Spinetta: «Proposta immodificabile»

Sicuramente sa quel che vuole. Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm, non si sposta di un millimetro dalla posizione presa davanti ai sindacati il giorno prima: «il piano di acquisto di Alitalia è immodificabile». Dalla sua ha il fatto di non essere ancora il proprietario della compagnia di bandiera, ma solo il candidato acquirente. Pone perciò le sue condizioni; se piacciono, bene, altrimenti amici come prima e me ne torno a Parigi.
Del resto, ha spiegato, «questo non è un negoziato classico». La differenza, bontà sua, è però posta nella «gravità della situazione», di cui spera «tutti siano consapevoli». Non gli ha fatto cambiare idea né la faccia storta dei sindacalisti (che rivedrà stamattina alle nove nella sede della Magliana), né il frastuono delle dichiarazioni dei politici. Eppure continua a ripetere di considerare «fondamentale» l’assenso «della maggioranza dei sindacati», fino alla ratifica da parte delle assemblee dei lavoratori. Così come ritiene necessario anche l’assenso «del prossimo governo», ben sapendo che potrebbe trovarsi davanti un Berlusconi – accompagnato magari da Maroni e Formigoni – che gli chiederebbe (almeno pro-forma) una «moratoria su Malpensa».
Bisogna però dar atto al manager francese della capacità di parlar chiaro. Non ha infatti concesso nulla neppure su questo fronte. «Il grosso delle perdite di Alitalia (i due terzi, ndr) è generato da Malpensa»; ergo, «dal punto di vista industriale mi sembra ragionevole la scelta di concentrare il ruolo di hub su Fiumicino». Solo per la mini-flotta Cargo si potrà parlare di «moratoria» – un paio d’anni – ma senza soverchie illusioni: «questa attività perde un terzo del fatturato; non è possibile mantenerla, è come se mettessimo una palla al piede della compagnia».
La sua fiducia sulla possibilità di far riprendere economicamente la compagnia è altissima, visto che è disposto a investirci 2 miliardi di euro; uno per assorbire l’indebitamento e un altro per l’aumento di capitale. «Se Air France in un periodo così difficile si assume un impegno così importante con una compagnia che da dieci anni non fa altro che perdere, è perché Alitalia ha tutte le carte in regola per andare avanti e per conoscere una forte crescita». In tempi anche rapidi, pare: «a partire dal 2010, una volta risanata, Alitalia avrà una crescita annua che sarà più forte di Air France-Klm, perché ha perso moltissime quote di mercato e non appena sarà di nuovo redditizia potrà riacquistarle».
Sull’altro piatto della bilancia c’è la mannaia dei posti di lavoro. Spinetta contesta i numeri fatti in questi giorni e parla di soli «2.100 esuberi». In realtà lui calcola soltanto coloro che proprio non si dove mettere – 1.600 da Alitalia Fly, 500 da Az Service – e che perciò saranno oggetto «di un piano sociale di prim’ordine». Ovvero cassa integrazione e incentivi alla fuoriuscita. Su questo punto il ministro del lavoro, Cesare Damiano, è rimasto alquanto abbottonato, limitandosi a dire che «aspettiamo di vedere» le misure concrete.
Nel conto vanno però messi anche tutti i dipendenti di Az Service che figurativamente finiranno sotto la responsabilità di Fintecna (società pubblica), ma solo fino a quando non si sarà trovata un’altra destinazione. Se ci sarà. Da Az Service, infatti, saranno riportati «nel perimetro aziendale» – ovvero Az Fly – soltanto 3.300 dipendenti sugli oltre 8.000 in organico.
Stamattina, si diceva, nuovo round con i sindacati che hanno già giudicato «non potabile» il piano proposto dai francesi e hanno chiesto cambiamenti per poter cominciare a trattare davvero. Ma pur «comprendendo perfettamente che i sindacati abbiano bisogno di tempo per valutare il piano nel suo insieme», Spinetta ha precisato che «i margini di manovra sono limitatissimi». L’impressione è perciò quella di un muro non scalfibile, fuori dalla tradizione delle trattative «all’italiana» anche sul piano retorico (tipo «abolire lo scalone pensionistico» sostituendolo con una serie di «scalini» che hanno lo stesso effetto). E che perciò, alla fine, ci saranno degli sconfitti che non potranno parlare di «mezze vittorie». Oppure un fallimento nella vendita ai francesi.
Non a caso, ieri, nella riunione «molto vivace» del consiglio dei ministri, è risuonata nuovamente la parola «commissariamento». Ovvero l’anticamera della liquidazione fallimentare.