S.o.s. carcere, applichiamo le leggi sulle misure alternative

Da Rebibbia un contributo per discutere senza demagogie di indulto e amnistia

Considerando che alla vigilia dell’estate è consuetudine abbastanza diffusa rilanciare l’allarme sulla situazione delle carceri (da alcuni in perfetta buonafede, da altri per normale speculazione politica e da altri ancora per il meschino scopo di lucrare un po’ di soldi pubblici) noi detenuti ci permettiamo di tornare a chiedere una seria e pacata riflessione tra tutte le forze parlamentari sulla necessità di un reale provvedimento di “amnistia e indulto per tutti; nessuno escluso”, che sia la base di partenza per quelle riforme da tutti e da tempo auspicate.
Ci rendiamo conto che parlare apertamente di amnistia e indulto e affrontare concretamente in Parlamento una riforma del nostro sistema penale e penitenziario non è cosa facile, ma non per questo è tollerabile il permanere di una situazione che scivola ogni giorno di più oltre i limiti della legalità. A meno che, per puri fini di speculazione politica/elettorale, non si voglia continuare a vendere ai cittadini l’illusione che un sistema penale e penitenziario per molti versi “fuorilegge” è l’unico modo per garantire il loro sacrosanto diritto alla sicurezza quotidiana.

Del resto, non siamo soltanto noi detenuti e la chiesa cattolica a sottolineare il limite di guardia ormai raggiunto nelle carceri. Anzi, un dato importante della nuova situazione è che oggi alcuni tra i più importanti sindacati del personale penitenziario riconoscono che per ristabilire nelle carceri un equilibrio minimamente accettabile occorrono misure che alleggeriscano davvero un sovraffollamento di oltre 15.000 detenuti.

Ecco perché, nel mentre rinnoviamo a 360° i nostri appelli, ci sentiamo vicini alle migliaia di cittadini e ai tanti giuristi, avvocati, parlamentari e consiglieri degli enti locali in piazza a Napoli contro l’imbarbarimento del diritto, la criminalizzazione di tutte quelle figure sociali che sono costrette ad organizzarsi e a lottare per vedere riconosciuti i loro più elementari diritti (casa, lavoro, reddito) e per un provvedimento generale di amnistia e indulto come primo passo per affrontare la drammatica realtà delle carceri italiane.

La manifestazione di ieri a Napoli, se saprà mantenere con autonomia e coerenza gli obiettivi su cui nasce, potrebbe costituire il primo significativo passo per rilanciare un’ampia battaglia di civiltà contro lo stravolgimento del diritto (diritto costituzionale, diritto penale, diritti civili, diritto del lavoro e diritto penitenziario) a cui potrebbero partecipare i più diversi e in parte persino opposti soggetti sociali, politici, culturali, sindacali e religiosi. In tale battaglia di civiltà, la richiesta di un provvedimento di “amnistia e indulto per tutti, nessuno escluso” potrebbe costituire appunto uno dei più importanti obiettivi unitari tra forze anche molto diverse tra loro.

Davanti alla difficile situazione degli istituti penitenziari, che possiamo definire senz’altro vicina alla soglia di emergenza, ci permettiamo inoltre di rivolgere un appello a tutti gli operatori penitenziari e a tutta la magistratura di sorveglianza italiana affinché recuperino completamente la lettera e lo spirito di tutte le leggi che permettono l’applicazione di varie misure trattamentali e di misure alternative al carcere (liberazione anticipata, permessi premio, affidamento in prova ai servizi sociali o alle comunità terapeutiche, lavoro esterno, semilibertà) e il differimento della pena per casi di incompatibilità con la detenzione.

Un appello particolare lo rivolgiamo anche a tutti gli uffici preposti a vigilare sul corretto utilizzo della custodia cautelare in carcere, affinché siano posti finalmente dei limiti ad un suo utilizzo davvero scriteriato che riempie gli istituti penitenziari di oltre ventunomila detenuti, ben sapendo che statisticamente è provato che oltre la metà risulteranno innocenti.

Vista l’emergenza sanitaria in corso, che non permette a nessuno di trastullarsi in reciproche e sterili accuse di sapore elettorale, ci rivolgiamo infine al ministro della Salute, on. Francesco Storace, e a tutte le giunte e i consigli regionali affinché rivolgano unitariamente un appello al presidente del Consiglio e al ministro della Giustizia chiedendogli di porre straordinariamente almeno 2/3 dei circa ottanta milioni di euro della “cassa delle ammende” (soldi già oggi fruibili immediatamente) a disposizione di interventi sanitari urgenti per i prossimi quattro mesi in istituti penitenziari delle diverse regioni ove sarebbero immediatamente necessari più medici, più infermieri e più medicinali. Ovviamente una siffatta copertura di questa emergenza non risparmia alle Regioni l’onere di compiere al più presto passi concreti e verificabili nella sanità penitenziaria.

Come si può vedere, non stiamo chiedendo la luna, ma la riapertura di una discussione sganciata dalla demagogia elettorale, l’applicazione piena ed integrale di leggi che sono già in vigore da anni e una serie di immediati e concreti atti amministrativi.

* associazione culturale Papillon – Rebibbia onlus