Spogli: nemmeno il centrosinistra ritirerà le truppe

L’AMBASCIATORE USA HA INCONTRATO I LEADER DEL’OPPOSIZIONE: «SONO PRUDENTI, APPOGGIANO LA MISSIONE»

L’Italia non ritirerà i suoi militari dall’Iraq fino a quando la situazione non lo permetterà, sia che al governo ci sia il centrodestra o il centrosinistra. Così pensa l’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, Ronald P. Spogli. Il diplomatico si è appena insediato nella nuova sede e sta girando l’Italia per conoscere il paese.
Ambasciatore, come fa ad essere sicuro che se anche il centrosinistra dovesse vincere le elezioni, non ci sarebbe un ritiro immediato dall’Iraq?

«In questi giorni ho avuto varie conversazioni con i leader dell’opposizione. Li ho trovati molto prudenti, appoggiano la missione, vogliono capire meglio, ma sono convinto che qualunque governo ci sarà, l’Italia non rinuncerà ad appoggiare il governo iracheno».

Ieri il presidente Bush ha ripetuto che gli Stati Uniti resteranno in Iraq fino a «missione compiuta». Ma anche nella vostra opinione pubblica sta emergendo il dissenso contro la guerra. Ci sarà un ritiro consistente prima delle elezioni di mid term?

«Io sono ottimista sulla situazione in Iraq perché la Costituzione che sta per essere approvata offre agli iracheni delle garanzie che non hanno mai conosciuto nella loro storia. Alle donne, nel riconoscimento dei loro diritti, a tutti sul piano delle libertà di religione e di opinione. Sono novità che peseranno al prossimo referendum e nelle successive elezioni politiche».

Il presidente Bush manifesta sempre un grande calore nei confronti dei presidente del Consiglio Berlusconi, ma sul piano concreto non sempre si riesce a vedere l’appoggio Usa. Per esempio, nella riforma del Consiglio di sicurezza dell’Onu, sostenete l’ipotesi italiana?

«Effettivamente le relazioni tra i nostri due paesi hanno fatto un grande balzo in avanti negli ultimi anni grazie ai rapporti personali tra Bush e Berlusconi. Per quanto riguarda la riforma dell’Onu, di cui quella del Consiglio di sicurezza è soltanto un capitolo, noi siamo aperti alle soluzioni che troveranno il maggiore consenso».

Sì, ma avete bocciato la Germania e invece sostenete l’ingresso del Giappone in un’ipotesi di allargamento del Consiglio di sicurezza che sarebbe contraria a quella sostenuta dall’Italia che vorrebbe un nuova rappresentanza per «aree geografiche» e non per nazioni. Le chiedo di nuovo: appoggiate la posizione italiana?

«Ci sono effettivamente varie soluzioni. Noi sosteniamo con forza l’ingresso del Giappone nel Consiglio di sicurezza e per il resto, come le ho detto, siamo aperti alla soluzione che raccoglierà il maggiore consenso».

Le relazioni tra Italia e Stati Uniti non sono mai state così buone, come lei ci dice, tuttavia nell’ultimo anno ci sono stati due episodi che le hanno profondi mente macchiate: l’uccisione di Nicola Calipari in un posto di blocco americano Baghdad e il rapimento di un imam compiuto da uomini della Cia a Milano. Che cosa dice alla vedova Calipiari che si attende «giustizia» da un paese amico come gli Stati Uniti?

«Abbiamo conosciuto e apprezza to il dottor Calipari, è stata una grande disgrazia, alla signora, tutto il nostro cordoglio e la nostra partecipazione».

E sul rapimento dell’imam per il quale i giudici di Milano accusano un’ ex alta funzionaria dell’ ambasciata americana di Roma?

«Di questo cosiddetto rapimento sappiamo soltanto quel che abbiamo letto sui giornali. Su questo presunto crimine non ho veramente nulla da dire».