Soru: asili, scuole e parchi al posto della base

Parola d’ordine: sgomberare. I militari se ne vanno, smantellano la base e portano via anche i sommergibili a propulsione nucleare finiti al centro di numerose polemiche e proteste. Lo yankee go home ha l’effetto di restituire aree, strutture e terre, con
tanto di specchi di mare attualmente off limits, agli abitanti, ai pescatori e al popolo di turisti che ogni anno invade l’isola parco. Il Pentagono ha deciso: di fronte ad «una nuova serie di minacce» la base de La Maddalena non serve più. «La scelta di lasciare la base – è scritto in una nota del Pentagono – è un risultato del riallineamento della impostazione della difesa degli Stati Uniti su scala globale». L’intesa firmata prevede la chiusura della base e il totale smantellamento e inoltre il trasferimento di uomini, strutture e apparati, compresi i sommergibili a propulsione nucleare in un altro paese dell’Unione Europea. Un esodo sollecitato da tempo dai rappresentanti del centrosinistra e dal governatore della Sardegna. Fu proprio Renato Soru ad invitare gli americani a «fare le valigie in amicizia e senza rancore» per restituire «le terre alla Sardegna».
Gli americani fanno le valigie. È più soddisfatto o più stupito per questa vittoria?
«Non ci si deve mai disperare davanti a una cosa che va male ed esaltare davanti a un’altra che va bene. È un risultato atteso che arriva un po’ prima di quanto pensassi. E, come tutte le conquiste, ci mette davanti alle nostre responsabilità».
La firma dell’accordo ha come conseguenza, oltre allo sgombero dei sommergibili, la chiusura delle basi e il trasferimento. Che cosa succederà a La Maddalena, un’isola dove buona parte dell’economia è stata sostenuta proprio dalla presenza dei militari, tanto italiani quanto americani?
«La Maddalena ha davanti a sé un’opportunità e anche una responsabilità. La Regione starà accanto alla popolazione».
In che modo?
«In primo luogo cercando di far passare tempestivamente al demanio regionale i beni dismessi. Lo chiederò al ministro Martino. A lui chiederò anche i tempi tecnici di tutta questa operazione».
La chiusura delle strutture militari lascerà senza lavoro anche centinaia di persone attualmente impegnate nell’arsenale militare e nella base Usa, si parla di non meno di 250 persone.
«A loro deve essere garantito il lavoro e un impiego dignitoso, sia ai civili sia ai militari e naturalmente ai numerosi abitanti».
Una volta liberate come saranno sfruttate e utilizzate le aree e le strutture?
«Non bisogna dimenticare l’aspetto turistico di questo territorio. Poi assieme al Comune e alla Provincia della Gallura cercheremo di studiare soluzioni migliori senza dimenticare la necessità di asili e scuole per i residenti».
Intanto però la base militare
sta crescendo…
«Nessun problema: anche le nuove opere passeranno al Comune e saranno comunque utilizzate per creare nuove opportunità di lavoro anche per le future generazioni».