Soru: adesso chiudano i poligoni

Presidente Soru, quale sarà il prossimo obiettivo?
«Chiedo di poter discutere il riequilibrio delle servitù militari. La Sardegna ha un ritardo di sviluppo, ha un gap di reddito del 30% rispetto a quello medio nazionale. C’è bisogno di lavoro e di occasioni di lavoro. La nostra ricchezza èil tenitorio, la sua bellezza, l’ambiente…».

E quindi?
«La Sardegna ha quasi 1’80% dei poligoni di tiro dell’ esercito. Qui
si sparano, durante le esercitazioni, 1’80% di bombe e proiettili. Noi vogliamo onorare i patti, siamo parte dello Stato italiano, e siamo felici di esserlo. Con tutto quello che comporta, come il dover ospitare attività di difesa. Ma appunto nel giusto equilibrio, perchénon vogliamo farcene carico quasi esclusivamente noi: siamo il 2,5% della popolazione italiana e ospitiamo 1’80% dei poligoni di tiro…».

Quale base o poligono pensa che dovrebbe essere chiusa?
«Capo Teulada».

La decisione di chiudere la base di Santo Stefano è arrivata all’improvviso?
«Nelle ultime settimane avevo avuto sentore che qualcosa si stava muovendo. Ma non ci crede” vo tanto e quindi la notizia della chiusura della base dei sommergibili nucleari mi ha sorpreso».

Fino a non molto tempo fa si parlava di raddoppio…
«Sì. E questo perché gli americani si trovavano di fronte a dover scegliere tra due opzioni: ampliare o chiudere. Era chiaro, infatti, che dopo la caduta del Muro di Berlino, non vi era più una necessità strategica di mantenere questa base, che era al contrario indispensabile negli anni ’70, quando il Mediterraneo era popolato di sommergibili del blocco sovietico. Come è noto gli americani stanno riconsiderando globalmente la loro presenza in Europa, nel Mediterraneo. Tra l’ampliare e il chiudere la base, alla fame hanno scelto la soluzione ottimale. Voglio aggiungere che se la riflessione avesse portato alla decisione di mantenere una base di sommergibili nucleari nel Mediterraneo, sarebbe stato ragionevole chiedere l’avvicendamento della base in un altro tenitorio».

In quanto tempo Santo Stefano sarà «liberata»?
«Non lo so. Altrove, dal momento in cui è stata annunciata la chiusura è passato meno Pi un anno. Ma prima ancora di ragionare sui
tempi della chiusura, chiedo la sospensione dei lavori di costruzione all’interno della base di Santo Stefano. Lavori che ancora
oggi non siamo riusciti a capire sulla base di quale autorizzazione si stiano svolgendo».

Domani incontrerà Martino. Che cosa gli chiederà?
«Intanto mi preme ringraziare gli americani che sono stati per tanto tempo qui anche a costo di sacrifici personali. Li voglio ringraziare perché sono venuti, per il tempo che sono rimasti e perché autonomamente hanno deciso di andare via. Detto questo, al ministro Martino chiederò il trasferimento immediato dei beni, degli immobili e delle aree attrezzate liberate dagli americani., alla Regione Sardegna affinché siano messi al servizio della comunità di La Maddalena. E questo per tutelare da subito i lavoratori civili della base militare americana».