutti gli effetti strumenti di guerra e di morte? Riproponendo le domande iniziali, vi fareste affiancare da industrie del comparto militare che sfornano cannoni e motori per aerei d’attacco, per poi riempirvi la bocca di retorica sui valori della pace? No. Eppure Torino 2006 lo fa. Le olimpiadi che si stanno svolgendo in questi giorni si sostengono in parte su finanziamenti e sponsorizzazioni di industrie belliche. General Electric e Finmeccanica, una statunitense, l’altra nostrana, puro made in Italy. La prima è tra le maggiori corporations del pianeta e nel suo listino sconfinato non ha solo tecnologia elettrica e plastiche ma anche cannoni, installati per esempio sugli F-14 o sul micidiale A-10, e propulsori per elicotteri Apache e bombardieri B-1 e B-2. General Electric riconosce così di essere il produttore dell’80% dei motori installati sui velivoli militari che le forze della Coalizione hanno utilizzato nell’operazione Iraqi Freedom. Un colpo d’occhio al passato ci fa trovare suoi prodotti anche in Vietnam. E sempre la multinazionale, che controlla la rete televisiva Nbc, titolare dei diritti per le olimpiadi, è presente in Afghanistan e Iraq diversi contratti e subappalti.

Finmeccanica, numero uno in Italia, può fregiarsi di far parte del prime contractor in decine di programmi missilistici. A lei quindi il meritato ruolo di «Presenting Sponsor di Italyart, le Olimpiadi della Cultura» di Torino 2006, la cui sfida è «valorizzare la cultura del paese ospitante e promuovere le relazioni internazionali e l’amicizia tra i popoli». A questo punto, se credete che non sia sufficiente enunciare un principio perché questo diventi realtà, se non siete convinti che l’invasione dell’Iraq possa essere definita Iraqi Freedom fate un analogo sforzo e convenite con noi che non si può parlare di pace quando si hanno le tasche piene di soldi dei signori della guerra.

* Autori del Libro nero delle Olimpiadi di Torino 2006