Sorveglianza

I massacri in Norvegia mettono bene in luce i pericoli dell’odierna campagna di riciclaggio e promozione di vecchie e nuove forme di fascismo e razzismo. Già negli anni ‘30 il grande capitale ha giocato la carta del nazi-fascismo per cercare uno sbocco violento alla propria crisi. E’ necessaria vigilanza e determinazione a fronte di quella che potrebbe diventare la crisi oggi in formazione.

Il massacro terroristico in Norvegia necessita condanna e sorveglianza. E’ inseparabile dalle campagne di promozione della violenza, della guerra e di una estrema destra sempre più apertamente razzista. Essa è inseparabile dalla teoria dello “scontro di civiltà” che tenta di “legittimare” le guerre senza fine di aggressione imperialista in Medio Oriente e nel mondo arabo. Il sangue questo fine settimana è scorso in Norvegia, ma il male si sta diffondendo da lungo tempo in tutta Europa. Come in passato, settori delle classi dominanti cercano di incanalare il malcontento causato dalla sua politica di sfruttamento e di rapina contro dei capri espiatori. Negli anni ’30 hanno dato la colpa del “complotto ebraico-bolscevico”, oggi parlano di “islam”. Allo stesso tempo, si favorisce la paura, la repressione e l’autoritarismo. Si consideri la reazione iniziale di molti media, che immediatamente ha stabilito una “matrice islamica” dietro la bomba di Oslo. Ed hanno suggerito l’idea che gli attacchi fossero dovuti al fatto che la Norvegia è un paese “troppo tollerante”.

La stessa notte dei fatti, ma già quando si sapeva che era un uomo biondo dagli occhi azzurri ad aver massacrato i giovani sull’isola, il Generale Loureiro dos Santos ha dichiarato in televisione (in Portogallo – ndt) che l’attentato di Oslo è stato molto probabilmente frutto dell’opera di Al Qaeda, affermando anche che poteva essere opera del governo libico. A sostegno di questa seconda ipotesi si è parlato della partecipazione della Norvegia all’aggressione contro questo paese. Ma un uomo ben informato come il generale sa bene che il governo norvegese ha annunciato nel mese di giugno che le proprie truppe saranno “ritirate completamente dell’operazione NATO [in Libia] per il 1 agosto” (Associated Press, 10/06/11). Se è vero che la Norvegia ha truppe in Afghanistan, l’attuale governo norvegese è stato nel quadro europeo, un amico della causa palestinese. Era uno dei pochi paesi che non ha tagliato i contatti con il leader di Hamas, Haniyeh (BBC, 20/03/07). Aziende israeliane sono state, in diverse occasioni, escluse dagli investimenti del grande fondo sovrano norvegese – costituito sulla base dei proventi del petrolio – per la loro partecipazione alla costruzione del muro dell’apartheid (Bloomberg, 03/09/09) o la costruzione di insediamenti nei territori occupati (Ha’aretz, 8/24/10). Giorni prima dell’attacco, il governo norvegese ha dichiarato il proprio sostegno al riconoscimento della Palestina come membro a pieno titolo delle Nazioni Unite (theforeigner.no, 7/19/11) e il presidente palestinese Abbas ha visitato Oslo, dove è stato ricevuto dal Ministro degli Affari Esteri. Alla vigilia degli attacchi terroristici, lo stesso Ministro degli Esteri norvegese era al campo dove è avvenuto il massacro sull’isola di Utoya, dichiarando che “i palestinesi devono avere il loro stato, l’occupazione deve finire, il muro deve essere demolito e che tutto questo deve accadere adesso “(politisk.tv2.no, 7/21/11).

Sono frequenti gli attacchi alla Norvegia da parte dei sostenitori di Israele. Un tale M. Gerstenfeld ha scritto sul quotidiano israeliano (ynetnews.com, 3/27/11) che “la Norvegia è un precursore di azioni anti-israeliane ed antisemite. […] La società norvegese è dominata da un’élite di politici, giornalisti, accademici, ONG e alcuni vescovi, tra i quali ci sono molti fomentatori di odio anti-israeliano “. Da questi va escluso il secondo più grande partito, il Partito del Progresso, un partito di destra ed anti-immigrazione, che Gerstenfeld classifica come organizzazione “pro-Israele” e consigliera degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo”, ed aggiunge che “uccidere cittadini in questo modo è molto insolito per gli elementi di estrema destra, soprattutto europei” (Público, 24.07.11). Già negli anni ‘30 il grande capitale ha giocato la carta del nazi-fascismo per cercare uno sbocco violento per la propria crisi. E’ necessaria vigilanza e determinazione a fronte di quella che potrebbe essere in formazione la crisi di oggi.

Questo articolo è stato pubblicato su “Avante!” n. 1965 del 2011/07/28

Traduzione a cura di FM per OltreConfine